venerdì 20 maggio 2016

Bilancio di Previsione: avanti tutta sul Sociale

L'11 Maggio 2016 il Consiglio Comunale ha votato il Bilancio di Previsione per l'anno in corso. 
Tra le novità, presentate durante l'Assemblea Pubblica del 9 Maggio, vi parlo quest'oggi di ciò che mi compete: i Servizi Sociali. L'Amministrazione Comunale nella cornice del Bilancio di Previsione ha deciso di investire più risorse economiche nell'ambito delle fragilità sociali individuando in particolar modo la disabilità come progetto specifico da sostenere. L'investimento ammonta a ben 70.000 euro che si aggiungono a quelli già stanziati negli anni scorsi e  che saranno dedicati alla presa in carico di singoli Progetti di Vita. La somma sarà destinata a copertura di Progetti individuali che hanno come finalità il recupero delle autonomie dei singoli individui sostenendo non solo la disabilità ma l'intero nucleo familiare, secondo il concetto che "più si acquistano autonomie e meno ricadute si hanno nell'ambito sociale" permettendo cosi al sistema comunale di sostenere complessivamente un numero maggiore di famiglie. 
La conseguenza a questa visione specifica che mette al centro della politica amministrativa la cura del più debole è un nuovo modo di rispondere ai nuovi bisogni, secondo il concetto del Welfare generativo". Il “ welfare generativo” prefigura politiche capaci di andare oltre l’assistenzialismo e porre un freno alla dissipazione delle risorse disponibili. La CITTADINANZA GENERATIVA è un cambio di paradigma verso nuovi modi di essere società. Chiede ad ogni persona di contribuire alla lotta alla povertà e alla disuguaglianza, mettendo in campo le proprie capacità a “corrispettivo sociale”. In questo modo chi beneficia di aiuti di welfare può entrare in gioco attivamente e aiutare ad aiutarsi, così da generare dividendo sociale.


BISOGNO ============ CAPITALE




  • Riconvertire la spesa sociale da costo ad investimento

  • Valorizzare al meglio le risorse e le capacità a disposizione, facendo della lotta alle disuguaglianze un’area di investimento e sviluppo sociale.

  • Innovazione giuridica necessaria per facilitare pratiche di tipo generativo a livello locale, regionale e nazionale.


Doriana Marangoni
Assessore alle Politiche Sociali

giovedì 19 maggio 2016

Riforma Costituzionale, entriamo nei contenuti


La più grossa modifica dell’attuale costituzione riguarda il superamento dell’attuale bicameralismo paritario che è una delle cause della lentezza e farraginosità dell’attività legislativa.
Si modificano gli attuali articoli 55 e 57 dell’attuale costituzione stabilendo che.

È solo la Camera dei Deputati titolare del rapporto di fiducia del governo;

Il Senato rappresenta le istituzioni territoriali ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica (Regioni, Città Metropolitane, Comuni).
Le leggi le fa la Camera dei Deputati, il Senato concorre all’attività legislativa sulle materie che riguardano le Autonomie Locali e i rapporti con l’Unione Europea.
La Camera è eletta a suffragio universale, mentre i Senatori (il cui numero è definito in 100) sono consiglieri regionali e un sindaco per ogni regione: è prevista una legge per regolare le modalità di elezione dei membri del Senato.
Su questo impianto sono state avanzate sostanzialmente due obiezioni:
  • Se proprio si voleva semplificare era meglio eliminare del tutto il Senato: in questa direzione molti anni fa era stata presentata una proposta di legge con primo firmatario il prof. Rodotà. Ritengo questa una obiezione legittima, ma avrebbe tagliato fuori le Autonomie locali dalle decisioni importanti che le riguardano. Va ricordato che l’articolo 5 della Costituzione (che come tutti i principi della carta non viene modificato) dice che la Repubblica riconosce le Autonomie con questo prendendo atto che sono una componente fondamentale della nostra cultura istituzionale. Una camera delle Autonomie è nella cultura profonda dell’Ulivo e della sua concezione dell’equilibrio dei poteri nel paese e finalmente con questa proposta vede la luce;
  • È meglio confermare l’elezione diretta anche dei senatori: se venisse confermata l’elezione a suffragio universale sarebbe impossibile superare il bicameralismo paritario non potendo sostenere che organismi eletti nelle stesse modalità avessero competenze diverse rispetto all’esecutivo. In secondo luogo sarebbe saltato il principio di rappresentanza delle Autonomie che invece il nuovo testo garantisce. L’attuale costituzione prevede che il Senato sia eletto a base regionale, ma chi si è accorto che questo principio garantisce un rapporto con le realtà territoriali?
Questo non significa che siano risolti tutti i problemi, anzi bisognerà che le Regioni capiscano che, avendo il nuovo potere di eleggere i rappresentanti della seconda camera, debbono puntare a migliorare l’attività legislativa, delegare a Città Metropolitana e Comuni le funzioni amministrative cosa già prevista, ma non attuata in molte regioni e soprattutto in Lombardia.


Quindi abbiamo da una parte un sistema semplificato e dall’altra una novità tutta da costruire per organizzare meglio i rapporti tra centro e periferia.
Si poteva fare meglio, ma (come dicono Cacciari e Bazoli) quello che ne viene fuori è assolutamente migliore della situazione attuale che si tenta di modificare senza successo da oltre 30 anni.


Sul versante delle questioni istituzionali il testo della nuova costituzione prevede:
  • La soppressione delle Province (il cui superamento era stato avviato dalla legge Del Rio che istituisce le Città metropolitane)
  • La soppressione del CNEL che, pensato come organismo di rappresentanza del mondo del lavoro, si era trasformato in una sorta di cimitero degli elefanti;
  • La soppressione della indennità parlamentare per i Senatori
Tutte questioni che comporteranno un notevole risparmio per la finanza pubblica


La seconda grande modifica è quella del titolo V della Costituzione che soprattutto riguarda i rapporti tra Stato e Regioni.
Il nodo politico su questo punto riguarda la distribuzione delle competenze che nella precedente modifica, voluta dal centrosinistra; aveva accentuato le materie nelle quali le Regioni potevano concorrere a definire la normativa. Questo ha aumentato il contenzioso tra Stato e Regioni e creato confusione su chi fa cosa in materia ad esempio di energia e grandi infrastrutture.
Nel nuovo testo si precisano e aumentano le competenze dello Stato, si reintroduce il concetto di interesse nazionale che può prevalere su logiche locali.
Restano alla Regioni molte competenze esclusive di legislazione e programmazione in materie rilevanti quali (per citare solo le più rilevanti) il settore sociosanitario, la pianificazione del territorio, la promozione del diritto allo studio pur confermando l’autonomia delle istituzioni scolastiche.


Con una qualche forzatura vengono dettate due norme che puntano a contrastare gli scandali che sono avvenuti in questi anni in quasi tutte le Regioni:
  • La retribuzione dei consiglieri regionali non può essere superiore a quella del sindaco del comune capoluogo di regione;
  • Viene vietato il finanziamento autonomo dei gruppi consiliari regionali.
Tutto questo, a giudizio di alcuni commentatori, è sbagliato perché lede l’autonomia e il prestigio delle regioni. Va detto che sulla questione delle competenze ci sarà modo, attraverso il Senato delle Autonomie, di correggere eventuali anomalie, mentre sul ridimensionamento dell’autonomia organizzativa credo sia sacrosanto mettere un freno che porterà ad un sensibile calo degli attuali costi dei 20 consigli regionali.
Tra soppressione delle indennità degli oltre trecento senatori attuali e una riduzione delle spese di funzionamento dei consigli regionali, avremo quella forte riduzione dei costi della politica che è uno degli impegni assunti con i cittadini da tutte le forze politiche.


Per il resto viene previsto:
  • La possibilità di introdurre nel nostro ordinamento i referendum propositivi;

  • Un nuovo meccanismo per i referendum abrogativi con la conferma della norma attuale, ma la previsione di un minore quorum (legato alla partecipazione alle ultime elezioni) se le firmo raccolte sono almeno 800.000;
  • La possibilità per il governo di ottenere una corsia preferenziale per l’approvazione di leggi che attuano il suo programma limitando però la possibilità di emanare decreti legge omnibus come succede oggi;
  • L’aumento da cinquantamila a centocinquantamila delle firme necessarie per depositare una legge di iniziativa popolare anche se vien introdotto un qualche principio di garanzia per la loro discussione e approvazione parlamentare.
Anche su queste materie siamo in presenza di modifiche che migliorano la capacità di decisione e quindi aumentano la governabilità, ma non a scapito di democrazia e partecipazione.


Giovanni Mele




domenica 15 maggio 2016

Diario di Bordo - Newsletter Numero 16. Il Coraggio del Cambiamento

Negli ultimi quattro mesi la nostra Newsletter è stata caratterizzata sempre dal racconto di "Buone Notizie". 

La cosa non è ne casuale, ne voluta: il 2016 è stato, fin'ora, un anno positivo per l'Italia. E lo è stato sotto tanti punti di vista, a cominciare dalla realizzazione di quelle Riforme tanto attese quanto necessarie che affiancate a una difficile ma graduale ripresa economica stanno facendo fare al Paese un bel passo in avanti.

Stiamo meglio di come stavamo due anni fa. Stiamo meglio perché il Pd con coraggio ha impresso una politica riformatrice rivolta decisamente al Cambiamento. 

Due esempi, tanto per stare alla settimana che si sta per chiudere: la Legge sulle Unioni Civili e quella sul contenimento del consumo di suolo entrambe approvate pochi giorni fa e di cui vi parleremo in questa Newsletter numero sedici del Partito Democratico di Cassina de Pecchi.

Del resto, un Governo coraggioso è un Governo che dopo secoli torna a investire. E lo fa su capitoli strategici come la Scuola ad esempio, e lo fa a più riprese, in ultimo con il Decreto Edilizia Scolastica, da cui anche il Comune di Cassina de Pecchi ha tratto notevoli benefici, ce ne parla Simona Malpezzi.

Ma lo fa anche nella Cultura (1 miliardo di euro), nella Ricerca (2,5 miliardi di euro), per le bellezze Storiche e paesaggistiche. 150 milioni di euro messi a disposizione dal Governo per recuperare i luoghi culturali "dimenticati": Cassina de Pecchi non mancherà certo all'appello lanciato dal Premier Domenica scorsa dagli studi di Rai Tre. Noi risponderemo con un Progetto sul Mulino Dugnani al quale stiamo già lavorando alacremente: anzi, chiamiamo a raccolta tutti gli amici della Città e dei suoi luoghi per darci una mano alla realizzazione di un progetto semplice e snello da presentare velocissimamente al Premier e al Governo...occasioni come queste vanno prese al volo e costruite insieme, ci contiamo.


Dunque, Cassina de Pecchi. 
Settimana cruciale quella che sta per chiudersi. Mercoledì 11 il Consiglio Comunale ha approvato il Bilancio di Previsione e lo ha fatto con una visione molto chiara: investimenti nel campo del Sociale, ulteriori tagli agli sprechi e agevolazioni per le famiglie. Con il Bilancio è stato approvato anche il Piano triennale delle Opere Pubbliche, dove si da seguito, come annunciato, a una operazione estesa di manutenzione ordinaria e straordinaria di strade, marciapiedi, illuminazione pubblica. Avremo tutto il tempo per parlarne ancora, per il momento questa è la Buona Notizia made Cassina della settimana.

Un piccolo successo l'articolo di settimana scorsa sulla "Questione Morale". Più di 200 contatti e alcuni commenti alla riproposizione dell' Intervista a Enrico Berlinguer. Il dibattito e il confronto, che vogliamo fare sopratutto con i nostri lettori, non finisce qui, ma prosegue. Per arricchirlo di contenuti, quest'oggi, vi proponiamo due articoli, uno de l'Unità, un'intervista a Emanuele Macaluso sulla crisi della Politica, l'altro solo per rimanere ai fatti, molto dettagliato, dell'Huffington post, che ci ricorda tutti i guai dell'Amministrazione a 5 Stelle : aspettiamo i vostri commenti.

Ed eccoci, come di consuetudine da qualche settimana a questa parte, al momento dedicato alla Riforma Costituzionale e al Referendum. Intanto segnatevi una data: Sabato 21 Maggio sarà R-Day e cioè sarà il giorno in cui in tutta Italia partirà ufficialmente la Campagna nazionale per il SI al Referendum d'Ottobre. Il partito Democratico di Cassina de Pecchi sarà della partita e presenzierà in Piazza Europa con un primo presidio informativo. La fase conoscitiva dei contenuti della Riforma intanto continua: dopo il bell'incontro partecipato di Giovedì 12 Maggio, proseguiamo anche Giovedi prossimo 19 Maggio alle 21 con gli incontri aperti alla cittadinanza, non mancate. Intanto il Direttivo del Pd di Cassina ci spiega in questo brevissimo articolo la Riforma in pillole perché ci aspettano Cinque mesi di Mobilitazione  per convincere l'Italia della bontà della Riforma e per far emergere con forza le ragioni del SI: Noi ci siamo.

Prima di chiudere, vi consigliamo questo interessante articolo firmato da Franca Marchesi sulla Giornata dell'Europa, il 9 Maggio scorso, giornata in cui si sono ricordate anche le figure di Aldo Moro e di Peppino Impastato Vi ricordiamo in oltre i sei giorni di esposizione di Librialla Scuola Media di Cassina (alleghiamo il volantino dell'Iniziativa dell'ICS).

Ci salutiamo con un piccolo ma importante pensiero. 
Domani, Domenica 15 Maggio, si celebrerà in Paese la Sagra della Fragola: tutti sanno di che stiamo parlando. Un Evento bello, colorato, gioioso, coinvolgente che è alla seconda edizione e che in poco più di un anno ha catturato l'interesse di Cassina de Pecchi, dei cassinesi e di quelli che cassinesi non sono. Non diciamo nulla (anche perchè stiamo incrociando le dita per il tempo). Non diciamo nulla sui numeri, sugli espositori, sugli eventi nell'evento: sarà una sorpresa per tutti e per tutta la giornata. Ma un pensiero qui e adesso, al di là di come andrà, lo rivolgiamo a quel piccolo ma organizzatissimo gruppo di ragazzi e di ragazze che da sei mesi sta lavorando senza sosta (e a gratis, è utile ricordarlo) con un semplice obiettivo: dare un motivo in più a tutti noi per credere, davvero, che Cassina de Pecchi è un bel luogo, è un luogo in cui vale la pena vivere. 

A loro va l'ultimo pensiero della sedicesima Newsletter del Partito Democratico di Cassina de Pecchi: un Grazie da tutti noi.

sabato 14 maggio 2016

La Riforma Costituzionale in pillole

1 – Stop al bicameralismo paritario: la Camera dei Deputati sarà l'unica a votare la fiducia. I Deputati saranno 630 e saranno eletti a suffragio universale (come oggi). Il Senato sarà costituito da 95 membri (21 Sindaci, 74 Consiglieri Regionali, 5 nominati dal presidente della Repubblica). Il nuovo Senato avrà piena competenza legislativa solo su riforme e leggi costituzionali. Sulle leggi “normali” potrà esprimersi e chiedere alla Camera dei Deputati di apportare modifiche e la Camera dei Deputati non sarà tenuta a dar seguito alla richiesta del nuovo Senato

2 – Elezione del Nuovo Senato: La scelta del metodo elettivo dei Senatori (articolo 2) è stato il punto più dibattuto del DDL Boschi. Sono i Consigli Regionale ad eleggere con metodo proporzionale i Senatori che vengono ripartiti in base al peso demogafico della Regione, uno per ogni Regione dovrà essere Sindaco. Sono gli elettori che indicano il Senatore al momento del voto per il rinnovo del proprio Consiglio Regionale, pertanto il Consiglio regionale insediato non farà altro che ratificare una scelta degli elettori. Il Senatore rimarrà in carica per la durata del suo mandato da Consigliere Regionale. I Senatori godranno delle stesse tutele dei Deputati.

3 – Elezione del Presidente della Repubblica: Spariscono i “grandi elettori”. In seduta comune (Camera + Senato). Nei primi 4 scrutini servono i due terzi; dal quinto i tre quinti; dal nono la maggioranza assoluta.

4 – Stop ai Senatori a vita: Con la Riforma del Senato i Senatori a vita si “trasformano” in Senatori che rimarranno in carica 7 anni.

5 – Rapporti di potere in Parlamento: Sarà il Presidente della Camera la seconda carica dello Stato e non più il Presidente del Senato. Spetta però al Presidente del Senato convocare la seduta comune nella circostanza in cui il Capo dello Stato non possa esercitare le sue funzioni

6 – Iter DDL e Leggi: I Regolamenti Parlamentari dovranno indicare un tempo certo per il voto dei DDL del Governo e vengono introdotti limiti al Governo sui contenuti dei Decreti Legge.

7 – Rivisitazione del Titolo V: Dopo la Riforma del 2001 che aveva messo mano al Titolo V (demandando alle Regioni alcune funzioni) con questa Riforma alcune di queste funzioni rientrano in capo allo Stato. Tra queste: Energia, Infrastrutture strategiche, sistema nazionale della protezione Civile. Inoltre su proposta del Governo la Camera potrà deliberare anche su materie di competenza delle Regioni

8 – Abolite le Province e il Cnel: Le 110 Province italiane sono già state trasformate in Enti di secondo livello. Con la riforma Costituzionale vengono cancellata dalla Carta. Abolito il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, un organismo pensato nel 1948 per raccordare società civile e palazzi della Politica. Esso era costituito da 64 Consiglieri e dalla figura del Presidente.

9 – Referendum: Rimane la soglia delle 500 mila firme per presentare un quesito referendario. Ma se i promotori riescono a raccogliere più di 800000 sottoscrizioni si abbassa il quorum che non è più calcolato sugli avanti diritto, ma sul numero dei votanti dell'ultima tornata elettorale. Per renderlo valido basterà la metà di questi ultimi. Introdotta, sul modello europeo, la possibilità di Referendum propositivo.


Il Drettivo del Pd di Cassina

lunedì 9 maggio 2016

9 Maggio Giornata dell'Europa: Uniti nella diversità

In occasione della celebrazione del 9 maggio Giornata dell’Europa ci chiediamo chi ha il coraggio oggi di credere ancora nel significato del motto creato 16 anni fa per l’Unione e degli altri simboli che dovrebbero sostenere la debole identità e la scarsa appartenenza dei cittadini europei.
Non siamo riusciti tanto bene a “ fare gli italiani” una volta fatta l’Unità d’Italia, difficoltà anche maggiori abbiamo avuto a fare gli europei dopo la creazione dell’UE. Sotto i nostri occhi indifferenti e inconsapevoli l’Europa sembra un laboratorio dismesso: è un progetto che sta invecchiando male e in molti paesi ( Austria, Francia, Olanda, Italia) prendono vigore le forze populiste e antieuropee mentre tra poco un referendum britannico potrebbe decretare l’uscita del Regno Unito dall’UE. L’anniversario della Dichiarazione Schuman sull’integrazione europea e della capitolazione dei burattinai del nazismo giace praticamente dimenticato.
Per chi si fa qualche domanda la storia insegna che la caduta dell’impero romano non avvenne per una semplice pressione di barbari ai suoi confini, ma per il vuoto morale al suo interno, perché (Plutarco) i grandi dei del passato erano morti e ne erano tramontati i valori fondativi. Nell’epoca dell’anarchia feudale fu poi la Chiesa dei monasteri e delle abbazie a mettere in salvo una cultura condivisa e a tenere le redini di una società allo sbando.
Al cospetto di un’anarchia culturale, prima ancora che politica, oggi è papa Bergoglio, insignito del premio Carlo Magno, a difendere con coraggio il vecchio progetto di unione politica e culturale dell’Europa.
Una voce nel deserto?
Marck Halter suggerisce: “(…) per rilanciare il progetto di unione ripartiamo dalle scuole” e da un insegnamento della storia che crei una visione comune del nostro passato”. Una rinnovata fiducia in un futuro comune, lo sappiamo tutti, non cresce spontanea nei prati di primavera, ma va coltivata educando i cittadini di domani.


9 maggio 2016, Franca Marchesi



domenica 8 maggio 2016

Diario di Bordo, Newsletter numero 15. E' Questione Morale, a 40 anni di distanza

Questione morale. Oggi come ieri?

Avremmo voluto aprire la quindicesima Newsletter dell'anno con le tante notizie positive di cui è bello parlare perché danno ragione all'impegno e alla determinazione con cui il Partito Democratico sta cambiando, in meglio, l'Italia e nel piccolo, Cassina de Pecchi.
Avremmo potuto farlo: avremmo potuto parlare dei 10000 Comitati per il SI al Referendum Costituzionale che stanno spuntando spontaneamente ovunque nel Paese; avremmo potuto parlare dei 2,5 miliardi di euro investiti in Ricerca e il miliardo di euro investito in Cultura; avremmo potuto parlare della ripartenza di un marchio italiano, Alfa Romeo, che con la nuova "Giulia" farà quasi raddoppiare gli impiegati nello stabilimento di Cassino o avremmo parlato volentieri della Legge sul contenimento del consumo di suolo in arrivo alla Camera.
Avremmo potuto farlo, ma preferiamo, quest'oggi, aprire e dare la precedenza a una profonda riflessione dopo le due brutte notizie della settimana che hanno riguardato il Pd e noi tutti: un arresto, quello del Sindaco di Lodi e una condanna in primo grado, per l'ex Segretario del Pd in Sardegna. 

Fatti che brutalmente rimettono al centro del dibattito politico quelle due bellissime parole coniate da Enrico Berlinguer, ormai quasi 40 anni fa: questione morale.

È Questione Morale. Oggi come allora, come quarant'anni fa. Non vogliamo aggiungere altro. Ci basta riproporre ai nostri lettori l'intervista passata alla storia che Eugenio Scalfari fece a Enrico Berlinguer nel 1981. La pubblichiamo sul nostro Blog chiedendo a voi di intervenire e dirci la vostra. Leggere oggi le parole del grande leader del PCI sembra quasi anacronistico e fuori tempo massimo. Ma, provare per credere, quelle parole sono di una attualità incredibile.
Con l'intervista a Enrico Berlinguer apriamo la Newsletter di quest'oggi. A seguire tutto il resto, che sono convinto non vi deluderà. 

Andrea Parma


Casa per Casa, porta per porta. Ha usato queste parole Matteo Renzi per lanciare la Campagna per il Referendum Costituzionale di Ottobre. Obiettivo: 10000 Comitati per il SI in tutta Italia. Perchè il Paese vuole entrare nel Futuro a testa alta. Perchè l'Italia deve avere la forza e la volontà di andare avanti, migliorarsi, rendere più moderne le strutture dello Stato. Qui le parole a sostegno "dell'Italia che dice SI"
Intanto il Partito Democratico di Cassina de Pecchi, senza alcuna posizione precostituita e senza nessuna imposizione ideologica dall'alto, ha deciso di aprire una discussione approfondita e conoscitiva sui contenuti della Riforma e su quelli della Legge Elettorale. Porte aperte al Circolo non solo per confrontarci con iscritti e simpatizzanti, ma con tutta la Città. Cambia la Costituzione, cambia l'Italia capiamone di più insieme, vi aspettiamo!

A Cassina de Pecchi è tempo di Bilancio 2016. Gli appuntamenti della settimana: Lunedi 9 Maggio 2016 alle 21 in Aula Consiliare una Assemblea Pubblica sul Bilancio, vi spiegheremo come e perchè vengono spesi i nostri soldi (in allegato il volantino dell'iniziativa) e poi Mercoledì 11 Maggio 2016 ore 21 il Consiglio Comunale che avrà per oggetto principale proprio questo tema. Intanto Luca Brandi ci spiega ed elenca le Agevolazioni fiscali per le famiglie cassinesi che l'Amministrazione Comunale di Cassina de Pecchi ha introdotto con l'approvazione della IUC 2016.

Ancora una volta un esempio positivo di collaborazione tra realtà del territorio. Le Attività Estive per i ragazzi e i bambini cassinesi contenute in questo articolo a firma di Doriana Marangoni: il raggruppamento delle sette proposte per l'estate (e la collaborazione) ha portato anche a una bella novità, il "sostegno" alle famiglie a basso reddito tramite la formula dei "voucher".

#Goodnews per Cassina de Pecchi. E, dobbiamo dire, che Goodnews! Tra i beneficiari del Decreto Edilizia Scolastica sta volta, con grande soddisfazione, ci troviamo il Comune di Cassina de Pecchi: http://www.governo.it/sites/governo.it/files/Decreto_edilizia_scolastica_tabelle.pdf

- 8 a Fragolosa 2016, la Sagra delle Fragole Una incontenibile voglia di partecipazione, le innumerevoli iniziative previste, una giornata di allegria e divertimento assicurato. Vi aspettiamo numerosi! Intanto prosegue la divulgazione del nuovo Sito Web di Connettività Cittadina sorto a Cassina de Pecchi. Da oggi è online anche la FunPage di Facebook Avanti con i #mipiace

sabato 7 maggio 2016

Girone torna a casa: vinca la Giustizia, vince l'Italia.

Salvatore Girone tornerà in Italia grazie alla costante azione positiva del governo che ha seguito la rotta giusta, attivando tutti i passaggi per arrivare all`arbitrato internazionale, senza mai cedere alla tentazione di aprire un conflitto con la controparte indiana 
Il risultato di questo clima positivo da entrambe le parti è che anche nelle sedi internazionali i rappresentanti del governo indiano non hanno mai assunto un atteggiamento ostile verso le nostre richieste.
E questo clima, come è intuibile, è propedeutico a ogni buona soluzione. In conclusione, la scelta di attivare l`arbitrato da parte del governo Renzi è stata saggia e oggi vediamo i primi risultati.
Né bisogna dimenticare che tra i due Paesi c`è una intensa storia di rapporti economici e politici. Per fortuna non abbiamo mai ceduto alle tentazione di chi voleva arrivare alla rottura.
Adesso si apre una fase nuova. Da quel che sappiamo, la Corte arbitrale invita India e Italia a concordare modi e tempi del rientro di Salvatore Girone, con decisioni che dovranno essere condivise.
Come si vede, di nuovo un negoziato. Ecco perché il buon clima delle relazioni bilaterali resta un ingrediente indispensabile. Ci attendiamo qualche settimana di trattative.
E poi si aprirà la fase della discussione di merito davanti alla Corte. I nostri argomenti sono validi: il fatto che a distanza di 4 anni dai fatti non c`è ancora un capo di imputazione nei confronti dei nostri due marò; la veste ufficiale che rivestivano a bordo della petroliera “Enrica Lexie”, dove erano in missione anti pirateria, e quindi coperti dall`immunità funzionale che si deve a funzionari di uno Stato; la consapevolezza che la giurisdizione sia italiana e che debba essere un tribunale italiano a giudicare del caso. Nell`insieme non possiamo che essere fiducioso nell`arbitrato internazionale.

Senatori del partito Democratico

Avanti su riforma del processo penale. E su giustizia civile si vedono i primi risultati
Lumia: Su processo penale e prescrizione un’altra tappa raggiunta
Cardinali: Italia torna credibile anche con riduzione dei tempi del processo
Tomaselli: Riduzione tempi processi favorirà investimenti
Maturani: Anche sulla giustizia civile l’Italia va avanti con le riforme

Dati Cna: le imprese italiane crescono e pagano meno tasse
Tomaselli: Da dati Cna conferma che governo attenua pressione fiscale su imprese
Scalia: Da osservatorio Cna una boccata d’ossigeno per piccoli imprenditori

Il dramma della piccola Fortuna
Puglisi: Contro orrore, scuola presidio di legalità

Il caso Lodi
Marcucci: Giudici facciano presto, M5S e Lega giustizialisti con gli altri
Puglisi: Dalla Lega nessuna lezione di moralità
Esposito: Non accettiamo prediche da M5s e Lega

venerdì 6 maggio 2016

La Questione Morale di Enrico Berlinguer


Intervista di Enrico Berlinguer a Eugenio Scalfari, «La Repubblica», 28 luglio 1981

A 28 anni dalla morte di Enrico Berlinguer, "Repubblica" ripropose questa intervista che allora, nel 2012, reputò "attualissima".

Oggi la riproponiamo noi, perchè crediamo che sia attualissima ancora.

«I partiti non fanno più politica», dice Enrico Berlinguer. «I partiti hanno degenerato e questa è l'origine dei malanni d'Italia».


La passione è finita?

Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss". La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi. Per la DC: Bisaglia in Veneto, Gava in Campania, Lattanzio in Puglia, Andreotti nel Lazio, De Mita ad Avellino, Gaspari in Abruzzo, Forlani nelle Marche e così via. Ma per i socialisti, più o meno, è lo stesso e per i socialdemocratici peggio ancora...

Lei mi ha detto poco fa che la degenerazione dei partiti è il punto essenziale della crisi italiana.
È quello che io penso. Per quale motivo?


I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c'è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.

Lei fa un quadro della realtà italiana da far accapponare la pelle.

E secondo lei non corrisponde alla situazione?

Debbo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del paese da un pezzo.

La domanda è complessa. Mi consentirà di risponderle ordinatamente. Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel '74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell'81 per l'aborto, gli italiani hanno fornito l'immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane.

Veniamo all'altra mia domanda, se permette, signor Segretario: dovreste aver vinto da un pezzo, se le cose stanno come lei descrive.


In un certo senso, al contrario, può apparire persino straordinario che un partito come il nostro, che va così decisamente contro l'andazzo corrente, conservi tanti consensi e persino li accresca. Ma io credo di sapere a che cosa lei pensa: poiché noi dichiariamo di essere un partito "diverso" dagli altri, lei pensa che gli italiani abbiano timore di questa diversità.

Sì, è così, penso proprio a questa vostra conclamata diversità. A volte ne parlate come se foste dei marziani, oppure dei missionari in terra d'infedeli: e la gente diffida. Vuole spiegarmi con chiarezza in che consiste la vostra diversità? C'è da averne paura?


Qualcuno, sì, ha ragione di temerne, e lei capisce subito chi intendo. Per una risposta chiara alla sua domanda, elencherò per punti molto semplici in che consiste il nostro essere diversi, così spero non ci sarà più margine all'equivoco. Dunque: primo, noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l'operato delle istituzioni. Ecco la prima ragione della nostra diversità. Le sembra che debba incutere tanta paura agli italiani?

Veniamo alla seconda diversità.

Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata.

Onorevole Berlinguer, queste cose le dicono tutti.


Già, ma nessuno dei partiti governativi le fa. Noi comunisti abbiamo sessant'anni di storia alle spalle e abbiamo dimostrato di perseguirle e di farle sul serio. In galera con gli operai ci siamo stati noi; sui monti con i partigiani ci siamo stati noi; nelle borgate con i disoccupati ci siamo stati noi; con le donne, con il proletariato emarginato, con i giovani ci siamo stati noi; alla direzione di certi comuni, di certe regioni, amministrate con onestà, ci siamo stati noi.

Non voi soltanto.


È vero, ma noi soprattutto. E passiamo al terzo punto di diversità. Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell'economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l'iniziativa individuale sia insostituibile, che l'impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche -e soprattutto, oggi, sotto la cappa di piombo del sistema imperniato sulla DC- non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell'attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione. È un delitto avere queste idee?

Non trovo grandi differenze rispetto a quanto può pensare un convinto socialdemocratico europeo. Però a lei sembra un'offesa essere paragonato ad un socialdemocratico.


Bè, una differenza sostanziale esiste. La socialdemocrazia (parlo di quella seria, s'intende) si è sempre molto preoccupata degli operai, dei lavoratori sindacalmente organizzati e poco o nulla degli emarginati, dei sottoproletari, delle donne. Infatti, ora che si sono esauriti gli antichi margini di uno sviluppo capitalistico che consentivano una politica socialdemocratica, ora che i problemi che io prima ricordavo sono scoppiati in tutto l'occidente capitalistico, vi sono segni di crisi anche nella socialdemocrazia tedesca e nel laburismo inglese, proprio perché i partiti socialdemocratici si trovano di fronte a realtà per essi finora ignote o da essi ignorate.

Dunque, siete un partito socialista serio...
...nel senso che volete costruire sul serio il socialismo...

Le dispiace, la preoccupa che il PSI lanci segnali verso strati borghesi della società?


No, non mi preoccupa. Ceti medi, borghesia produttiva sono strati importanti del paese e i loro interessi politici ed economici, quando sono legittimi, devono essere adeguatamente difesi e rappresentati. Anche noi lo facciamo. Se questi gruppi sociali trasferiscono una parte dei loro voti verso i partiti laici e verso il PSI, abbandonando la tradizionale tutela democristiana, non c'è che da esserne soddisfatti: ma a una condizione. La condizione è che, con questi nuovi voti, il PSI e i partiti laici dimostrino di saper fare una politica e di attuare un programma che davvero siano di effettivo e profondo mutamento rispetto al passato e rispetto al presente. Se invece si trattasse di un semplice trasferimento di clientele per consolidare, sotto nuove etichette, i vecchi e attuali rapporti tra partiti e Stato, partiti e governo, partiti e società, con i deleteri modi di governare e di amministrare che ne conseguono, allora non vedo di che cosa dovremmo dirci soddisfatti noi e il paese.

Secondo lei, quel mutamento di metodi e di politica c'è o no?


Francamente, no. Lei forse lo vede? La gente se ne accorge? Vada in giro per la Sicilia, ad esempio: vedrà che in gran parte c'è stato un trasferimento di clientele. Non voglio affermare che sempre e dovunque sia così. Ma affermo che socialisti e socialdemocratici non hanno finora dato alcun segno di voler iniziare quella riforma del rapporto tra partiti e istituzioni -che poi non è altro che un corretto ripristino del dettato costituzionale- senza la quale non può cominciare alcun rinnovamento e sanza la quale la questione morale resterà del tutto insoluta.

Lei ha detto varie volte che la questione morale oggi è al centro della questione italiana. Perché?


La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semmplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.

Signor Segretario, in tutto il mondo occidentale si è d'accordo sul fatto che il nemico principale da battere in questo momento sia l'inflazione, e difatti le politiche economiche di tutti i paesi industrializzati puntano a realizzare quell'obiettivo. È anche lei del medesimo parere?


Risponderò nello stesso modo di Mitterand: il principale malanno delle società occidentali è la disoccupazione. I due mali non vanno visti separatamente. L'inflazione è -se vogliamo- l'altro rovescio della medaglia. Bisogna impegnarsi a fondo contro l'una e contro l'altra. Guai a dissociare questa battaglia, guai a pensare, per esempio, che pur di domare l'inflazione si debba pagare il prezzo d'una recessione massiccia e d'una disoccupazione, come già in larga misura sta avvenendo. Ci ritroveremmo tutti in mezzo ad una catastrofe sociale di proporzioni impensabili.

Il PCI, agli inizi del 1977, lanciò la linea dell' "austerità". Non mi pare che il suo appello sia stato accolto con favore dalla classe operaia, dai lavoratori, dagli stessi militanti del partito...


Noi sostenemmo che il consumismo individuale esasperato produce non solo dissipazione di ricchezza e storture produttive, ma anche insoddisfazione, smarrimento, infelicità e che, comunque, la situazione economica dei paesi industializzati -di fronte all'aggravamento del divario, al loro interno, tra zone sviluppate e zone arretrate, e di fronte al risveglio e all'avanzata dei popoli dei paesi ex-coloniali e della loro indipendenza- non consentiva più di assicurare uno sviluppo economico e sociale conservando la "civiltà dei consumi", con tutti i guasti, anche morali, che sono intrinseci ad essa. La diffusione della droga, per esempio, tra i giovani è uno dei segni più gravi di tutto ciò e nessuno se ne dà realmente carico. Ma dicevamo dell'austerità. Fummo i soli a sottolineare la necessità di combattere gli sprechi, accrescere il risparmio, contenere i consumi privati superflui, rallentare la dinamica perversa della spesa pubblica, formare nuove risorse e nuove fonti di lavoro. Dicemmo che anche i lavoratori avrebbero dovuto contribuire per la loro parte a questo sforzo di raddrizzamento dell'economia, ma che l'insieme dei sacrifici doveva essere fatto applicando un principio di rigorosa equità e che avrebbe dovuto avere come obiettivo quello di dare l'avvio ad un diverso tipo di sviluppo e a diversi modi di vita (più parsimoniosi, ma anche più umani). Questo fu il nostro modo di porre il problema dell'austerità e della contemporanea lotta all'inflazione e alla recessione, cioè alla disoccupazione. Precisammo e sviluppammo queste posizioni al nostro XV Congresso del marzo 1979: non fummo ascoltati.

E il costo del lavoro? Le sembra un tema da dimenticare?

Il costo del lavoro va anch'esso affrontato e, nel complesso, contenuto, operando soprattutto sul fronte dell'aumento della produttività. Voglio dirle però con tutta franchezza che quando si chiedono sacrifici al paese e si comincia con il chiederli -come al solito- ai lavoratori, mentre si ha alle spalle una questione come la P2, è assai difficile ricevere ascolto ed essere credibili. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l'operazione non può riuscire.

Sette proposte per le attività Estive rivolte ai ragazzi cassinesi

Per la prima volta a Cassina de' Pecchi le attività estive per i bambini e i ragazzi sono raggruppate in un' unica offerta formativa e ricreativa e grazie alla collaborazione delle Associazioni, delle Cooperative del territorio e del Comitato Genitori dell'Istituto Comprensivo di Cassina de' Pecchi "Genitori in Gioco" è stato possibile presentare insieme, il 12 Aprile 2016, tutte le attività.

Si tratta di 7 proposte differenti per andare incontro alle attitudini dei nostri figli e per coprire tutte le esigenze delle famiglie:

- Comune di Cassina de' Pecchi - Centro Diurno Estivo Minori Scuola dell'Infanzia

- Laboratorio Artistico Permanente - Summer Art Camp

- ACLE - City Camp in lingua inglese

- Sport & Fun Cassina 2016 - Attività sportive

- Oratori di Cassina de' Pecchi - Città dei Ragazzi

- La Casa di Filippide - Sport-ti-amo Camp

- Amici della Ludoteca Chiara Caracciolo - Scuola Chiusa Ludoteca Aperta


Per la prima volta, anche un contributo tramite "voucher"

Con la delibera di giunta comunale 42 del 23 Marzo 2016 il Comune di Cassina de' Pecchi riconosce un voucher ai nuclei familiari residenti del seguente importo:

- 50 Euro a settimana, per un massimo di due settimane, per ISEE fino a 14.000 Euro;

- 20 Euro a settimana, per un massimo di due settimane, per ISEE da 14.001 Euro fino a 22.000 Euro.

L'erogazione è prevista per le settimane intere di frequenza e riguarda: Sport & Fun, Sport-ti-amo, City Camp e Summer Art Camp. Il voucher non viene erogato per il centro estivo comunale, dove è già prevista la tariffazione ISEE e per la Città dei Ragazzi, dove viene già previsto un contributo diretto all'organizzazione. Per ricevere il voucher basta inoltrare la richiesta al Comune il modulo sotto riportato, allegando la certificazione ISEE, la copia del documento di identità del richiedente e la ricevuta del pagamento per l'iscrizione alle attività estive.


Doriana Marangoni

giovedì 5 maggio 2016

Tassa Rifiuti 2016, vantaggi per i cittadini e per il commercio locale

Nella seduta del 29 aprile 2016 il Consiglio Comunale ha approvato il regolamento della IUC che comprende tre diversi tipi di imposte: l’IMU sulle seconde case, la TASI sulla prima casa e la TARI tassa rifiuti comunale; sulle prime due è intervenuto il Governo eliminando l’IMU sui terreni agricoli per 405 milioni di euro, sui macchinari d’impresa per 530 milioni di euro e la TASI sulla prima casa per 3,5 miliardi di euro. Da quest’anno grazie al Governo Renzi il 95% delle famiglie non pagherà più la tassa sulla prima casa.
L’amministrazione di Cassina de’ Pecchi è intervenuta sulla TARI con una generale riduzione della tassa per il 2016 e un insieme di agevolazioni che attuano una parte importante del programma elettorale di Cassina Domani e del Partito Democratico che si erano dati come obbiettivo il sostegno alle famiglie e al commercio locale con una particolare attenzione per l’ambiente. Vediamo nel dettaglio le misure prese: 

Utenze domestiche ( riduzione con attenzione alle famiglie e all’ecologia )

1. Riduzione generalizzata della TARI fino al 10% a seconda della metratura dell’abitazione e del numero dei componenti del nucleo familiare.


2. Agevolazioni per il compostaggio domestico. Alle utenze domestiche che abbiano avviato il compostaggio dei propri scarti organici ai fini dell’utilizzo in sito del materiale prodotto, è riconosciuto un contributo una tantum pari al 50% del costo del composter fino ad un massimo di 30€. Per ottenere il contributo è necessario presentare apposita istanza, attestante di aver attivato il compostaggio domestico in modo continuativo nell’anno di riferimento, corredata dallo scontrino fiscale parlante, la fattura in originale o altra documentazione comprovante l’acquisto dell’apposito contenitore.


3. Agevolazione per le famiglie con figli. Per i nuclei familiari con figli minori di età inferiore a 3 anni, che adottano l’uso dei pannolini lavabili è riconosciuto un contributo per i 3 anni di utilizzo del 50% della spesa per l’acquisto del kit di pannolini fino ad un massimo di 150€.

1° anno di vita: contributo del 50% fino a 150€
2° anno di vita: contributo del 33,33% fino a 100€
3° anno di vita: contributo del 16,67% fino a 50€

Per ottenere il contributo è necessario presentare apposita istanza alla quale dovrà essere allegato lo scontrino fiscale parlante o la fattura in originale comprovante l’acquisto del Kit di pannolini lavabili. Per l’anno 2016 per coloro che già utilizzano i pannolini lavabili, l’istanza potrà essere presentata entro il 30/06/2016 con effetto dal primo gennaio o dalla data di acquisto dei pannolini lavabili se avvenuta nel primo semestre 2016.



4. Agevolazioni per reddito. La tariffa si applica in misura ridotta del 50% tanto nella parte fissa quanto nella parte variabile, per le utenze domestiche in condizioni di grave disagio sociale ed economico, assistite in modo permanente dal Servizi Sociali Comunali a condizione che il reddito ISEE del nucleo familiare non sia superiore a euro 6.000,00. Le riduzioni tariffarie sopra indicate competono a richiesta dell’interessato e decorrono dall’anno successivo a quello della richiesta, salvo che non siano domandate contestualmente alla dichiarazione iniziale o di variazione.



Utenze non domestiche ( sostegno al piccolo commercio locale e attenzione all’ambiente )
  1. Agevolazioni per le nuove aperture. Per gli esercizi di vicinato – ovvero per i negozi di vendita al dettaglio - aventi una superficie di vendita non superiore a 100 mq, apparte
    nenti alle categorie di utenze non domestiche n. 13, n. 15 e n. 27 (solo Fiori e Piante) delle categorie in cui sono divise le utenze non domestiche, che aprono un nuovo punto vendita nel comune di Cassina de’ Pecchi, la tariffa TARI si applica in misura ridotta del:
1° anno di attività: 60% della componente variabile
2° anno di attività: 50% della componente variabile
3° anno di attività: 20% della componente variabile




2. Agevolazioni per attività già avviate. Per 3 anni la tariffa si applica in misura ridotta del 20% della sola parte variabile per gli esercizi di vicinato – ovvero per i negozi di vendita al dettaglio – il cui punto vendita risulta già avviato alla data del 1 gennaio 2016, aventi una superficie di vendita non superiore a 100 mq e appartenenti alle categorie di utenze non domestiche n. 13, n. 15 e 27 (solo Fiori e Piante).


Le categorie sono:
13 Cartolerie, librerie, negozi di beni durevoli, calzature, ferramenta.
15 Negozi di antiquariato, cappelli, filatelia, ombrelli, tappeti, tende e tessuti.
27 Fiori e piante

















3. Agevolazioni per utilizzo del vuoto a rendere. Per i ristoranti, i bar e i pubblici esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, che utilizzano la pratica del “vuoto a rendere” delle bottiglie d’acqua in vetro, sono riconosciute le seguenti agevolazioni:
10% della parte variabile della tariffa per quei gestori che sottoscrivono formale impegno a utilizzare esclusivamente “vuoto a rendere” per tutta l’acqua servita ai tavoli del loro locale e ad acquistare un dispenser per la distribuzione alla spina di acqua, bibite e/o birra.
5% della parte variabile della tariffa per quei gestori che sottoscrivono formale impegno ad utilizzare esclusivamente “vuoto a rendere” per tutta l’acqua servita ai tavoli del loro locale.


Luca Brandi