domenica 21 ottobre 2012

Il Concilio ci ha ridato la speranza

Nel numero del  "Il Sicomoro" del 19 ottobre 2012 - il Sicomoro è una  newsletter tra amici per pensare - ho trovato molto d'attualità un pezzo scritto dal Prof. Canavero che moltissimi cassinesi conoscono per essere stato per 2 consiliature comunali Vice Sindaco del paese, oltre che essere uno Storico tra i più apprezzati del nostro tempo.
Ho pensato di pubblicarlo sperando di fare cosa gradita a chi non  riceve la newsletter ..... sperando di aprire anche un dibattito sull'attualità del Concilio.



A cinquanta anni dalla sua apertura il Concilio Vaticano II resta ancora un tema vivo e di  grande attualità.
Si è discusso e si discute tuttora sulle scelte fatte, sui documenti presentati e approvati in quella che è stata la più grande assemblea deliberante della Chiesa cattolica. Ci sono stati tentativi di
rallentare o impedire le riforme introdotte allora, ma nessun papa le ha ritrattate.
Alcune riforme, come l’introduzione delle lingue vive nella liturgia, il rinnovamento dei riti con lo spostamento degli altari, sono ormai entrate nel vissuto quotidiano dei fedeli.
L’apertura verso le altre confessioni cristiane ha portato ad un rapporto diverso con queste, sostituendo il dialogo all’anatema. La Chiesa, come diceva Giovanni XXIII, preferisce usare la medicina della misericordia.
E’ stato condannato l’antisemitismo e si sono modificati i rapporti con gli ebrei, definiti da Giovanni Paolo II «i fratelli maggiori».
Certo, come ogni documento storico, anche i testi del Concilio pur non mancando in vari punti di valore profetico, sono figli del proprio tempo.
Solo qualche giorno dopo l’apertura del Concilio scoppiò la crisi dei missili a Cuba e il mondo fu sull’orlo della Terza Guerra mondiale. Il superamento della crisi, grazie anche all’intervento di
Giovanni XXIII, permise l’inizio di una nuova fase di politica internazionale e non fu senza conseguenze anche sui lavori del Concilio. Si veda, per fare un solo esempio, l’ampio riconoscimento tributato alle istituzioni internazionali che operano per la pace, come l’ONU,
fatto nella Gaudium et spes.
La Chiesa, attraverso il Concilio, prendeva coscienza dei «segni dei tempi» e li interpretava alla luce del Vangelo. La testimonianza della fede doveva avvenire in modo da essere resa comprensibile dagli uomini e dalle donne di quel particolare tempo. Non si trattava certo,
come qualcuno andava dicendo, di cambiare la religione o di modificarla, ma di illuminare con la fede eterna il tratto di strada che si stava percorrendo.
Questo è, probabilmente, la più importante eredità che ci ha lasciato il Concilio: saper adeguare continuamente la missione della Chiesa, dal papa all’ultimo dei fedeli, alla temperie del mondo in cui si vive; illuminare con il Vangelo la drammatica vicenda dell’uomo contemporaneo e dargli così un motivo di speranza, di fiducia. In un’epoca in cui la religione viene spesso usata come copertura per infami brutalità, l’insegnamento di pace, di tolleranza, di mutua comprensione che ci viene dalla lettura dei testi conciliari rappresenta uno stimolo per quei miti che, secondo le parole del discorso della montagna, «erediteranno la terra».
Alfredo Canavero

Progetto Cassina-Sant'Agata - E Cassina Centro?

E Cassina Centro?

Sant'Agata ha ottenuto un incontro con il Sindaco e Cassina Centro?Sicuramente Sant'Agata e' una delle aree piu' impattate dal PGT cementificatorio di D'Amico, ma altrettanto pesantemente impattata e' l'area vicina a Via Trieste. 130.000 metri cubi di abitazioni al posto degli delle Scuole Elementari, delle Tensostrutture, della Scuola Materna e del prato dove si trovano gli Orti Urbani. I cittadini di Sant'Agata hanno ottenuto un incontro e dei passi indietro, e Cassina?

Stamattina ho fatto una passeggiata nei dintorni degli orti urbani e del Casale, mi sono soffermato nel prato tra la Biblioteca Civica e le Tensostrutture di Via Trieste su un rialzo del terreno.

Guardandomi in giro ho provato ad immaginarmi lo scenario che si prospetterebbe se il PGT dell’attuale amministrazione venisse realizzato: a Nord, dove attualmente sorgono la Scuola Materna ed il Centro Sportivo, verrebbero realizzate case di civile abitazione per 40.000 m3, a Sud-Est nel grande prato di fianco agli orti urbani verrebbero realizzate case di civile abitazione e palestre per 50.000 m3, a Sud-Ovest dove attualmente sorge la Scuola Primaria di Primo Grado, verrebbero realizzate case di civile abitazione per 40.000 m3.

Io mi sono sentito circondato da "case su case", come il ragazzo della Via Gluck.

Ma, e gli altri cittadini di Cassina centro cosa ne pensano?





- Figura 1 - Gli ambiti di trasformanzione previsti nelle aree vicine a Via Trieste -



Luigi Ubertis Bocca, 20 Ottobre 2012



 

venerdì 19 ottobre 2012

I “rottamati” riluttanti

Sarebbe stato di gran lunga preferibile che il termine rottamare non fosse mai stato usato in politica: è entrato  subito a far parte di quel degrado nella relazione che, evitando lo scontro e il confronto, utilizza l’insulto velenoso che intossica.
Dopo essere stato adottato poi dalla Santanchè col noto stile, è diventato infine un termine impronunciabile, da rottamare e cancellare dal repertorio lessicale.

Solo in un’italietta postberlusconiana può succedere che chi lascia o si ritira si debba sentire sminuito, rottamato, finito; non certo in un grande partito come il PD. Basta guardare il percorso di un Prodi …Di norma chi chiude una stagione passa il testimone; non finisce, ma porta a compimento un percorso e ne apre un altro. A mio parere non si giustificano quindi, da qualsiasi parte vengano, posizioni vendicative, tatticismi e machiavellismi di sorta.
Solo se uno in dieci, venti o trent’anni di attività non ha portato a compimento nulla, ha tutto il diritto di sentirsi rottamabile…ma anche in tal caso inopinato userei un termine meno abusato e politicamente scorretto di rottamare.
                                                                                                                                           Franca

giovedì 18 ottobre 2012

Se Renzi non vuole fare il gioco di D’Alema può solo ritirarsi

 L'opinione di Peppino Calderola - da Linkiesta.it di oggi

D’Alema ieri sera dalla Gruber ha detto cose precise: se vince Renzi combatto, se vince Bersani mi faccio da parte. E poi: Renzi mi vuole rottamare come Berlusconi, che nel 2001 promise di cacciarmi dalla politica. E poi ancora: nel Pd ci si scontra, ma non si gioca all’eliminazione dal gioco dell’avversario.
Sono argomenti forti. Fortissimo soprattutto il primo, perché dice che la vittoria di Renzi darebbe vita a uno scontro frontale e finale nel Pd e perché solleva il tema di come si debba discutere nel partito. La differenza fra il gesto di Veltroni e quello di D’Alema è che il secondo chiama alla battaglia mentre il primo ha annunciato una decisione personale.
Per Renzi inizia il tratto di strada più difficile. Può annunciare che la sua battaglia sulla rottamazione ha raggiunto l’obiettivo ultimo. Se continua, rischia di spaccare il partito. Gli resta paradossalmente in mano una carta: quella del proprio ritiro per il raggiungimento dell’obiettivo. Se facesse così, rottamerebbe definitivamente sia Veltroni sia D’Alema, se invece continua a stare in campo, deve fare i conti con il contrassegno che gli ha dato D’Alema: lui è l’uomo della divisione, e anche l’uomo che sposa gli argomenti berlusconiani. Il povero Renzi è stato giocato dai suoi più anziani avversari.
Nella vecchia Dc, di cui ha memoria anche per via paterna, lo scontro avveniva per vie traverse, come dimostra la strenua resistenza della Bindi e di Fioroni. Nella sinistra, invece, ci si fa del male e se chiami alla battaglia ottiene battaglia. D’Alema, al quale, come è noto, va tutta la mia simpatia, anche se cerco di ragionare a freddo su di lui, gli ha dato un colpo decisivo. Ora Renzi se ha carte deve tirarle fuori e se la sua carta è solo la rottamazione deve ritirarsi. Il guaio suo e dei suoi sostenitori è che non c’è nulla sotto il suo vestito, né una linea né una cultura, malgrado i suoi fan ci invitino a leggere il suo evanescente programma. C’è, invece, quel che si è visto ed è quel che ha provocato lo sconquasso attuale. In un certo senso ha vinto come l’ape che punge e poi deve morire.
Se fosse stato un uomo della sinistra avrebbe cercato argomenti più popolari per sopravvivere, se fosse stato un erede della democristianeria avrebbe trovato una via d’uscita accomodante. Non è né l’uno, né l’altro. Non sappiamo chi è. Quello che farà rivelerà se è un leader o solo l’artefice di uno sconquasso che ha ridisegnato la nomenklatura della sinistra. Un ruolo non irrilevante ma di breve respiro. Aspettiamo la sua mossa per capire quello che vale realmente. Se insisterà sulla rottamazione bisognerà chiamare il 118. Se dirà che ha raggiunto l‘obiettivo e si chiamerà fuori sarà il leader del futuro. 


Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/mambo/se-non-vuole-fare-il-gioco-di-d-alema-renzi-puo-solo-ritirarsi#ixzz29d5TgSLf

lunedì 15 ottobre 2012

Se la serietà di Monti tira la volata a Bersani

Forse nonostante la mia “veneranda “ età, sono ancora un inguaribile ingenuo.
Continuo a sperare ed a pensare che questo nostro paese la smetterà di innamorarsi delle “ Minetti” della politica e comincerà ad apprezzare le persone serie.
Forse la serietà di Bersani ( non fa ridere ) sarà maggiormente apprezzata dopo il governo Monti.
Sono passati vent’anni e siamo ancora qui a domandarci se è meglio un comico che si mette a far politica oppure un imprenditore che facendo politica faceva il comico o un politico come Gasparri che facendo il politico ( si fa per dire) era comico e faceva la fortuna dei comici.
Persino Storace ( er “frusto” del Pretorio) ci ha fatto sorridere raccontando che la famosa legge Gasparri sulle frequenze televisive non solo Gasparri non l’aveva scritta, ma forse neppure letta!
Un altro vero comico è Di Pietro: ha passato un’intera legislatura a raccontarci quanto eravamo “ sporchi, brutti e cattivi” ed ora ci vuole come alleati. Lui insieme a chi? Scilipoti, De Gregorio, Razzi & company?
Corra alle elezioni da solo ( è una mia idea) e poi dopo avere dei parlamentari eletti si metta a disposizione del centro sinistra, con le sue idee che spesso a differenza dei suoi amici e dei suoi comportamenti da “show man ” possono essere anche valide ed utili.
E che dire dei  radicali? Talmente moralisti da criticare il finanziamento pubblico dei partiti ma accettare che una inutile radio, la loro, sia ultra finanziata dai cittadini ( e noi, pirla,  a votare a favore), Loro, quando erano determinanti per affossare il centro destra trovavano sottili distinguo: “non uso la scottex perché mi brucia il c***, preferisco la carta igienica con due strati di morbidezza”.
Corrano da soli, e loro che parlano sempre in nome del popolo “transnazionale” si facciano votare da quello nazionale, poi se vogliono collaborino. Mi spiace per la Bonino, ma ormai è grandicella, faccia qualche cosa da sola…dica qualche cosa “di sinistra”.
Non so se toccherà a noi governare, ma forse è la volta buona, al governo ci saranno persone serie e spero anche all’opposizione che – un domani – potrà essere governo.
Un’alternanza di persone serie è quello che ci vuole.
Ho chiesto ( io ateo ) agli dei di non morire democristiano…me lo hanno concesso.
Chiedo troppo se chiedo di morire essendo governato da persone serie ( Renzi non parlavo di te! C***!).

Roberto Bertolotti

    

I decani del Pd



Sarò l'ultima persona ad accodarmi alla richiesta spesso strumentale di rinnovamento dei quadri dirigenti del Pd.. Quella che viene dall'interno del partito, dall'etichetta rancorosa e rabbiosa di "rottamazione", e quella che viene dall'esterno, soprattutto dal centro destra e dalla stampa finto indipendente, che hanno concentrato la loro richiesta di rinnovare i ranghi della politica italiana solo sul nucleo dirigente del Pd e segnatamente di quello che proviene dal vecchio PCI.

Un ricambio tuttavia appare necessario e ormai sembra nell'aria, dopo l'annuncio di uscita di Veltroni. Credo che sia anche nei disegni di Bersani. Proviamo pertanto a fare un gioco della torre e vedere chi secondo voi si dovrebbe buttare giù per primo. Le foto dei dirigenti del Pd che precedono in alto sono accompagnate dal numero di anni che ri-siedono (è il caso di dirlo)  in Parlamento nella graduatoria (personalissima) di "urgenza" nel ricambio. Aggiungo infine, per completare la mia analisi che spesso i nuovi che si sono fatti strada (Serracchiani, Renzi, Civati, Puppato, ecc) hanno poca esperienza politica amministrativa e qualcuno ha vinto la lotteria solo per qualche fortunata uscita nei media. Fra costoro la mia simpatia incondizionata va a Puppato. A ogni modo ecco la mia graduatoria, crudele come tutte le graduatorie, e ancor più crudele visto che è anche parziale e faziosa.

1)  Franco Marini. 20 anni in Parlamento; 
2)  Giovanna Melandri; 18 anni;
3)  Anna Serafini. 20 anni;
3)  Maria Pia Garavaglia. 19 anni;
4)  Giuseppe Fioroni,. 16 anni;
5) Tiziano Treu. 16 anni.
6) Anna Finocchiaro. 25 anni;
7) Livia Turco. 25 anni;
8) Pierluigi Castagnetti. 18 anni;
9) Rosi Bindi. 18 anni;
10) Massimo D'Alema. 23 anni.

Walter Veltroni si è già autoescluso.


Se ti candidi a guidare l'Italia devi dire chi sei !

Ieri 14 Ottobre è stata una ricorrenza importante per le Donne e gli Uomini del Partito Democratico: 5 anni dalla sua nascita.
Proprio ieri il Segretatio del PD Pierluigi Bersani ha dato il via alla sua campagna per le primarie per la candidatura a Premier.
Lo ha voluto fare da Bettola, piccolo comune di poco più di 3000 abitanti nelle colline piacentine, le valli che vanno verso la Liguria.

Ha voluto partire proprio da lì perchè ha dichiarato che oltre  conoscere quello che vorrai fare è importante sapere hi sei e da dove vieni.
Senza radici le foglie non crescono.

Un discoro con il cuore e non un comizio.
Non ha mai citato l'avversario Renzi: stile e rispetto !!
Un galantuomo .



domenica 14 ottobre 2012

Perché gli italiani sono scontenti dell’Italia e degli italiani

Leggo sul “Corriere” del 10 ottobre (sono stato in viaggio e spulcio gli arretrati del mio quotidiano prima di fare spazio in casa) nell’articolo a pag. 38 a firma prestigiosa di Arrigo Levi - “Il vizio nazionale dell'autoflagellazione” - la tendenza, che l’ottimo Levi biasima, dei connazionali all’autoflagellazione, anche perché secondo il giornalista « né i francesi né gli inglesi o i tedeschi, gli americani o i russi, parlano così male del loro Paese come noi italiani del nostro». In precedenza Levi aveva raccontato che, essendo stato al seguito di ben due Presidenti della Repubblica, aveva approntato per loro dei ricchi dossier e incontrato magistrati, sindaci e prefetti, vescovi e sindacalisti, concludendo: « Sono ancora convinto che io, e alcuni amici che hanno condiviso la mia stessa esperienza, abbiamo acquisito un'immagine dell'Italia più documentata di chiunque altro, scoprendo intatta la ricchezza di cultura, l'operosità e le doti civili delle nostre cento città».

 Ora, io ritengo che il difetto stia proprio nel punto di osservazione prescelto. Dal punto di vista delle Eccellenze e delle Eminenze, degli stucchi e dei tappeti rossi - dove l’aria delle élite è tanto rarefatta da non avvertire i miasmi delle paludi in cui si combatte la minuta lotta per la vita-, difficile è avere il chiaro sentore di cosa è diventato per molti italiani, né complici né colpevoli dei vizi nazionali, il semplice tentativo di affermarsi secondo principi di correttezza e lealtà. Affermazione di sé costantemente avvilita e frustrata da una pletora di connazionali furbi e sleali spalleggiati da poteri talora semplicemente informali e talaltra del tutto inconfessabili. A questi livelli di lotta per la vita, più forte si respira il tanfo della corruzione dei costumi accumulatasi nel tempo che pervade ogni anfratto della vita sociale, politica e amministrativa, e alla cui alimentazione hanno sicuramente contribuito in egual misura certamente l’inerzia dei molti e la complicità di altrettanti.

 La difficoltà di vivere a stretto contatto con connazionali furbi e sleali oltre ogni immaginazione ha tolto il respiro a molti, agli esclusi certamente sempre più numerosi, alle vittime di questo gioco al massacro diventato sempre più crudele man mano che le risorse economico-sociali si sono assottigliate, fino a sembrare l'intera vita collettiva uno sgomitare continuo da “assalto al forno” senza regole fuorché quelle dei gomiti piantati sui fianchi. Basterebbe segnalare al bravo giornalista Arrigo Levi quella pagina dell’altrettanto bravo Luigi Barzini ne “Gli italiani” (già nel 1965!) quando, dopo aver osservato molti comportamenti “all’italiana” commentava: « Forse per noi non c'è scampo. Ed è questa sensazione di essere in trappola entro i limiti inflessibili delle tendenze nazionali a far si che la vita italiana, sotto la sua superficie scintillante e vivace, abbia una qualità fondamentale di amarezza, disappunto, e infinita malinconia».

sabato 13 ottobre 2012

Il voto di scambio


Sia l’arresto di Domenico Zambetti, già Assessore alla Casa Regione Lombardia che l’incredibile vicenda del già Presidente ALER di Lecco Antonio Piazza – al centro dell’attenzione di tutti i giornali  una settimana fa, il quale in un impeto di rabbia e prepotenza buca le ruote dell’auto di un disabile  (vedi dettagli qui) –, sono a mio avviso da mettere in stretta connessione. Entrambi sono catalogabili sotto il capitolo “voto di scambio”. Perché? Dalle intercettazioni ambientali che riguardano Zambetti emergerebbe un presunto caso di compravendita di voti che la magistratura giudicante accerterà. Del caso di Antonio Piazza invece, c’è solo una intervista televisiva (non riversata in Rete) in cui l’uomo politico lecchese, in evidente difficoltà con la lingua italiana, ammette candidamente  che in quei posti (l'ALER) ci si arriva o "per capacità o per voti": lui c'è  arrivato "per voti". E dunque? Questo signore controlla un "pacchetto di voti", e il posto di Presidente ALER gli è stato assegnato evidentemente dall’Assessore alla Casa Domenico Zambetti con il benestare del Presidente Regione Lombardia Roberto Formigoni, certamente per accertata  capacità manageriale,  ma soprattutto, c'è da arguire, "per voti". 

Il dato da cui bisogna partire e su cui forse si è sorvolato è che se c'è qualcuno che compra voti, ci devono essere elettori che li vendono. Questo è il fenomeno centrale da mettere a fuoco. Le cosche mafiose calabresi o di altre mafie sono riuscite a esportare al Nord un modello politico-imprenditoriale-mafioso che per brevità chiamiamo “polimafia” già ampiamente collaudato al Sud e che sta soffocando o  ha già soffocato di fatto la democrazia in almeno tre ragioni italiane (Campania, Calabria, Sicilia). La polimafia gioca su tre fronti: l’acquisizione e la gestione del consenso elettorale; la negoziazione con il mercato politico dei voti controllati; l’ottenimento  di appalti grazie al condizionamento delle macchine amministrative  o  grazie al politico che è sceso a patti con il crimine che quelle macchine dirige e controlla.
Ma questo è un aspetto del voto di scambio, quello apertamente criminale. Ovviamente esiste questo voto di scambio criminale perché esiste  il voto di scambio tradizionale, quello clientelare. Il voto di scambio con risvolti criminali non  si sovrappone a quello di tipo tradizionale, essendone in qualche modo una sua evoluzione  diciamo così gangsteristica . In altri termini: il voto di scambio criminale è sicuramente voto di scambio clientelare, ma non tutto il voto di scambio clientelare evolve in voto di scambio negoziato in ambito criminale.

La 'ndrangheta in Lombardia

Avviso ai naviganti!
Fonte: milanomafia.com

Sul giornale on line "Lettera43", leggiamo:

IL CONSENSO DELLE COSCHE. Che non si trattasse solo di infiltrazione, «lo si sapeva da tempo», dice a Lettera43.it Gabrio Forti, ordinario di Diritto penale all’Università Cattolica di Milano ed esperto di politica criminale, «anche se il fenomeno è stato a lungo sottovalutato».
Quello che l'inchiesta milanese mette in luce, invece, è il consenso consistente di cui godono le cosche in Lombardia.
AFFILIAZIONE E CONTIGUITÀ. «Sarebbe la prima volta che si realizza lo scambio elettorale politico-mafioso con un politico che paga la cosca per avere i voti», spiega Forti. «Quei 4 mila voti 'comprati' sono di cittadini che hanno un rapporto di affiliazione o di contiguità con le cosche o che ne subiscono le intimidazioni. In un caso o nell'altro si tratta di voti nella disponibilità delle 'ndrine».
È questo l'inquietante salto di qualità compiuto dalle organizzazioni criminali in Lombardia: «Se le 'ndrine hanno questa possibilità di vendere voti, vuol dire che esercitano un controllo non solo sull'economia ma sul territorio e su fasce di popolazione abbastanza estese».

L'assuefazione della società civile

Una realtà che dovrebbe provocare l'immediata e diffusa reazione della cosiddetta società civile. Eppure nessun grido di rabbia si è alzato, almeno fino a ora, da parte dei tanti lombardi onesti che pure rifiutano l'idea che la loro sia diventata, come in Calabria o in Campania, una terra di mafia.
TRA OMERTÀ E OPPORTUNISMO. Omertà o paura? «La diffusione della criminalità determina anche assuefazione nei confronti di certe pratiche e la reazione della società civile si indebolisce», ragiona Forti. Ma è anche vero, che in Lombardia come «in Friuli e in altre zone del Nord si è registrata più di una situazione omertosa da parte di settori professionali e imprenditoriali che rifiutano di collaborare con la giustizia», racconta il professore che il prossimo 18 ottobre parlerà di questo al convegno sugli 'Intrecci tra mafia e impresa nel tessuto economico del Nord Italia' organizzato dalla Cattolica. «Per paura di ritorsioni, certo, ma anche perché molti imprenditori preferiscono godere dei benefeci immediati che la criminalità può offrire a fronte degli svantaggi che comporta una denuncia».

Riflessioni mattutine

Ieri mattina, in una trasmissione televisiva, ascoltavo notizie su analisi di Marte che la  NASA sta portando avanti con modernissimi macchinari, su studi della fisica quantistica, per cui è stato assegnato un premio Nobel, sulla scoperta di un macchinario che renderà più facile l'esame dell'occhio umano, riscontrandone più facilmente i difetti e così via.
E' stato un bel risveglio.
Ma subito dopo mi hanno ricordato che dall'altra parte ci sono i Fiorito, la gente che non arriva alla fine del mese, le continue perdite del posto di lavoro e i governanti che non riescono a trovare soluzioni giuste ed eque.
Mi sono chiesta: ma una via di mezzo non esiste?
Io sono per la ricerca a tutto campo in quanto  la stessa ci ha aiutato a debellare molte malattie e aiutato a modernizzare  il nostro vivere.
Ma anche la ricerca da noi, a differenza di altri Paesi, è penalizzata o selezionata, in quanto non ritenuta essenziale.
In altri Stati, al contrario, se ne capisce l'importanza e la si sovvenziona molto, in  tutti i campi (ricerca medica, meccanica, automobilistica etc.).
Noi? Noi no, abbiamo i Fiorito e i Zambetti che provvedono a togliere l'ossigeno (denaro) che invece ci servirebbe per migliorare il nostro vivere quotidiano.
Ma il mio cruccio è che dentro di noi non ci sia la voglia di essere una Società più sana, che va OLTRE.
Le potenzialità le abbiamo. Ma da molti decenni ci è venuta a mancare un importante fondamento della condotta umana : l'ETICA.
Aiutati da "certi" politici egoisti e superficiali che hanno sdoganato azioni come corruzione, furberia, lassismo e quant'altro e a cui molti di noi purtroppo si sono appoggiati (per proprio interesse naturalmente!).
Come risultato molti cittadini si sono quasi assuefatti alle notizie che ogni giorno ci vengono date circa ruberie, corruzione, conti all'estero di finti politici che, invece di governarci, rubano il nostro denaro.
Per non parlare del decreto anticorruzione bloccato da una destra che punta a manipolare reati, pene e prescrizioni per possibili utilizzi privati del suo Capo!
Ma è arrivato il momento di un nostro risveglio.
Iniziamo da noi stessi, cambiando completamente  il nostro atteggiamento passivo nei confronti di questa parte corrotta della Società.
Basta accettare questo dilagante senso di impunità, l'attacco al principio di legalità e al quel senso di onnipotenza che il potere dà.
Dobbiamo con tutte le nostre forze,democraticamente, far capire che i loro  beceri comportamenti non li accetteremo più.
Del politico di un piccolo paese che, a differenza di Zambetti, Regione Lombardia, non ha accettato voti pagati dalla malavita per essere eletto, se ne sta parlando come di un eroe invece di vederlo come una persona normale che ha fatto una scelta dovuta. 
Dovrebbe essere invece l'atteggiamento che ogni politico ma anche ognuno di noi deve avere nella vita quotidiana.
Capisco che è più facile dirlo che applicarlo, soprattutto se un cittadino non ha di che vivere.
Infatti la malavita ha acquistato sempre più potere nei tempi grazie a tutto ciò. Ma se tutti cominciassimo a dire di no quando si deve, il malavitoso e il corruttore perderebbero potere.
Siamo noi che dobbiamo estirpare il cancro che si è insediato nella nostra Società e solo dopo un grande lavoro collettivo e solidale potremo migliorare il mondo in cui viviamo.
Siamo noi che dobbiamo ricostruire il Paese, facendo le scelte giuste.
Solo così potremo ricominciare a sognare, senza bisogno delle utopistiche promesse dei vari Grillo, oggi in circolazione.

Antonietta

giovedì 11 ottobre 2012

Non si trattien lo strale

“(…)Non si trattien lo strale
Quando dall'arco uscì”.


Fioccano le correzioni, le scuse e le ritrattazioni, ma l’epiteto “sindaco di una povera città” indirizzato a Renzi da Marchionne resta un marchio di basso profilo a carico di chi l’ha pronunciato. Chi,  per colpire il suo avversario, offende un’intera città e l’umanità tutta, trascende e appare quanto meno scomposto e sconsiderato… sì,  perché anche il meno istruito dei suoi amici americani potrebbe spiegargli che FIRENZE è patrimonio dell'umanità UNESCO e non una piccola qualunque città.   
Quelli un po’ più acculturati potranno poi aggiungere che la prima città toscana è un importante centro universitario è considerata il luogo d'origine del Rinascimento ed è universalmente riconosciuta come una delle culle dell'arte e dell'architettura, nonché rinomata come una delle più belle città del mondo, grazie ai suoi numerosi monumenti e musei - tra cui il Duomo, Santa Croce, gli Uffizi, Ponte Vecchio, Piazza della Signoria e Palazzo Pitti
E per quanti ritengono che la cultura “non si mette nei panini”, il Reputation Institute ha appena pubblicato l'edizione 2012 della City RepTrak, la classifica annuale delle 100 città che godono della migliore reputazione presso il pubblico internazionale. Il  sondaggio coinvolge più di 18.000 residenti nei paesi del G8, per capire quanto ammirano, hanno fiducia e rispetto per una città, in particolare in riferimento a tre macro caratteristiche: lo stato dell’economia avanzata, l’ambiente accattivante e la presenza di un’amministrazione pubblica efficace. Un aumento di cinque posizioni nella classifica internazionale delle città con la migliore reputazione porta a un aumento del 12% nelle entrate dal turismo e del 7% negli investimenti esteri diretti.  Due le città italiane che figurano nella top ten della reputazione: Firenze (al 7° posto) e Venezia (all'8°),  per la bellezza, il patrimonio culturale, il senso di sicurezza e la vivibilità.
             Da chi occupa certe posizioni come Amministratore Delegato ci si dovrebbe aspettare qualcosa di meno  sconsiderato
.      Franca

mercoledì 10 ottobre 2012

Tutti gli uomini del Presidente (a sua insaputa, naturalmente)

Domenico Zambetti,ex  Assessore  alla Casa -
 Regione Lombardia, ex Sindaco di Cassina de' Pecchi
Domenico Zambetti, era assessore regionale della Lombardia alla Casa (PdL) della giunta Formigoni (nessuno si è mai chiesto che bisogno c’era di una delega alla Casa nel Consiglio regionale lumbardpidiellino, quando c’era già una delega Territorio e Urbanistica nella persona di Daniele Belotti, Lega?). L’ex Consigliere, ex Assessore ex Sindaco di Cassina de’ Pecchi in tempi meno sospetti, è stato arrestato con l'accusa di voto di scambio (soldi alla ‘ndrangheta in cambio di voti)  e concorso esterno in associazione mafiosa dal 2009 sino ad oggi.
Finora non s'era mai visto in Lombardia un politico pagare i gangster della 'ndrangheta per avere un pacchetto di voti sicuri…Un aspetto particolarmente "inquietante", secondo il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, è la circostanza che Zambetti si è rivolto alla 'ndrangheta "come fosse una holding" e "questo è devastante per i principi della democrazia.. «È acclarato che un rappresentante delle istituzioni si rivolge a un gruppo criminale con la consapevolezza di rivolgersi a dei mafiosi» precisa il Coordinatore dell’inchiesta.  Zambetti, secondo l’accusa, era diventato «patrimonio di tutta l’organizzazione criminale».
Particolare toccante: Formigoni avrebbe ricordato di aver chiesto, nei mesi scorsi, "per due volte a tutti gli assessori se avessero la coscienza libera e se fossero disposti a fare gli assessori per l'esclusivo vantaggio dei cittadini. E di fronte alle mie insistenze personali - sarebbe stato lo sfogo del presidente della Regione Lombardia - mi è stato garantito che tutto era rigorosamente conforme alla legge" (!!!).

La realtà smentisce dunque l’affermazione più volte sostenuta anche dal Sindaco di Cassina de’ Pecchi che, per fortuna, noi al nord non abbiamo problemi di criminalità organizzata. Abbiamo scoperto tutti che, anche se non abbiamo i “picciotti” per le strade, la ‘ndrangheta esiste, ben radicata ai piani alti dei palazzi.
L’Inventore di sogni, famoso protagonista dell’omonimo romanzo di Jan McEwan usava la pomata “Svanilina” per far sparire cose e persone. In relazione ai recenti fatti, forse in molti andranno a caccia della magica emulsione.

      Franca                                                                                                                              

domenica 7 ottobre 2012

La "narrazione" di Vendola


Ritorna Vendola. Posso dirlo? Non mi è per nulla simpatico. Capisco anche la necessità dell'alleanza con lui, ma lasciatemi almeno dire qualcosa sul personaggio come lo vedo io. Eccolo.
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Il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola è famoso per l'inarrestabile vena affabulatoria. Spesso torna, nell’eloquio immaginifico di questo Jacopo Ortis redivivo ( o sarebbe più giusto chiamarlo il Majakovskij di Terlizzi?), il termine “narrazione”. Che di recente, tuttavia, visto l’abuso parossistico che ne aveva fatto, egli sostituisce con “racconto”, “rappresentazione”, "discorso" o altri termini..
Prendiamo un lacerto a caso di questa “narrazione”:

«Non c’è esercizio di critica da parte del centrodestra, loro descrivono una Puglia sub sahariana mentre noi abbiamo svegliato la Bella Addormentata nel bosco che era la nostra Puglia dopo dieci anni di stagnazione civile, economica a culturale. È stato un decennio nel quale la Puglia è rimasta orfana di una narrazione, senza visione: se manca questa non c’è capacità di narrare».  (vedi qui)

La narrazione con visione o senza visione sembrerebbe il grande discrimine dell’offerta politica italiana oggi. Da una parte, secondo alcuni, si situerebbero Berlusconi e Vendola, grandi narratori visionari, e dall’altra Bersani e Fini, privi addirittura di una narrazione adeguata. Per Andrea Canova i primi due sarebbero dei veri narratori e i secondi solo dei correttori di bozze. 
L’assimilazione di Nichita al Caimano  ha indotto alcuni a definire Vendola il “Berlusconi rosso”, e dal settimanale berlusconiano “Chi” egli è stato individuato addirittura come «l' esponente della sinistra più simile al presidente del Consiglio ». (vedi qui)  Dico subito che dai tempi di Bertinotti , Berlusconi e i berluscloni amano scegliersi subdolamente nella sinistra l’avversario più distante e meno eleggibile: lo coccolano, lo portano in TV, lo intervistano e intanto spaccano il fronte avversario. Bertinotti, vanesio com’era, c’è cascato e non vedeva l'ora di cascarci. Vedremo Vendola. Ma già in questa graziosa e benevola intervista del settimanale strategico dell'egemonia sottoculturale berlusconiana (settimanale che non è  mai "innocente"), il nostro "narratore", abilmente lusingato,  straparla già come l'ultimo Testori, quello che mischiava, pastrocchiando non poco, omosessualità e cristianesimo.


Io ho valutato i rischi

"Io ho valutato i rischi per il Pd. E dico che se noi usciamo bene da questa cosa, a noi non c'ammazza più nessuno". Pier Luigi Bersani.

Avere chiaro l'obiettivo, valutare i rischi e decidere. Questo ha fatto oggi l'Assemblea Nazionale. Si e' cambiata l'unica regola da cambiare, quella che dice che l'unico candidato del PD e' il segretario. La si e' cambiata per dire chiaro e forte che il PD non cerca scorciatoie, che il PD non ha paura e che il prossimo Presidente del Consiglio deve avere un mandato forte da parte degli elettori per cambiare davvero le cose e ricostruire il nostro Paese.

C'e' poco da fare, il PD e' molto piu' avanti di certi commentatori e certa stampa (che poi e' la stessa che accusava preventivamente la Spagna di fare il "biscotto" con la Croazia). Loro tutti li' ad inventarsi trame segrete, complotti e guerre fraticide, invece i nostri delegati non hanno fatto altro che fare quello che dovevano fare: hanno deciso il meglio per l'Italia e per il PD.

Da domani inizia un'altro paragrafo della lunga storia del nosto Paese. Inutile dirlo, questa volta sta a noi influenzarne i destini.

Buon lavoro e buone primarie a tutti.

venerdì 5 ottobre 2012

Cattaneo contro i tagli: «Ottomila euro al mese, sono rovinato». L'ironia in Rete - Milano

Raffaele Cattaneo,
 assessore Regione Lombardia
Vi darò un immenso dispiacere. Io questo signore non l'ho votato e non lo voterò mai. Quando appare in tivù mi irrita solo vederlo. Eppure ha stramaledettamente ragione. Ricordatevi: la politica se fatta bene deve essere adeguatamente retribuita, non alla bassezza dei vostri stipendi ma all'altezza degli stipendi dei professionisti. Solo se volete una politica ridotta come le Corti d 'Assise d'Appello (quella dei giurati popolari che sentenziano in nome vostro, popolo italiano) infestata da bidelli e pensionati, oppure, se volete le dittature che costano infinitamente meno, potete dire che Cattaneo ha torto. Meditate gente, meditate.

Cattaneo contro i tagli: «Ottomila euro al mese, sono rovinato». L'ironia in Rete - Milano

giovedì 4 ottobre 2012

Nuove regole per le primarie

A leggere le prime reazioni sui giornali alle proposte che stanno emergendo e che dovranno essere approvare dall'Assemblea nazionale, sembra che sia una sciagura, una congiura, una truffa, uno sgambetto,  la semplice idea  che un partito di sinistra si debba cautelare e ad esempio impedire  che siano gli elettori di destra a scegliere il leader di sinistra... Inoltre una delle regole nuove introdotte, che ha comportato la modifica dello statuto e che molti osservatori malevoli non hanno voluto espressamente vedere, è stata proprio quella di consentire a competitori che NON sono il segretario del PD (già scelto con primarie) di partecipare alle primarie con le nuove regole. E questo sarebbe lo sgambetto?

martedì 2 ottobre 2012

La sinistra masochista


 A volte pare di toccare con mano la certezza  che la sinistra non voglia vincere nel nostro  Paese. Perché? Perché c’è un pezzo di essa  che soffre di masochismo, non un masochismo sessuale, evidentemente, ma  politico. La formula che spiega questo desiderio di sconfitta è questa: « È perché ho perso che ho vinto». Sì, solo perdendo c’è un pezzo di sinistra che può attestare la propria funzione primaria: l’ideale come meta spirituale, la testimonianza come intima convinzione, l’opposizione come comportamento politico. Anzi, nel peggiore dei modi essa perde, più può attestare la propria naturale idiosincrasia per l’esercizio del potere:  il proprio, non il potere  della destra, che essa invece inconsciamente vuole trionfante, prepotente, con lo stivaletto puntato sul proprio petto.  Perché la destra, come direbbe Gadda, Shakespearizza la sinistra.

Già il potere, questa porcheria: non lo strumento per l’esercizio e realizzazione  dei propri ideali e dei propri programmi, ma un cosa sporca «in sé e per sé». Forse è proprio per questo che il governo di sinistra più odiato a sinistra è quello D’Alema, il primo vero governo di sinistra. Al  quale è stata sempre rimproverata  l’azione militare in Serbia, eseguita sotto il comando della Nato, nella cornice di accordi e obblighi internazionali,  ma considerata  a sinistra il massimo della nequizia e dello sperdimento di sé. Non scherzarono, a dire il vero,  né i Rossi né i Turigliatto dei governi di centro sinistra successivi guidati da Prodi. Costoro venivano per così dire ispirati da un uomo che non era mai stato comunista in vita propria, Bertinotti, ma che aveva destramente (nel senso di veloce abilità, eh) coperto uno spazio politico che si era improvvisamente reso disponibile e la cui conquista gli valse un  decennio di narcisismo salottiero romano.  Un Bertinotti che seppe dare voce alla naturale propensione della sinistra: l’opposizione dura e pura, antagonista e alter-mondialista.

Ora, esce in Francia un pamphlet  che sembra scritto in Italia o per l’Italia. Cette obscure envie de perdre à gauche di Jean-Philippe Domecq  (Denoël 2012). Questa oscura voglia di  perdere a sinistra: segno che il problema è avvertito come costitutivo dell’essere sinistra, anche al di là delle Alpi e nel mondo.  E già dalle prime battute appare il quadro concettuale, a noi più che noto,  in cui si muove l’indagine di Domecq.  «La sinistra non ama il potere. Non ama per nulla questa cosa: “il Potere” come essa solo lo sa pronunciare, e come non lo pronuncia  mai la destra … Detto in altro modo, la sinistra perde per colpa della sinistra… C’è sempre qualcosa, sempre una buona ragione di sinistra, di essere contro, la sinistra. Di preferire l’opposizione, l’ideale, l’impotenza».