Sto seguendo, con molta apprensione, la situazione dell'ILVA di Taranto, nata nel lontano 1905.
Da allora ai giorni nostri purtroppo l'unica voce prevalente è sempre stata : profitto.
Quello che mi fa più rabbia e, non vale solo per la siderurgia, è che in Italia gli imprenditori e le banche a cui si appoggiano, prima distruggono e poi cercano di porre rimedio al danno, cercando però di salvaguardare il più possibile il proprio tornaconto.
Anche negli altri Stati il profitto è basilare per qualsiasi attività ma, dove possibile, si prevengono i danni. Questo, nel tempo, spesso aumenta ancora di più il guadagno.
Infatti l'assurda situazione dell'Ilva non esiste nelle acciaierie della Germania, di Pittsburgh in Usa o della Francia.
Non sono più sciocchi di noi, anzi. Le loro fabbriche producono e tanto ma non distruggono l'ambiente e le persone dato che il problema è stato risolto molto alla radice.
Possibile che l'italiano copia solo il peggio degli altri Paesi e mai il meglio?
D'altronde cosa si può pretendere da una Società in cui la corruzione è la pratica più diffusa?
Anche Riva, il privato a cui abbiamo svenduto questa fabbrica, prima a partecipazione statale, oggi è indagato dalla Procura di Taranto per corruzione e concussione in quanto ha occultato la verità sulla reale entità dell'inquinamento.
Se i vari Governi italiani avessero gestito meglio le grosse industrie statali non saremmo stati costretti a vendere a privati (vedi Dalmine ceduta nel 1996 dall'Iri alla famiglia Rocca ad un prezzo non certo pari al suo valore, causa forti indebitamenti dell'IRI). Come si sa il privato ha poi le mani più libere nelle sue scelte.
Infatti Riva, non solo non ha provveduto a modernizzare la fabbrica in modo da proteggere lavoratori e ambiente ma ha cercato semplicemente di fare più profitto possibile.
Devo dire con poca lungimiranza. Infatti oggi non solo rischia di perdere e far chiudere la fabbrica ma anche di finire in galera per i morti di tumore ma, grazie alle intercettazioni telefoniche, anche per corruzione dei periti che avrebbero dovuto certificare l'esatta percentuale delle emissioni di gas accettabili.
La mia domanda è: ma per il profitto si distruggono vite umane senza batter ciglio?
Oggi ci troviamo in questa tremendo conflitto : da una parte l'obbligo di tutelare la salute dei cittadini e dall'altra il diritto al lavoro degli stessi.
Va anche ricordato che l'Ilva di Taranto non solo è la fabbrica siderurgica più importante d'Europa ma produce acciaio per molte altre ditte italiane collegate che, di conseguenza, rischiano anche loro la chiusura.
Non solo la Puglia ma tutta l'industria italiana non può permettersi di perdere questa parte importante della nostra industria. Spero proprio che i ministri oggi a Taranto trovino una soluzione per tutto, anche se sarà molto difficile.
Tutti devono partecipare: Ilva (Riva), Governo, Enti regionali e Magistratura.
Quindi vorrei chiedere ad alcuni politici (IDV, Rifondazione, Verdi e altri) di smettere con il loro populismo.
In questo momento bisogna pensare solo a conciliare questi due macigni : il lavoro e la salute delle persone.
Basta con gli slogan. Infatti ai vari Grillo, Di Pietro e Verdi chiederei di parlare solo se hanno soluzioni fattibili e non demagogiche perchè, in caso di chiusura definitiva dell'Ilva e non solo, pretenderei da loro che si facessero carico delle persone rimaste non solo senza salute ma soprattutto senza lavoro.
Si ricordino sempre, non solo quando fa loro comodo, la prima voce della Costituzione: l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
Senza questo qualsiasi Società muore.
Antonietta