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Il blog dei democratici di Cassina de' Pecchi. Notizie e opinioni dal piccolo e dal grande mondo.
mercoledì 24 aprile 2013
'Dio bono!'
martedì 23 aprile 2013
Intervista a Lia Quartapelle su Linkiesta
Dalla direzione del Pd appena conclusa esce un partito che mette «a disposizione la propria forza politica alla formazione di un governo su cui si dà pieno incarico a Giorgio Napolitano». Sembra la fine di un incubo ma, secondo alcuni, è l’inizio della fine del partito democratico. Lia Quartapelle, neo parlamentare trentenne («sono nata politicamente nel partito democratico») racconta aLinkiesta i primi 60 giorni da deputata del Pd: gli errori di strategia di Pier Luigi Bersani, la rielezione di Napolitano, e, soprattutto, il futuro di Largo del Nazareno.
Onorevole Quartapelle, lei è stata eletta per la prima volta in questa legislatura. E si è subito ritrovata nel bel mezzo di una crisi di sistema, e della crisi del suo partito. In cosa ha sbagliato l’ex segretario Pier Luigi Bersani? All’indomani del voto, resosi conto della “non vittoria”, cosa avrebbe dovuto fare?
Secondo me abbiamo sbagliato strategia. In primis avremmo dovuto fare un’analisi del voto, dicendo che abbiamo perso. E ciò sarebbe servito a far ripartire la proposta politica. Come? Visto che i Cinque stelle ci hanno detto di non voler governare con noi, avremmo dovuto dire: o facciamo un governo di scopo, negoziando con le forze politiche a viso aperto, o torniamo alle urne. È stato un problema inseguire l’idea che si potesse fare un governo senza maggioranza. Un’idea sbagliata. (Continua)
Secondo me abbiamo sbagliato strategia. In primis avremmo dovuto fare un’analisi del voto, dicendo che abbiamo perso. E ciò sarebbe servito a far ripartire la proposta politica. Come? Visto che i Cinque stelle ci hanno detto di non voler governare con noi, avremmo dovuto dire: o facciamo un governo di scopo, negoziando con le forze politiche a viso aperto, o torniamo alle urne. È stato un problema inseguire l’idea che si potesse fare un governo senza maggioranza. Un’idea sbagliata. (Continua)
lunedì 22 aprile 2013
I flash di questi anni balordi
Di tutti questi anni balordi resteranno solo dei flash: gli
occhi smorti più che di ghiaccio di
Sallusti, la mandibola volitiva e il ghigno da SS di Belpietro (mai sapremo di
quei colpi di pistola nelle scale di casa sua); la pelata asfaltata di Berlusconi,
le tette e il lato B di Ruby; la chioma, la voce stridula e il dito medio in
alto del fack you di Daniela Santanché; i ditini arrotolati di Brunetta; la voce da orco di Bossi; il
nicodemismo bieco di Maroni e il suo tono di voce da psichiatrizzato...
Finiremo bruciati nel fuoco dei derivati e della finanza creativa e dietro gli
occhialetti di Tremonti (che pagava in contanti l'affitto all'amico Milanese) .
Altri flash resteranno di questi anni assurdi che ci è
toccato subire con infinita pazienza...
il labbro a canotto della Minetti; la voce roca di 'Gnazio e le sue
mimetiche traslucide da parata; le allocchite e svaporate allocuzioni di Cicchitto; l'allucinato sguardo di
Niccolò- Ghidini-mavalà; la ributtante prosa ufficiale di Schifani; la pazienza
grulla (col suo Capo esternatore incontinente) di Banaiuti; la viscida e
vigile tutela di Gianni Letta; i servigi
forbiti e untuosi di Paniz (per chi ha già scordato: quello della nipote di
Mubarak); l'adulazione fissa e fessa di
Capezzone; la devozione molle e sudaticcia di Sandro Bondi; la follia
argomentativa di Stracquadanio; il finto “gigantesco” candore di Crosetto; la melliflua presenza da consigliori di
Dell'Utri; la complicità e l’obbedienza senza retropensieri di Galan; il labbro
pendulo di Gasparri; i dentoni e l’eloquio a perdere di Alfano; la vanesia ed elegante inconcludenza di
Frattini; la corsa scoordinata di Scilipoti in parlamento; gli
occhioni nel vuoto della madonna dei calendari Carfagna; i labbroni duceschi di Alessandra Mussolini; la parlata strascicata e le pupille isoconiche
di Mauro Mauro; le giacche sgargianti e
l’assciolutisscimanente di Formigoni;
la voce difensiva radiofonica di
Cruciani (ufficiale in SPE ramo genio pontieri di Messina), e di tanti altri
comprimari, paggi e paggetti, ciambellani, servitori, cortigiani, nani,
ballerine e danzatrici del ventre... e che dio salvi l'Italia se non è troppo
impegnato con la regina d'Inghilterra...
domenica 21 aprile 2013
Una Rivoluzione, non rottamazione
Scrive, Michele Serra, su "La Repubblica" di oggi che esiste "una sinistra che odia la sinistra tutta interna al Pd". Come poter non concordare su questa frase? E' così lampante, così evidente, che anche uno poco avvezzo alle questioni politiche, dopo gli avvenimenti delle ultime 72 ore, se ne renderebbe conto. Ora, sta a noi prendere delle decisioni e comportarci di conseguenza. Di fronte abbiamo due possibili strade: arrenderci e rinnegare tutto quelle costruito a fatica fino ad oggi oppure rimboccarsi le maniche e riconfermare il nostro impegno. Seguirò la seconda strada, impossibile per me fare o ipotizzare altro. Lo farò, spero lo faremo tutti insieme, consapevoli che per rinascere, per rilanciare le nostre idee, per lavorare a una nuova prospettiva comune alle forze progressiste, cè una condizione dalla quale non possiamo prescindere: dobbiamo fare, prima di ogni altra cosa, una rivoluzione. Si, esatto, rivoluzione. Dobbiamo rispolverare questo vecchio, tremendo, inquietante termine: RIVOLUZIONE. Per cambiare, per ritrovare un senso comune, per liberarci definitivamente da quanti hanno voluto la rovina di questo partito. Rivoluzionare gli schemi, gli approcci, la comunicazione. Spazzare via le correnti, le divisioni, le guerre fratricide. Bisogna ricominciare da una generazione nuova. Nuova nono solo per questioni anagrafiche, nuova nei metodi, nei comportamenti e nelle idee. La "vecchia" generazione, quella onesta e capace, non potrà che favorire e assecondare questo passaggio. Oggi più che mai, è necessario. A Cassina lo stiamo già facendo, perchè altrove aspettare??
Bersani, ma non solo
Tempo: serata novembrina (2012)
Luogo: esterno baretto Cooperativa
Personaggi: stato maggiore PD Cassina, M.
Scena: M. cincischia con un amico, lo Stato maggiore esce dalla
riunione sulle primarie, quando vede A. si fa avanti per salutarlo, dopo i
convenevoli di rito si parla di primarie, si fanno attorno gli altri, sentono
il nome di Renzi, si accalorano, si inalberano, ‘questo vuol distruggere il
partito!’, ‘è un berluschino’, gridano in coro. M. fa per ribattere, ma le
affermazioni perentorie del capogruppo –il
più eccitato- suggeriscono di desistere.
Epilogo: A. saluta e si allontana, M. non saluta e si allontana.
Masochismo
Io spero ancora di svegliarmi da un brutto incubo.
Tutto il lavoro iniziato, il famoso cambiamento che
sembrava aver fatto breccia e in cui molti cittadini avevano creduto, tutto
distrutto in pochi giorni.
Giustamente si accusa Bersani di queste scelte. Non per
difenderlo, non è il momento, ma non penso che certe sciagurate decisioni siano
state prese solo da lui. Certo non si è mostrato il forte leader in cui molti
avevano riposto la loro fiducia. Ma lottare contro la nomenklatura non è
semplice. Finisci in minoranza.
In ogni caso, con il senno di poi, avrei preferito che
Napolitano lo inviasse alle camere per la fiducia. 90% non l'avrebbe ottenuta,
ma oggi il partito potrebbe permettersi di rinfacciare agli altri il non aver
voluto iniziare a risolvere i problemi dei cittadini. Ma sia il semestre bianco
del Presidente che la finanza e la situazione terribile del nostro Paese
hanno portato Napolitano a questa decisione. Durante questo stallo abbiamo
permesso al solito "psiconano" di riprendersi tutto lo spazio possibile con
l'immagine di un centro-destra disponibile ad aiutare gli italiani e una una
sinistra insensibile.
La mancanza anche solo di comunicazione forte e
spiegazione del nostro rifiuto ha fatto il resto.
Poi le ultime scelte sbagliate, come quella di
Marini, con il beneplacito di Berlusconi, ha evidenziato ancora di
più l'incapacità del partito e del gruppo dirigente dando anche la sensazione di poca trasparenza.
Ma quello che ha distrutto definitivamente il PD è stata
la mancanza di lealtà, correttezza solo
invece codardia dei 100 parlamentari. Perchè votare sì nella
riunione e poi in Parlamento, davanti a milioni di italiani, impallinare Prodi?
Bastava motivare il loro dissenso e si arrivava ad una sintesi. Logico che a
questo punto trovo evidente un disegno politico più sottile da parte di molti
vecchi dirigenti. Infatti 100 parlamentari non avrebbero autonomamente potuto
prendere tale decisione.
Ma in questo modo la vecchia nomenklatura, D'Alema
sicuramente ma non solo, non si è resa conto che, con tale vile scelta non
solo hanno negato a Prodi il Quirinale ma hanno distrutto il PD intero. Ho
pensato anche a Renzi ma che cosa ci guadagna a prendersi le macerie di un
partito?
Interessi di poltrona o vecchi rancori hanno demolito
quel poco dii cambiamento che si stava iniziando a vedere.
Quindi per prima cosa devono sparire tutti i vecchi
dirigenti nazionali e il partito deve rinnovarsi completamente.
Forse è semplicistica la mia accusa ma viene spontanea
in quanto, negli anni, ce ne sono stati altri di questi colpi di
coda.
Quindi oggi l'azione primaria da applicare e
saper applicare è il rinnovamento che però non sia di
facciata.
Con la scelta di Napolitano-bis, che ringraziamo per il
suo forte senso dello Stato, tra pochi giorni ci ritroveremo
probabilmente con quel governo di coalizione tanto temuto.
Se ci sono i mandanti, come penso, complimenti!
P.S.: In ogni caso, per onestà
intellettuale, bisogna sempre ricordare ai
cittadini che, se solo Grillo, che non ha
costruito proprio niente, avesse dato la fiducia al Governo Bersani,
votando poi legge per legge (molte erano uguali nei programmi !!!!!!!) oggi
magari staremmo discutendo su soluzioni per gli esodati, lavoro, cassa
integrazione in scadenza etc. e Berlusconi sarebbe in vacanza! Forse
sarebbe durato poco ma sarebbe stato un tentativo utile per le necessità
improrogabili del Paese. Invece grazie a Grillo quasi sicuramente Berlusconi
vincerà le prossime elezioni. Oppure le vincerà Grillo. Ma non so chi dei due
sia meglio.
Uno che ricomincerà con gli interessi suoi e dei ricchi,
l'altro che penserà, con il suo solo web, di distruggere tutto per ricostruire a
modo suo ,cosa e con che mezzi, non lo si è ancora capito.
Pensando a tutto ciò e al conseguente crollo del PD sono
ancora più arrabbiata, delusa e preoccupata.
Antonietta
sabato 20 aprile 2013
Poteva andare peggio di così?
“Poteva andare anche peggio” dice
il primo personaggio e l’altro risponde “No”. Con cinque parole Altan e la sua
acuta matita, nella vignetta di Repubblica di ieri, inquadra il difficile
momento politico in cui noi del centrosinistra ci siamo ficcati. Il partito
spaccato in mille pezzi, l’elettorato disorientato, l’incapacità a trovare un
candidato condiviso. E ancora l’alleanza a rischio, la fine quasi scontata di
un progetto politico di cambiamento, il morale a terra di tanti militanti. Dal
25 di Febbraio, dal giorno dopo le elezioni, non ne abbiamo azzeccata una.
Siamo caduti sempre più in basso, in una spirale senza fine fatta di errori,
strategie sbagliate e lotte intestine, che inevitabilmente, sono arrivate al momento
della “resa dei conti”, concretizzatosi con il voto per il Presidente della Repubblica. Il colpo, sferrato alle spalle, come nella nostra
peggiore tradizione, dei 100 parlamentari che hanno tradito, non è stato inconsapevole.
Il tradimento è stato studiato a tavolino e risponde a un progetto chiaro per
far fuori il Segretario che ha fallito e la sua nuova linea di sostegno a Prodi,
l’ideatore dell’Ulivo, l’uomo che per due volte ha battuto la destra. Ora, dopo
questa brutta pagina di mala politica, fatta di faide e guerre tra correnti e
correntine, risulta evidente che anche il popolo dei militanti e di chi ci
crede “nonostante tutto” si è stufato, per davvero. La delusione di questi
giorni sta lasciando spazio alla voglia di ribellione e di fare tabula rasa. Poteva
andare anche peggio? Si, potrebbe andare anche peggio. Se non saremo in grado
di cambiare davvero, se non saremo in grado di rimetterci tutti in discussione
e tagliare nettamente con un passato e un certo modo di agire che porta solo
alla distruzione collettiva, allora si, andrà peggio, sarà la fine. Fino a
quando questo partito non sarà guidato da persone che non sono “incrostate” da
ideologismi e legami del passato, frutto di quelle esperienze politiche da cui
nasce il Pd, il partito sarà condannato a un lento e inesorabile declino. D’Alema
e Veltroni hanno contribuito alla nascita di questo partito, gliene siamo grati.
Ma oggi sono anche la causa della sua imminente, possibile distruzione. Tutti,
dalemiani, veltroniani, renziani, moderati se vogliono davvero bene a questo
partito, se credono davvero che questo partito sia l’unica via per il
rinnovamento del Paese, allora lascino spazio ai giovani, agli under 40, la
vera risorsa del Pd. Questo partito non sarà davvero quel che si propone di
essere fino a quando i suoi giovani esponenti non avranno il coraggio e l'astuzia di prendersi in mano il suo
destino. E’ un dato di fatto, è lampante. Da questa esperienza negativa,
purtroppo l’ennesima, può davvero nascere qualcosa di nuovo, lo spero. Non
perdiamo anche questa occasione, sta volta potrebbe essere l’ultima.
Se decidiamo qualcosa, almeno facciamola con “logica”
Provo a ragionare razionalmente perché mi sono posto la
domanda: cosa farei se fossi Parlamentare?
Innanzi tutto il PD ( e quindi anch’io che non ho potere ma
ho partecipato a tutte le scelte con primarie ecc.ecc. ) ha messo insieme una
serie di errori. Candidati eccellenti
come Rodotà, Bonino, Prodi, Zagrebesky ecc.ecc. potevamo proporli in prima battuta
noi. Ed anche Anna Maria Cancellieri. Avremmo dimostrato lungimiranza e
soprattutto saremmo riusciti a tenere distinta la nomina del Presidente della
Repubblica da quella della formazione del governo.
Al punto in cui siamo giunti, purtroppo , ogni scelta ha una
opzione che non si può ignorare:
·
Ormai votare Cancellieri ( con il voto di PD –
credo in parte – e di tutti gli altri di centro e di destra) significa
affidarle il compito di provare a mettere in piedi un governo, tramite un
Presidente del Consiglio che sarà sostenuto dagli schieramenti che oggi votano
la Cancellieri
·
Votare Rodotà significa fidarsi del fatto che
poi i 5 stelle aiuteranno a formare un governo che – secondo me – risulterà più
instabile dei governi Prodi, con i 5 stelle che decideranno di volta in volta
come comportarsi, che terranno sempre aperta la conflittualità. Un governo che per rimanere in piedi dovrà, di volta in volta rivolgersi anche al centro
quando anche alla destra. Si pensi al finanziamento delle missioni all’estero ma
anche alla questione dell’Ilva di Taranto. Quanto dura un governo così? Ne
usciremo distrutti più di oggi
·
Chiedere a Napolitano di restare per un anno in
cui si fanno alcune importanti riforme tra cui quella elettorale. Può essere la
soluzione ( piuttosto che far fare goal, tocco la palla con la mano mi faccio
espellere ma almeno spero che il rigorista sbagli il rigore). In questo caso
però non si potrà poi non appoggiare un “ governo del Presidente”, che ci farà
venire i mal di pancia per la sua composizione.
Allora bisogna trovare una soluzione che ci salvi:
Potrebbe essere che
raccogliendo l’invito di Rodotà si possa votarlo, riconoscendo che non è il
Candidato di una parte ( 5 stelle) ma di larga parte della sinistra e poi
chiedere che per la formazione del governo anche i 5 stelle sottoscrivano un
programma a cui attenersi?
Oppure votare la Cancellieri ribadendo che questo non è il
primo atto di un governo di larghe intese?
Oppure ( visto che siamo allo sbando)lasciare i nostri
Parlamentari liberi. Ognuno si assuma le proprie responsabilità, sapendo a cosa
andiamo incontro. Poi in Parlamento avremo due gruppi distinti, quello di
maggioranza sarà il PD, l’altro “gruppo misto votati nel PD”.
In attesa di una linea comune sancita dal Congresso che ricompatti
i gruppi oppure prenda atto che non siamo in grado nemmeno di avere un Partito
che ha una maggioranza ed una minoranza ( la prima che decide, la seconda che
dissente ma si adegua, sperando di venire un domani maggioranza)
Scusate, ma come molti di noi ho fatto uno sforzo, pur
essendo a pezzi.
Roberto Bertolotti
Tra politica e letteratura
Cari amici, la nostra democrazia è
questa, una forma imperfetta e lacerante di esprimerci e di stare assieme
sopraffacendoci gli uni con gli altri.
E' così da sempre: la democrazia è un sistema politico che non ci riguarda
forse, una roba inglese come il cricket o il pudding. Ma buttandola in politica
politicante, abbiamo da una parte dei partiti politici dove il Capo è il
Padrone e decide lui e tutti non fiatano ricevendone in cambio prebende e
benefici (non solo Berlusconi ma anche Grillo che ciancia di democrazia della
Rete: domanda si può sapere quanti hanno votato Rodotà sul web? mistero!) e
dall'altra un partito democratico senza capo e con tanti capetti o piccoli
satrapi che spadroneggiano su un pezzetto di partito, e tutti in lotta feroce tra
di loro. Nel mio viaggio verso il Sud son passato da Bettola in Val di Nure, un
posto delizioso della nostra amata Italia, sperando di abbeverarmi dell'aria
dell'uomo che ho sostenuto e in cui ho creduto. Qualcuno ci racconterà prima o
poi che cosa è successo la sera in cui Bersani ha deciso, in netta
controtendenza con la sua politica condotta fino ad allora, di candidare
Marini. Gliene si può fare una colpa, senz'altro, ma solo se si trascura che da
una parte c'era stata la pressione fortissima di Napolitano - che gli aveva
negato un mandato pieno- , verso le "larghe intese", e dall'altra la
chiusura stizzosa, offensiva ("morto che cammina") del battutista
Grillo. Resta il fatto che ha sbagliato. Amen. Vedo gongolare i mostriciattoli
de "Il giornale", del "Fatto" e i Travagli, Polito, Santoro
del menga (e pure l'animella di Renzi che erediterà una Pompei fumante, se la erediterà)
finalmente felici che il loro odio verso quel pezzo di sinistra ancora in piedi
nel nostro Paese abbia contribuito a disintegrarla. Vuol dire che scenderanno
loro in politica a raccoglierne i cocci, se ne saranno capaci.
In mezzo al
dolore vivo della sconfitta e della cocente delusione, ho proseguito il mio
viaggio facendo tappa a Tivoli. Ho visitato le ville della splendida cittadina
romana (D'Este e Gregoriana) e ho trascorso un lungo, dolcissimo, caldo
pomeriggio in compagnia di Marguerite Yourcenar visitando Villa Adriana, in
mezzo a colonne smozzicate, Canopi, cipressi, olivi, statue nude. In un'ala
della Villa è stata allestita una mostra documentale (aperta fino novembre
2013) minuziosa, amorevole e accuratissima sulla scrittrice francese che tanto
calore intellettuale ha dedicato sia alla Villa che al suo abitante,
l'imperatore Adriano. Adesso sto in riva al mio mare jonio con il libro "an
franzè" della Marguerite, "Mémoires d'Hadrien" comprato sul
posto, la quale, come scrittrice e come autrice di "questo" libro,
tanto deve al mio Flaubert autore di una "ricostruzione" simile con
"Salammbò". Scrive in una nota Marguerite: " Ritrovata in un un
volume della corrispondenza di Flaubert, molto letto e molto sottolineato da me
nel 1927, la frase indimenticabile "Gli dei non essendoci più e Cristo non
essendoci ancora, ci fu, da Cicerone a Marco Aurelio, un momento unico in cui
soltanto l'uomo c'era, solo". Ecco c'è un momento in cui gli dei di una
volta non ci sono più e quelli nuovi non ci sono ancora. E' il "momento
Adriano", il momento in cui l'uomo guarda a se stesso senza cupole di
divinità sulla testa. Prendiamola così, grazie Marguerite.
venerdì 19 aprile 2013
La nostra forza
Per fortuna, dagli errori, si impara sempre qualcosa. E noi del centrosinistra, noi del Pd lo sappiamo bene, con gli errori, le tattiche sbagliate, le incomprensioni ci andiamo a nozze. La giornata di oggi è da dimenticare, su tutti i fronti. In un colpo solo abbiamo spaccato il partito, abbiamo rischiato di rompere con gli alleati (Sel e Tabacci), abbiamo fatto incazzare la base e cosa grave abbiamo rischiato l'ennesimo, grande, imperdonabile regalo a Berlusconi&c. Ma, come si diceva all'inizio, cè sempre il tempo e il modo per rimediare. La nostra forza, la nostra salvezza, in questo come in altri casi simili, siamo noi, è il popolo dei militanti, degli iscritti, dei simpatizzanti. La nostra forza sono quel 60% di giovani che abbiamo eletto in parlamento che si sono opposti, quasi in maggioranza, allo scriteriato accordicchio con la destra. Li ringraziamo, mi sento di farlo in prima persona. Ancora una volta dimostriamo a tutti quanto siamo democratici e lo siamo per davvero. Di fronte al fallimento Marini di oggi la dirigenza ritira la proposta e domani sarà un altro giorno. Ora l'ultimo pezzo da percorrere, appoggiare e condividere con il M5S la candidatura di Rodotà, magari andrà meglio.
giovedì 18 aprile 2013
Siamo un Partito di persone non etorodirette
Scusate se ogni tanto vado contro corrente.
Io sono sempre stato il “soldatino scemo” che ha sempre
accettato le scelte, perché ogni tanto qualcuno che decide ci vuole, anche se
spesso provoca ( e mi ha provocato ) mal
di pancia.
Ieri sera non ce l’ho fatta. Secondo me Pierluigi Bersani
ha sbagliato contando sul fatto che “ il Partito è sempre con il Segretario”:
Forse se fossi stato un “ grande elettore” avrei accettato la proposta di
Bersani. Ma lo avrei fatto solo per rispetto di lui di Pierluigi un grande ed
onesto italiano.
Non avrei dormito, ma pensato che il mio ennesimo ed
insignificante sacrificio ci avrebbe risparmiato una “ figura” come quella di
oggi.
Mi sarei sbagliato. Oggi è giusto capire e far capire che
il mondo sta cambiando e non possiamo lasciare il “ cambiamento “ in mano ai
“baluba” come la portavoce dei 5 stelle ( una emerita…) o a Crimi ( persino più
vecchio di me che ho 20 anni in più).
Tocca a noi anche “ai vecchi come me “ dire con orgoglio
che grazie ai nostri Parlamentari oggi siamo ancora vivi.
Continuiamo ad esserlo, rinverdiamo la nostra
storia…gloriosa come quella di pochi.
Roberto Bertolotti
Compagni di merende
Non appena il padrone schiocca le dite ecco accorrere i nostri come
mossi da un atavico impulso alla sottomissione, ma anche da un furbo riflesso
di convenienza: chi ci smuoverà più da qui, ora che abbiamo raggiunto
protezione e benessere personale? Il popolo bue che ha bevuto la storiella del ‘cambiamento’,
ormai stremato dalla crisi e sfiduciato, non seguirà quei pochi sobillatori che
ancora strillano contro il Palazzo. Poveri illusi, si sono fatti menare per il
naso dal giaguaro, avrebbero dovuto guardarsi invece dal gattopardo. Ma così come non è necessario essere intelligenti,
colti e sensibili, per ‘fare politica’, non lo è allo stesso modo per subirla. Ecco
allora come ancora una volta abbia vinto quel partito che da vent’anni tiene in
scacco l’Italia e gli italiani: il partito della conservazione, di cui
Berlusconi e Bersani –con i rispettivi amici- sono le versioni speculari, e che
ci sta cacciando ai margini della civiltà europea. Al momento non vedo vie d’uscita
da questa morsa fatale, ma a volte la vita ci riserva occasioni inaspettate e
sorprendenti. A quelli che si dicono –ora- indignati, o fingono di esserlo, vorrei
chiedere: avrete il coraggio di trarre le conseguenze dovute da questa sciagurata
scelta dei vostri capi o subirete ancora, in nome di un malinteso senso di responsabilità
( o di complicità)?
Non capisco e non mi adeguo...
Proposta Marini. Sono distrutto da questa sciagurata scelta. E' la prima volta che non capisco Bersani. Sono affranto e con gli occhi bassi, e incapace di proferire verbo: avrei votato Rodotà senza neanche farmelo chiedere... Mi fa bollire il sangue poi che a decidere sia stata la famiglia Letta. Il fatto che la CISL, organizzazione sindacale più che opaca e di mero potere, riesca a segnare un'altra sua bandierina nel grande scacchiere del Potere pubblico in Italia, mi fa urlare di rabbia. Conosco la CISL soprattutto nella PA, di cui controlla molti comparti - ha molto consenso perché ha molto potere e non viceversa: Infatti, per mia trentennale esperienza ho visto la CISL infiltrare le aziende e i Ministeri (oltre alle municipalizzate e alla banche) con propri quadri e dirigenti e manovrare nell'ombra: è la maggior responsabile dello sfascio della PA. Sono in viaggio, ho voglia di puntare l'automobile verso l'estero. Ho visto Berlusconi ammiccare e gongolare. Ho il voltastomaco.
martedì 16 aprile 2013
Adesso basta giochini da parte degli altri
Se fossi tra
coloro che possono decidere voterei Rodotà fin dal primo turno e per tre turni.
Tutti coloro
che non vogliono giocare potrebbero votare questo nome e farlo eleggere in uno
dei primi tre turni.
Se si
arrivasse al quarto turno voterei uno tra Prodi, Finocchiaro, Marini o D’Alema
, perché basta essere presi per il fondello!
Rodotà è un
nome che va bene a moltissimi, se non si vuole giocare.
Roberto
Bertolotti
lunedì 15 aprile 2013
Renzi, ovvero credersi intelligente: Domanda.
Ma se Bersani avesse in mente solo i suoi destini
personali non sarebbe già a Palazzo Chigi facendo il governissimo con il Pdl?
Allora i casi sono due:
- Non ha in mente i suoi destini personali
- Non capisce bene quali siano i suo destini personali
Il dubbio che mi viene è un altro, ma non è che Renzi
vuole andare alle elezioni subito ( che tra l’altro tra una cosa e l’altra
farebbero passare nuovamente 3 mesi e probabilmente senza modifica della legge
elettorale produrrebbero il risultato attuale al Senato) perché ha in mente i
suoi destini personali?
Roberto Bertolotti
sabato 13 aprile 2013
I fatti contano più dellee parole
Prime pagine di tutti, o quasi, i giornali di oggi: il 5 Stelle ufficializza i 10 nomi da far votare ai suoi per scegliere il candidato da proporre al Colle. I dieci candidati scelti sono, in ordine alfabetico: - Bonino Emma - Caselli Gian Carlo - Fo Dario - Gabanelli Milena Jola - Grillo Giuseppe Piero detto Beppe - Imposimato Ferdinando - Prodi Romano - Rodotà Stefano - Strada Luigi detto Gino - Zagrebelsky Gustavo.
Un semplicissimo ragionamento. Se Grillo e Casaleggio avessero avuto il coraggio di far votare ai loro sostenitori la proposta di un accordo con il Partito Democratico per il governo del paese avrebbe vinto, molto probabilmente, il si. Da quelle parti è però preferibile il metodo del "io sono il capo, io comando". Meglio non correre rischi. Un'occasione persa.
venerdì 12 aprile 2013
Rimpiangeremo ...
Rimpiangeremo D’Alema e Veltroni? L’uno per la tenacia e
l’astuzia, l’altro per l’eloquio e la visione, mai comunque fermi in attesa
degli eventi, come fa invece il buon Bersani. Dobbiamo chiamare la vecchia guardia
a toglierci dagli impicci di una guida ormai spaurita e paralizzata? E le
truppe, desolate e depresse, alle prese con il vuoto di iniziativa, che fanno?
Meno male che c’è Renzi, meno male che c’è Barca, -e si facciano avanti altri- a scrollare
quest’apparato così precocemente mummificato.
Un Partito detto democratico nell’era delle democrazia liquefatta
Un
partito democratico, il mio partito, è credibile
quando è luogo di progetti coraggiosi,concreti,
di scelte e decisioni coerenti, non di diatribe, di clientele
e di cortine fumogene che volentieri vorremmo esclusiva dei partiti avversari.
Un partito si guadagna fiducia come democratico se chi arriva secondo alle primarie e si mantiene leale non viene tenuto nell’angolo per più di due mesi. Un partito viene stimato come coraggioso se, di fronte a una Ragioneria dello Stato di marca tremontiana che blocca i provvedimenti per lo sviluppo, non tace… Un partito e gli uomini che vi si riconoscono sono coerenti se, quando dichiarano di voler fare pulizia da un lato, dall’altro neppure considerano l’eventualità di appoggiare un programma politico compatibile con “l’uomo che tutto compra”.
Qualcuno ha sentenziato che “tante idee liberano una sola opprime”: più che vero, però, a ben guardare in questo preciso momento dovremmo essere superliberi…e invece siamo solo liberi di naufragare nel mare procelloso delle idee perché nessuno che ne abbia un po’ di meno, ma chiare, è in condizioni di gestire questa abbondanza.
Ci sta provando il Ministro alla Coesione territoriale Fabrizio Barca. Quello che forse ha avuto meno visibilità nel corso del governo a cui appartiene, sta tentando un’operazione inversa a quelle, devastanti per il Paese e per il voto di centrosinistra, messe in atto con le elezioni di febbraio (già!) dai monti, dai giannini, dagli ingroia: non un suo gruppo politico “contro”, inventandosi facili nemici appostati ovunque, ma un documento-manifesto che sembra a prima vista avere una grande potenzialità. Non propone grosse novità, ma rende chiare ed efficaci quelle già “in potenza”, quelle già esistenti in una coalizione di sinistra accartocciata su sé stessa per la sua storia, capace di arrivare prima alle elezioni senza vincerle e di rendere inutile qualsiasi buona idea.
Il pieno e il vuoto, le cose fatte e quelle apprese della mia azione di governo per la “coesione territoriale sono resi manifesti dai materiali raccolti nel sito www.coesioneterritoriale.gov.it e dal Rapporto di fine mandato(http://www.coesioneterritoriale.gov.it/rapporto-di-fine-mandato-fabrizio-barca/). Questa stessa azione, ogni singola esperienza dei miei sedici mesi di lavoro, nel territorio e a Roma, suscita una secca conclusione politica: senza una “nuova forma partito” non si governa l’Italia. Ovunque si pone il problema di una nuova forma partito.
Questo è il link (raccolto
nel sito di Lerner) per leggere l’intero
documento che si intitola “Un partito nuovo per un buon governo, Memoria
politica dopo 16 mesi di governo”.
Un partito si guadagna fiducia come democratico se chi arriva secondo alle primarie e si mantiene leale non viene tenuto nell’angolo per più di due mesi. Un partito viene stimato come coraggioso se, di fronte a una Ragioneria dello Stato di marca tremontiana che blocca i provvedimenti per lo sviluppo, non tace… Un partito e gli uomini che vi si riconoscono sono coerenti se, quando dichiarano di voler fare pulizia da un lato, dall’altro neppure considerano l’eventualità di appoggiare un programma politico compatibile con “l’uomo che tutto compra”.
Qualcuno ha sentenziato che “tante idee liberano una sola opprime”: più che vero, però, a ben guardare in questo preciso momento dovremmo essere superliberi…e invece siamo solo liberi di naufragare nel mare procelloso delle idee perché nessuno che ne abbia un po’ di meno, ma chiare, è in condizioni di gestire questa abbondanza.
Ci sta provando il Ministro alla Coesione territoriale Fabrizio Barca. Quello che forse ha avuto meno visibilità nel corso del governo a cui appartiene, sta tentando un’operazione inversa a quelle, devastanti per il Paese e per il voto di centrosinistra, messe in atto con le elezioni di febbraio (già!) dai monti, dai giannini, dagli ingroia: non un suo gruppo politico “contro”, inventandosi facili nemici appostati ovunque, ma un documento-manifesto che sembra a prima vista avere una grande potenzialità. Non propone grosse novità, ma rende chiare ed efficaci quelle già “in potenza”, quelle già esistenti in una coalizione di sinistra accartocciata su sé stessa per la sua storia, capace di arrivare prima alle elezioni senza vincerle e di rendere inutile qualsiasi buona idea.
Vale
la pena, direi, di porre la massima attenzione a questa proposta e al
personaggio che, con la sola forza delle sue competenze di altissimo profilo,
lo ha redatto e reso pubblico.
Sedici
mesi fa, all’avvio del governo Monti, tutti i partiti, PD in testa, hanno
solennemente dichiarato che “niente potrà essere più come prima nei partiti”.
Rinnovamento, Cambiamento sono state le parole fatte
risuonare ovunque (scusate il corsivo maligno…). La specialità italica di
convivenza con le macerie ci ha condotto qui. Fabrizio Barca indica un percorso concreto per
rinnovare non solo il partito della sinistra, ma l’istituzione-base stessa
della politica, la forma partito, e apre
così il suo documento:Il pieno e il vuoto, le cose fatte e quelle apprese della mia azione di governo per la “coesione territoriale sono resi manifesti dai materiali raccolti nel sito www.coesioneterritoriale.gov.it e dal Rapporto di fine mandato(http://www.coesioneterritoriale.gov.it/rapporto-di-fine-mandato-fabrizio-barca/). Questa stessa azione, ogni singola esperienza dei miei sedici mesi di lavoro, nel territorio e a Roma, suscita una secca conclusione politica: senza una “nuova forma partito” non si governa l’Italia. Ovunque si pone il problema di una nuova forma partito.
giovedì 11 aprile 2013
L’uso della vita nel Sessantotto
Come leggere un romanzo come questo che reca nel titolo
un’allusione a una probabile storia privata e una data storica controversa? A
mio avviso si fa un errore se lo si legge a partire dalle proprie convinzioni
su quella data-evento che raduna ancora consensi estatici o rifiuti
viscerali. Eppure il romanzo è tutto ambientato nella Pisa della contestazione
studentesca di quell’anno: è chiaramente un romanzo sul ’68. L’ennesimo
non si potrebbe dire, perché proprio sul versante narrativo quell’anno è stato
piuttosto trascurato, mentre su quello saggistico a ogni decennio che finisce
con l’otto si contano decine di volumi di approfondimento e di analisi
storiche.
A Luperini non credo interessi narrare il ’68,
ma la sua vicenda personale, privata, trasfigurata nel personaggio
schermo di Marcello, nel ’68. Non interessa cioè spiegare, ma
rappresentare. È il resoconto dell’impatto di un Io col mondo e delle risonanze
di un’epoca in un Io. È una coscienza, la sua, che agisce dentro un evento
storico, un po’ come il Frédéric Moreau dell’Educazione sentimentale nel
’48 parigino: si tratta di una storia tipica di formazione di una individualità
dentro il flusso degli eventi, di una educazione sentimentale dentro uno
scenario storico: la storia con la minuscola di questo individuo precipuo –
Marcello nella finzione – nella Storia con la maiuscola. Se è questa la giusta
angolatura di lettura la data messa in epigrafe diventa meno temibile: in fin
dei conti si tratta di dare conto, con il sussidio della letteratura
(trattamento stilistico e metaforico di vicende al modo dei romanzi
storici: un misto di “storia e di invenzione”), della rifrazione degli eventi
storici nella coscienza di un giovane in formazione. Ma anche il suo contrario:
la proiezione di una coscienza nell’evento storico, il quale nasce
e si sviluppa e trova la sua modalità espressiva proprio a partire dalle
coscienze desideranti dei coesistenti che piegano il proprio tempo alle proprie
volizioni, e lo determinano. In questo senso il ’68 di Marcello potrà valere il
’74 o il ’99 di qualcun altro, sul piano strettamente privato, ma non su quello
pubblico e storico, perché qui la condizione discriminante è che in altri anni
si sia dato luogo a movimenti collettivi di tale sorta. (continua)
martedì 9 aprile 2013
Rabbia e delusione
Possiamo fare tutte le analisi del caso ma il
cittadino non ascolta più o, come spesso dico, non vuole ascoltare.
Provo ad ancora una volta ad esaminare gli
atteggiamenti di chi ci dovrebbe rappresentare.
PD : proprio perchè lo voto, continuo a
battere sulla loro comunicazione carente e non incisiva.
Sembra una superficialità rispetto al lavoro che manca,
agli esodati, a chi non arriva a metà mese etc. Tuttavia per la "gente comune",
proprio per tutti questi problemi, capire bene cosa farebbero i
politici è importantissimo. Noi siamo l'unico partito con un reale, utile progetto politico ma sembra non esssere compreso.
Invece sono Grillo e Berlusconi
che, pur passando idee non realizzabili o distruttive per l'economia e per noi,
hanno "vinto" grazie alla loro comunicazione brillante che crea forte empatia
con chi li ascolta. Non importa cosa dicono, ormai il cittadino li premia
perchè è quello che vogliono sentirsi dire.
Mentre alcuni dei nostri, "democratici e
dialoganti", si fanno la "guerra" per le soluzioni di governo, Grillo e
Berlusconi, con poche stupide promesse o atteggiamenti di "finti puri ", stanno
rendendo questa situazione di stallo ancora più difficile, vendendola però come colpa del PD e di Bersani.
Enorme errore in questo caso un PD silente non combattivo, visto quasi come un partito
allo sbando. Così come il solo pensare di venire ad accordi con il PDL. Bersani che, giustamente, continua a dichiarare che "inciuci" con PDL non ne
vuole, sta quasi perdendo punti! Questo indica che il partito non ascolta la
propria base. Non saremo capiti dal cittadino? Personalmente preferisco perdere
ma essere coerente con quanto promesso fino a ieri. Soprattutto questa scelta
non salverebbe il Paese perchè, dopo pochissimo tempo Berlusconi ci toglierebbe
la fiducia. Basterebbe toccare corruzione e legalità, essenziali per l'economia.
Uno corrotto/corruttore come lui accetterebbe leggi restrittive? Proprio no. Ma
mentre di lui si potrà dire che lo si prevedeva, noi non solo perderemmo la
faccia ma anche i voti!
PDL: in che Paese viviamo se basta
promettere quello che non si può fare, senza coperture finanziarie, per essere
subito creduti e votati!
MEMORIA ZERO. Chi ci ha portato quasi al baratro? Non lo
ricordiamo. Chi aveva la maggioranza assoluta nel precedente governo?
Chi fatto leggi a proprio favore e non
migliorative per noi? Non lo ricordiamo. Chi non ha fatto forti leggi
anticorruzione nè rinnovo della giustizia per i cittadini, ma solo provvedimenti
"ad personam"? Non lo ricordiamo.
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