martedì 11 giugno 2013

Per l'Italia giusta

Sembra quasi paradossale parlare oggi di iscrizione a un partito. Eppure sono qua, siamo qua, con lo scopo di scrivere un pezzo, interessante spero, per la campagna tesseramento 2013 al Partito Democratico. E allora ci provo, usando le parole e la determinazione di sempre. Nonostante tutto. Nonostante “le nostre cazzate”, per riprendere le parole di Roberto. Nonostante il tonfo della credibilità dei partiti. Nonostante la fine, azzarda qualcuno, dei partiti. Per me, per noi, ha ancora un senso riconoscersi in una idea e battersi per essa. Ha ancora un senso, per noi, ritrovarci nella saletta, quella di sempre, quei pochi metri quadrati, lassù al terzo piano della “Speranza”, a parlare, confrontarci, discutere, produrre. A muoverci è in fondo una certezza, che nessuno potrà mai toglierci: la politica e la partecipazione sono davvero il motore per mettere in pratica le cose in cui credi. Cè ancora bisogno dei partiti, è una affermazione, non una domanda. Cè ancora bisogno della loro organizzazione, del loro radicamento sul territorio, della loro capacità di esprimere idee e classe dirigente. Semplicemente, senza troppi giri di parole. Partecipare a una manifestazione, andare a un banchetto, organizzare una iniziativa, scrivere su un blog. Questa è in sintesi la nostra concezione di militanza, che non può prescindere, almeno fino a quando qualcuno non dimostrerà il contrario, dalla forma partito. I partiti certo, oggi sono in difficoltà, sono decotti, hanno bisogno di nuova linfa. Penso innanzitutto perché soffrono di burocrazia e di lentezza. Qualcuno direbbe che i partiti sono dei bisonti, ormai “vecchi” e inadeguati ai tempi, che inesorabilmente cambiano, cambiando anche il modo di esprimersi e di esprimere le proprie idee. E non a caso oggi si moltiplicano le forme aggregative alternative ai partiti, come le liste civiche o i movimenti, spesso in contrapposizione ad essi. Ma, correggetemi se sbaglio, l’aggregazione e la mobilitazione che i partiti riescono a mettere in campo ancora non ce l’ha nessuno. Questa grande forza propulsiva è nel dna  del partito Democratico, che è rimasto l’unico vero partito di massa e organizzato presente sulla scena politica italiana. Mentre scrivo è in corso il cantiere per il prossimo importante appuntamento congressuale che vedrà “scendere in campo” migliaia di iscritti pronti a disegnare il Pd del futuro (a proposito, avete mai visto un congresso dalle parti di Berlusconi&C?). Mentre scrivo, in tutt’Italia, si stanno organizzando centinaia di Feste Democratiche, che sono il vero, fondamentale appuntamento politico e culturale dell’estate. Mentre scrivo in Tv dicono che il Pd e il centrosinistra hanno stravinto le amministrative del 2013. Qui, adesso, in questo momento, ho rinnovato la mia iscrizione, ho scelto di aderire al Pd di Cassina de Pecchi. E lo faccio con coraggio, convinzione, speranza, chiedendo a tutti quelli che mi leggono di fare altrettanto. Un’idea, se è buona, ha bisogno di un sostegno, anche economico. Soprattutto adesso, in tempi di tagli ai finanziamenti ai partiti e ai rimborsi elettorali. Cè poco da dire e molto da fare. La politica, quella vera e libera, ha bisogno di un contributo. Dimostriamo che noi, il popolo del Pd e del centrosinistra, il popolo delle primarie, dei gazebo, dei circoli, dei militanti in grembiule a servire alle feste, ha ancora qualcosa da dire. Nonostante le tante cose che non vanno, che non condividiamo, nonostante le scelte che forse semplicemente non capiamo. Nonostante tutto, dicevo prima, ci credo, ci crediamo. Ancora una volta, perchè “l’Italia Giusta” non è rimasta solo un miraggio, ma un obiettivo possibile.

2 commenti:

  1. Andrea, dici cose giuste e sagge. E per la stima e l’amicizia che condividiamo ti dico perché non mi iscrivo al PD: 1- per pigrizia: alla mia età (62 anni) preferisco investire le mie risorse ed il mio tempo in attività ed interessi diversi dall’impegno politico diretto, che richiede –per essere efficace- presenza continua ed attenzione, se si vuol essere seri; 2- per disincanto: la politica oggi si illude di governare i processi sociali ed economici, sempre più complessi, inafferrabili, impersonali, e non basta la generosità e la determinazione di alcuni per incidere; 3- per diffidenza: la forma partito, per quanto mi risulti, richiede una sorta di ‘fede’, seppur non più cieca, e ‘disciplina’, mentre a me non s’addice né la ‘fede’, di alcun genere, né la ‘disciplina’, preferendo perseguire un percorso del tutto personale verso la socialità e l’impegno; 4- per ritrosia: verso un coacervo multiforme di correnti e di cordate, in perenne competizione –‘perché gli spetta in ragione del proprio peso’- per occupare posti di potere o di sottopotere, e non in ragione della propria intelligenza o competenza, e chi non si riconosce in una di esse si trascina in una patetica testimonianza di sè.

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  2. Ho aspettato qualche giorno prima di rispondere al tuo commento, Marino. Ho pensato molto alle tue parole, le ho lette e rilette più volte. Innanzitutto dico che i tuoi sono 4 buoni motivi per non iscriversi al Pd. E se ci mettiamo intorno a un tavolo, probabilmente senza perdere nemmeno troppo tempo, ne troveremmo almeno altri dieci. Sono convinto che al fianco di tutte queste buone motivazioni ce ne sono altrettante che invece dicono un altra cosa. Per me, la tessera al Pd, significa innanzitutto partecipazione, condivisione di obiettivi. Anni fa, Veltroni si inventò il motto (non proprio vincente) del "I care" ovvero "Io ci tengo, mi sta a cuore" che è un po il contrario del "chi se ne importa". Anche se Veltroni non mi sta simpaticissimo, devo dire che mi riconosco in pieno in queste tre parole "io ci tengo". Oggi, purtroppo, ci sono troppi "me ne frego" (non è il tuo caso, superfluo persino sottolinearlo). Ecco, se vedo, sento, ascolto sempre più spesso i tanti, troppi "chissenefrega" a loro rispondo che ci sono anche tanti, diciamo parecchi, che invece si interessano alle cose, alla vita, alla politica, ma anche alla comunità in cui vivono e ai suoi problemi, con la voglia magari di cambiarle le cose che non vanno. "I care". Non è roba da poco, perchè implica, come dici tu, costanza e presenza, significa disciplina e anche fede a una linea, a una posizione, anche se scomoda o difficile da digerire. Ma, così è, mi vien difficile convincermi del contrario.

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