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Il blog dei democratici di Cassina de' Pecchi. Notizie e opinioni dal piccolo e dal grande mondo.
venerdì 14 febbraio 2014
Lia Quartapelle -Newsletter n° 21
giovedì 13 febbraio 2014
Finalmente!
Siamo un paese vecchio. Siamo un paese diviso. Siamo un paese fermo, da tempo, troppo tempo. Un paese impantanato dai veti incrociati, bloccato dai logori distinguo senza fine, immobilizzato dalle divisioni tra guelfi e ghibellini che ci porteremo dietro fino alla fine dei nostri giorni. E, una volta tanto che un giovane Segretario (che non ho votato ma che sto imparando ad apprezzare) eletto con tre milioni (o quasi) di elettori, animato da voglia di fare (magari troppa voglia), spinto dalla testardaggine tipica degli spericolati e dei geni, pieno di se, persuaso perchè no da ambizione, arroganza, spietatezza (ma in fondo, chi se ne importa) mosso da quello spirito vincente di chi finalmente decide di mettersi in gioco (senza dover aspettare per forza di cose il 2018), prende la palla al balzo, si lancia in avanti, dribbla gli avversari, dritto verso la porta avversaria...
Di fronte a tutto questo cosa fa il bel paese? non lo dico, aspetto di leggere domani i commenti e i giornali.
Di fronte a tutto questo cosa fa il bel paese? non lo dico, aspetto di leggere domani i commenti e i giornali.
'Antropologicamente respingente'
Al TG3 di martedì 12 febbraio il signor Vendola ha dichiarato che 'un governo che comprenda i diversamente berlusconiani è per noi un governo antropologicamente respingente'. Forse preso dall'affanno per fare la sua parte nell'affaire Letta-Renzi, e tornare agli onori della cronaca dopo le grasse risate ai danni del giornalista che voleva intervistare il patron dell'Ilva di Taranto e che si vide sottrarre il microfono, non ha avvertito che la sua frase è rivelatrice di un atteggiamenti sprezzante verso chi si muove in ambiti politici diversi dai suoi - e qui ci può anche stare - ma anche dal punto di vista 'umano' (antropologicamente respingente sta a marcare una sorta di differenza circa la natura biologica dei contendenti, quasi appartenessero a specie diverse), e qui è da respingere in modo radicale. Il dissenso politico, e la critica anche severa, non può mai trascendere e mettere in sordina il rispetto verso l'interlocutore, pena ripetere antichi errori ( od orrori ), di cui nei giorni scorsi abbiamo sentito parlare a proposito di Giornata della Memoria e del Ricordo.
Raccontiamo un'altra storia
Camminava
sola, veloce, con la mente che saltava come una scimmia da un’angoscia
all’altra. M. andava a prendere il bus che l’avrebbe traghettata tra mille
scrolloni al liceo Virgilio.
Tutte le volte che usciva con un gruppetto di compagne, o semplicemente faceva il tragitto per la scuola con loro, cancellava dalla propria immagine qualche tratto fra i pochi che vedeva positivi: magari le ragazze camminavano insieme quando, in modo inatteso, ridendo, il gruppetto scattava verso il bus mentre lei rimaneva a terra, sentendosi un rifiuto solido urbano.
O forse era il contrario. Sì, perché ogni volta che perdeva qualche mattoncino dell’immagine di sé, proprio lei si cacciava in situazioni che drammaticamente confermavano la perdita. Negli ultimi tempi, quando in solitudine volteggiava senza rete su internet, non poteva fare a meno di cliccare su quel dannato social-trappola dove ti facevano domande anonime mentre l’autore delle risposte era riconoscibile: dopo per te era finita, diventavi un bersaglio, una vittima.
Tutti leggono e vedono queste storie: genitori e ragazzi devono pensare che i giovani sono quelli? Storie di giovani legate a sport, politica, chiesa, ambiente, mondo del lavoro, volontariato difficilmente fanno notizia. Forme di aggregazione giovanile dove si fa musica, si scrive, si fa teatro, si produce, si gestiscono fonti informative, hanno scarsa visibilità. Ne esce una visione deformata che crea ansie eccessive nei genitori e diffidenza nei ragazzi verso le istituzioni, la scuola in primo luogo.
La tragedia, come quella di Cittadella, fa notizia, ma come tutte le notizie, viene macinata in fretta e poi tutto torna come prima. Altre storie di drammi interiori vengono consumate in solitudine.
Lo scenario ha la normalità delle cassette di fiori alle finestre, vi regna un certo benessere, ma non c’è più o non c’è mai stato un consultorio aperto ai giovani.
Il rifiuto e l’emarginazione conosce solo l’isolamento e lo sguardo distratto e inconsapevole di adulti che chiamano “ragazzate” e “bravate” atti di violenza sulla persona.
L’adolescenza, ce lo dimentichiamo quasi tutti, è un’età fragile, un periodo in cui il giudizio degli altri, adulti e coetanei, ha un peso decisivo per i nostri destini personali. Nelle parole dell’altro il ragazzo sperimenta come e quanto viene percepito e valutato e vi proietta sé stesso.
Nel nostro Comune, dunque, raccontiamo un’altra storia, una storia che abbia un futuro per i giovani a partire da iniziative di aggregazione, di ascolto (come sportelli e consultori), canali comunicativi (come progetti con la scuola) che si aggiornino sulle nuove realtà e facciano sperimentare esperienze di partecipazione e di comunità.
Tutte le volte che usciva con un gruppetto di compagne, o semplicemente faceva il tragitto per la scuola con loro, cancellava dalla propria immagine qualche tratto fra i pochi che vedeva positivi: magari le ragazze camminavano insieme quando, in modo inatteso, ridendo, il gruppetto scattava verso il bus mentre lei rimaneva a terra, sentendosi un rifiuto solido urbano.
O forse era il contrario. Sì, perché ogni volta che perdeva qualche mattoncino dell’immagine di sé, proprio lei si cacciava in situazioni che drammaticamente confermavano la perdita. Negli ultimi tempi, quando in solitudine volteggiava senza rete su internet, non poteva fare a meno di cliccare su quel dannato social-trappola dove ti facevano domande anonime mentre l’autore delle risposte era riconoscibile: dopo per te era finita, diventavi un bersaglio, una vittima.
Camminava
sola, veloce, posseduta dalla nuova emozione di aver preso una decisione difficile,
di aver fatto una scelta. M. si stava recando alla sede dell’Osservatorio della Martesana per la
Comunicazione dove monitoravano il rapporto media-social-scuola-giovani. Vi
si poteva anche trovare uno sportello
con una giovane psicologa disposta ad ascoltarti senza fretta, senza giudicare,
facendoti sentire già un po’ meglio: ti accettava semplicemente come persona, in
modo incondizionato……
Questa però è un’altra
storia, con un altro finale; una storia dove M. ha trovato a chi rivolgersi per
chiedere aiuto per il disagio che stava diventando disperazione.
A
Cittadella, in provincia di Padova, invece, N. è stata sopraffatta e
annientata, le violenze verbali sul web l’hanno trovata indifesa e non ne è
uscita viva. Aveva 14 anni. La notizia è cronaca di ieri.
Non
è la prima volta: la comunicazione massmediatica sui giovani offre spazio nelle cronache a
episodi di bullismo, incidenti stradali, spaccio e consumo di droghe, reati di
violenza sessuale, furto, percosse filmate e rese pubbliche come fossero
bravate, oltraggi omofobi, situazioni dalle quali non sempre le giovanissime
vittime sono uscite vive. Tutti leggono e vedono queste storie: genitori e ragazzi devono pensare che i giovani sono quelli? Storie di giovani legate a sport, politica, chiesa, ambiente, mondo del lavoro, volontariato difficilmente fanno notizia. Forme di aggregazione giovanile dove si fa musica, si scrive, si fa teatro, si produce, si gestiscono fonti informative, hanno scarsa visibilità. Ne esce una visione deformata che crea ansie eccessive nei genitori e diffidenza nei ragazzi verso le istituzioni, la scuola in primo luogo.
La tragedia, come quella di Cittadella, fa notizia, ma come tutte le notizie, viene macinata in fretta e poi tutto torna come prima. Altre storie di drammi interiori vengono consumate in solitudine.
Lo scenario ha la normalità delle cassette di fiori alle finestre, vi regna un certo benessere, ma non c’è più o non c’è mai stato un consultorio aperto ai giovani.
Il rifiuto e l’emarginazione conosce solo l’isolamento e lo sguardo distratto e inconsapevole di adulti che chiamano “ragazzate” e “bravate” atti di violenza sulla persona.
L’adolescenza, ce lo dimentichiamo quasi tutti, è un’età fragile, un periodo in cui il giudizio degli altri, adulti e coetanei, ha un peso decisivo per i nostri destini personali. Nelle parole dell’altro il ragazzo sperimenta come e quanto viene percepito e valutato e vi proietta sé stesso.
Nel nostro Comune, dunque, raccontiamo un’altra storia, una storia che abbia un futuro per i giovani a partire da iniziative di aggregazione, di ascolto (come sportelli e consultori), canali comunicativi (come progetti con la scuola) che si aggiornino sulle nuove realtà e facciano sperimentare esperienze di partecipazione e di comunità.
13 febbraio, Franca Marchesi
martedì 11 febbraio 2014
Lettera aperta a sostegno del Presidente della Repubblica
A tutte le iscritte e gli iscritti
Partito Democratico Area metropolitana milanese
Partito Democratico Area metropolitana milanese
Giorgio Napolitano ha rappresentato - in questi anni faticosi - un baluardo contro l’irresponsabilità di una certa politica, che ha preferito rincorrere un consenso di breve periodo rispetto a una visione più ampia e lungimirante, che sapesse dare futuro all’Italia. L’azione del Presidente della Repubblica ha mantenuto la barra dritta di un Paese lancinato da una fase politica incapace di dare prospettive certe: in questa notizia non c’è nessuno scoop, ma lo sforzo di traghettare il nostro Paese in mari tranquilli, fuori dalle speculazioni monetarie e lontano da manifeste incapacità politiche. Non possiamo – infatti - dimenticarci l'Italia del 2011, compressa tra scandali, maggioranze cadute e movimenti speculativi.
Oggi continuiamo a vivere momenti turbolenti. La voglia di riforme e l’inedita iniziativa politica che il Partito Democratico ha saputo mettere in campo e imporre nella discussione in Parlamento (già solamente il fatto che le diverse forze siano tornate a confrontarsi appare eccezionale) provoca gravi pressioni e profondi sommovimenti che nascono, in un circolo perverso, dal tentativo di manovrare la modifica dell’assetto istituzionale e al tempo stesso dal rifiuto del cambiamento.
Si tratta di un gioco lontano dalle regole democratiche. Non è accettabile che le forze politiche non dibattano, anche duramente, nel merito delle proposte, ma si prestino a vergognosi attacchi verso il Presidente della Repubblica provocando inammissibili tensioni nelle istituzioni e nella delicata vita del Paese.
Le democratiche e i democratici di Milano metropolitana vogliono le riforme, una riforma delle istituzioni, del titolo V della Costituzione e dei livelli di governo locale, le riforme economiche, a partire dal lavoro e dal contratto unico, la sburocratizzazione, l’eliminazione delle tante norme vessatorie che aumentano la corruzione e deprimono nuovi investimenti. Su questo terreno non possono essere accettati ulteriori rinvii, magari sostenuti da operazioni mirate a colpire chi ha sempre e seriamente sollecitato quel percorso di rinnovamento: la capacità di trainare il Paese fuori dalla crisi dipende al contrario dalla volontà di accelerare la sfida delle riforme, con chi ci sta, con chi ha a cuore questo Paese.
Le democratiche e i democratici di Milano metropolitana sono impegnati per sostenere il Presidente della Repubblica e dare il proprio contributo all’esigenza di offrire una politica capace di prendersi vere responsabilità, cambiando lo status quo, oppure andando ad elezioni per chiarire, una volta per tutte, chi incarna il futuro dell’Italia.
Vi invitiamo a riunire le assemblee degli iscritti nei vostri circoli, incontrarci, confrontarci, dissentire anche, in modo da essere capaci di produrre una visione comune; convocheremo nei prossimi giorni i segretari di circolo e organizzeremo iniziative per avvicinare il lavoro dei territori con quello delle Istituzioni.
Pietro Bussolati
Segretario Partito Democratico
Area metropolitana milanese
Oggi continuiamo a vivere momenti turbolenti. La voglia di riforme e l’inedita iniziativa politica che il Partito Democratico ha saputo mettere in campo e imporre nella discussione in Parlamento (già solamente il fatto che le diverse forze siano tornate a confrontarsi appare eccezionale) provoca gravi pressioni e profondi sommovimenti che nascono, in un circolo perverso, dal tentativo di manovrare la modifica dell’assetto istituzionale e al tempo stesso dal rifiuto del cambiamento.
Si tratta di un gioco lontano dalle regole democratiche. Non è accettabile che le forze politiche non dibattano, anche duramente, nel merito delle proposte, ma si prestino a vergognosi attacchi verso il Presidente della Repubblica provocando inammissibili tensioni nelle istituzioni e nella delicata vita del Paese.
Le democratiche e i democratici di Milano metropolitana vogliono le riforme, una riforma delle istituzioni, del titolo V della Costituzione e dei livelli di governo locale, le riforme economiche, a partire dal lavoro e dal contratto unico, la sburocratizzazione, l’eliminazione delle tante norme vessatorie che aumentano la corruzione e deprimono nuovi investimenti. Su questo terreno non possono essere accettati ulteriori rinvii, magari sostenuti da operazioni mirate a colpire chi ha sempre e seriamente sollecitato quel percorso di rinnovamento: la capacità di trainare il Paese fuori dalla crisi dipende al contrario dalla volontà di accelerare la sfida delle riforme, con chi ci sta, con chi ha a cuore questo Paese.
Le democratiche e i democratici di Milano metropolitana sono impegnati per sostenere il Presidente della Repubblica e dare il proprio contributo all’esigenza di offrire una politica capace di prendersi vere responsabilità, cambiando lo status quo, oppure andando ad elezioni per chiarire, una volta per tutte, chi incarna il futuro dell’Italia.
Vi invitiamo a riunire le assemblee degli iscritti nei vostri circoli, incontrarci, confrontarci, dissentire anche, in modo da essere capaci di produrre una visione comune; convocheremo nei prossimi giorni i segretari di circolo e organizzeremo iniziative per avvicinare il lavoro dei territori con quello delle Istituzioni.
Pietro Bussolati
Segretario Partito Democratico
Area metropolitana milanese
domenica 9 febbraio 2014
Paolo Cova. news n° 43
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venerdì 7 febbraio 2014
Segretario del PD, i lombardi decidono
Domenica 16 Febbraio si celebreranno le Primarie aperte per la scelta del futuro Segretario Regionale del Partito Democratico e della nuova Assemblea Regionale. Sul campo due autorevoli candidature.
Alessandro Alfieri, Capogruppo in Consiglio Regionale del Partito Democratico (http://www.varesepolitica.it/alfieri/) e Diana De Marchi, Consigliere Provinciale del Partito Democratico (www.dianademarchi.net).
Alessandro Alfieri, Capogruppo in Consiglio Regionale del Partito Democratico (http://www.varesepolitica.it/alfieri/) e Diana De Marchi, Consigliere Provinciale del Partito Democratico (www.dianademarchi.net).
Hanno diritto di voto tutti gli elettori, gli iscritti e i simpatizzanti del partito Democratico, tutti i cittadini e le cittadini che, al momento del voto, dichiarino di riconoscersi nella proposta politica del Pd, di sostenerlo alle elezioni e accettino di essere registrati nell’Albo pubblico del elettrici e degli elettori. Possono votare tutti i cittadini residenti in Lombardia che abbiano compiuto il sedicesimo anno d’età. Gli elettori dovranno recarsi al Seggio con la Carta d’Identità e la Tessera Elettorale.
Ogni elettore, per poter esprimere il proprio voto, versa la quota di 2 euro che serve per coprire le spese organizzative delle Primarie e il denaro raccolto rimarrà interamente ai territori, ai circoli e alle Federazioni Provinciali. Gli iscritti al Partito Democratico in regola con il tesseramento 2013 sono esonerati dal contributo di 2 euro e sono automaticamente iscritti all’Albo delle elettrici e degli elettori.
Il voto si esprime tracciando un unico segno su una delle liste di candidati all’Assemblea Regionale, i membri dell’Assemblea Regionale sono eletti negli stessi Collegi istituiti e deliberati per l’elezione dei componenti l’Assemblea Nazionale del 8 Dicembre 2013.
A Cassina de’ Pecchi allestiremo un unico seggio al terzo piano della Cooperativa “La Speranza”. Si vota dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 17.00 alle ore 19.00.
E’ importante sapere che il 12/02 alle ore 21.00 presso la “Casa della Cultura” in Via Borgogna 3 a Milano ci sarà un confronto pubblico tra i due candidati.
Alcune informazioni.
Diana De Marchi: Mai più lontani #conDiana Nata a Milano nel 1959, è docente di tedesco e italiano per stranieri e dal 2005 insegna presso la scuola media statale sperimentale Rinascita – A. Livi di Milano e tiene corsi di italiano per donne straniere. Nel 2006 è eletta consigliera in Zona 7 a Milano occupandosi di scuola, cultura, integrazione, questione di genere, oltre che di una riqualificazione del territorio che passi attraverso processi non solo urbanistici, ma anche sociali. Ha partecipato attivamente alla nascita del Partito Democratico, venendo eletta nella prima Assemblea nazionale del partito. Dal 2008 è coordinatrice del circolo PD Pio La Torre – San Siro e fa parte della Direzione del PD Metropolitano milanese. Dal 2010 è sempre Consigliera provinciale a Milano, dove continua a occuparsi di servizi pubblici, sicurezza, cultura, integrazione e questioni di genere. In Consiglio provinciale si è battuta per: – Diritto allo studio e un’edilizia scolastica efficiente e sicura, anche a fianco degli studenti con disabilità; il progetto “Scuole aperte” per aprire i locali delle scuole pubbliche al territorio. – Interventi sulle politiche sociali e azioni per persone private della libertà. – Sostenere il finanziamento dei centri anti violenza le donne maltrattate. – I lavoratori e le lavoratrici che hanno perso il posto di lavoro. – Trasparenza nei cda e presenza di donne nei cda delle partecipate. – Frenare il consumo di suolo e tutelare i nostri parchi, ripensando all’organizzazione agricola dei territori urbanizzati.
LE RAGIONI DELLA CANDIDATURA E’ passato solamente un anno dalle elezioni regionali lombarde. Un anno che sembra un ventennio, dato che il modello lombardo è rimasto esattamente lo stesso. Modello formigoniano e maroniano, a
prima vista differenti, eppure del tutto simili nella sostanza delle scelte. Modello al quale non siamo stati capaci di contrapporre la nostra idea di Lombardia, appiattendoci su una responsabilità istituzionale che ci ha fatto perdere incisività nell’azione politica. Siamo rimasti troppo a lungo nel Palazzo, mentre il nostro elettorato chiedeva cambiamenti radicali nelle politiche del lavoro e della formazione, sulle questioni ambientali, sull’estensione dei diritti a tutti, con formula piena. Abbiamo bisogno di recuperare questa distanza, abbiamo bisogno di un Partito Democratico aperto, capace di relazionarsi con tutte le realtà istituzionali ma soprattutto capace di parlare a tutte le province della nostra Regione, che si faccia promotore di grandi campagne di mobilitazione, per disegnare il cambiamento possibile. Per scriverle: dianaademarchi@gmail.com
Alessandro Alfieri: #Lombardia2018 Nato a Varese nel 1972, si è laureato in Economia alla Bocconi e, dopo aver vinto il concorso in Diplomazia, ha lavorato al Ministero degli Affari Esteri, a Roma e nel mondo (Medio Oriente, Balcani e Corno d’Africa). Nel 2002 è stato candidato Sindaco a Varese e per quattro anni ha coordinato l’Ulivo della città. Per la provincia di Milano è stato Responsabile per le Relazioni internazionali, seguendo la promozione all’estero della candidatura di Milano all’Expo del 2015. Con la nascita del Partito Democratico è diventato vicesegretario in Lombardia e nel 2010 è stato eletto Consigliere regionale. Nel 2013 ha assunto l’incarico di Capogruppo al Pirellone e nel giugno dello stesso anno la Direzione regionale del partito gli ha affidato l’incarico di coordinatore politico. Vive a Varese con la moglie Raffaella e la loro bambina Asia.
LE RAGIONI DELLA CANDIDATURA Il Partito Democratico lombardo si pone l’obiettivo ambizioso di vincere le prossime elezioni regionali. E per poterlo fare dobbiamo prendere atto anche degli errori commessi in passato. Nello scorso febbraio abbiamo perso una grande occasione. Non siamo riusciti a capitalizzare la fine, a tratti drammatica, dell’era Formigoni. Un’agonia oscura, piena di ombre e inchieste che hanno minato la credibilità dell’istituzione regionale, per anni orgoglio dei lombardi. Senza dubbio la scelta dell’election day ci ha penalizzato, ma è altrettanto vero che i tempi stretti per la scelta del candidato e della sua squadra ci hanno reso più difficile convincere gli elettori. Soprattutto quelli che mai ci avevano votato. Nelle comunità più piccole e nelle aree periferiche, dove i messaggi di cambiamento vengono recepiti più lentamente, abbiamo ottenuto i risultati più deludenti, allargando ulteriormente la forbice del consenso rispetto all’area milanese e ai capoluoghi di provincia. Ciononostante, in questi anni è cresciuta una nuova classe dirigente che si è formata assumendosi responsabilità nelle amministrazioni locali e nel partito. E oggi, forti di queste esperienze e consapevoli delle difficoltà incontrate, intendiamo candidarci alla guida del Partito Democratico lombardo. Con il compito principale di costruire per tempo un progetto vincente. Aperto alla grande ricchezza dei movimenti civici lombardi, ma senza per questo rinunciare alla centralità del Partito Democratico. Nelle persone e nelle idee.
martedì 4 febbraio 2014
Scuola per tutti o per qualcuno
“Non esiste la scuola pubblica
e la scuola privata ma solo la scuola pubblica, che può essere statale e paritaria”.
La puntualizzazione è stata fatta dal segretario generale della Cei, Nunzio
Galantino
Io sono
cresciuta e mi sono formata in tempi sicuramente più manichei, tempi in cui si
diceva pane al pane e vino al vino, in cui sì era ”sì” e no era “no”: forse il
mio pensiero è obsoleto, ma mi sembra ancora incontestabile che, quando si
parla di scuola pubblica ( artt.33 e 34 della nostra Costituzione), si
intende un’istruzione obbligatoria, gratuita e laica che
rispecchia così il principio fondamentale dell’uguaglianza, ritenendo le distinzioni di genere, razza e
religione una risorsa che arricchisce e rende la scuola realisticamente a somiglianza
della società fuori dalla scuola.
Si
intende un’istruzione cioè che realizzi il diritto allo studio,
uno dei diritti fondamentali ed inalienabili della persona, sancito
dalla Dichiarazione universale dei diritti
umani dell'ONU.
Una scuola per tutti, che risponda a
queste caratteristiche, non può dirsi pubblica nella stessa accezione in cui
viene chiamata pubblica la scuola confessionale a pagamento, una scuola cioè
destinata a chi è disposto a pagare, sia pure col bonus statale, e desidera
un’istruzione culturalmente e religiosamente orientata .
Io mi
dichiaro cattolica e non sono in via pregiudiziale contraria alla scuola
paritaria; molto spesso anzi la scuola paritaria colma le lacune di quella
statale, come in molti casi accade per la scuola dell’Infanzia o quando la scuola statale, per mancanza di risorse,
non risponde più alle esigenze dei nostri ragazzi. Abbiamo sotto gli occhi però
come molte volte pagare non è
garanzia di migliore qualità.
Dopo
vent’anni di politiche scolastiche basate sul principio che la scuola è una
spesa da contenere, forse non siamo di fronte a un’unica scuola pubblica, statale e paritaria, come afferma il
segretario generale della Cei. Abbiamo piuttosto a che fare con un’unica scuola paritaria, privata, dove a volte
la scuola non statale è un po’ più
pubblica e di stato, dove il diritto allo studio può realizzarsi solo
a patto che le famiglie si sobbarchino molte spese e che le amministrazioni
locali intervengano con politiche consistenti.
GRILLO E LA SUA FOGNA NEL WEB
Dando per scontato che non abbiamo ancora una
rappresentanza politica completamente adatta, in ogni caso si comincia a muovere
qualcosa. Parlo soprattutto dalla parte del PD.
Quello che invece non c'è è una rappresentanza
costruttiva del Movimento di Grillo.
La maggior parte del loro "programma" sono offese e atteggiamenti da bar di infimo ordine, chiedendo quasi scusa ai
frequentatori di questi bar.
Il grande urlatore voleva aprire il parlamento come una
scatola di tonno, ma dopo averlo aperto avrebbe dovuto anche sostituire questa
scatola con del cibo più sano.
Invece è proprio questo che non sta
facendo.
Dopo aver preso una valanga di voti lavorando sulla
rabbia e delusione dei cittadini, una volta entrato in parlamento con un
cospicuo numero di rappresentanti, doveva proporre costruttive leggi che
potevano incontrare anche il favore di altri parlamentari. Invece no perchè
sono puri e non si sporcano con gli altri!
Non mi si dica che proposte ne hanno fatte. Può darsi.
Ma se queste sono campate in aria, senza possibilità di coperture e
"fattibilità" o confronto con gli altri, è inutile lamentarsi. Va ricordato che
da soli non possono far passare alcuna proposta.
Il grande ex comico ormai fuori di testa non ci propini
la favola che loro non sono dei politici ma cittadini. Ottenuto voti e divenuti
nostri rappresentanti non solo sono politici ma devono risolvere anche i
problemi che abbiamo.
Invece Grillo cosa ordina ai suoi in parlamento? Di fare
solo molto rumore, chiamata opposizione da alcuni suoi estimatori. Ma questa
spesso è fatta per distrarre l'attenzione da possibili soluzioni che il Governo
o gli altri partiti, soprattutto PD, stanno elaborando per i cittadini ma che a
loro non sta bene.
Il famoso decreto IMU-Bankitalia, su cui hanno fatto
nascere tutta la bagarre in parlamento, bloccando tutti i lavori e occupando
anche le commissioni è stato solo un escamotage per riprendersi la scena e
distrarre l'attenzione dall'esame della legge elettorale a cui loro non vogliono
partecipare. Io stessa non sono d'accordo su alcuni punti. Ma loro allora quali
proposte hanno su questo argomento? Qual'è il grande cambiamento?
Solo l'assalto alla Boldini? Che squallore!
La "tagliola" applicata dalla Boldrini, a cui non si
doveva arrivare, come detto dalla stessa, è spesso responsabilità dei Governi che, per leggi divenute urgenti, alcune indigeribili o in
scadenza, li trasformano in decreti. Come spiegato da
Fazio, data scadenza tassativa (mi pare entro la notte) il Presidente della Camera non poteva nè
scorporare le due voci del decreto nè prendersi responsabilità di
farlo decadere con il risultato che il giorno dopo tutti i cittadini avrebbero
dovuto pagare 2° rata dell'IMU. I parlamentati stessi se la sono presa comoda arrivando al limite.
Ma a dimostrazione della strumentalità della bagarre
ricordo che questo decreto era già stato votato e accettato al Senato, dove la
maggioranza è meno ampia, senza che M5S facesse il suo "ostruzionismo".
Perchè? Perchè al Senato non si stava esaminando anche la legge
elettorale.
Cosa si ottiene allora offendendo e facendo offendere
nel modo più becero sia il Presidente della Repubblica che La Boldrini?
Distrarre l'attenzione.
Oggi vari esperti spiegano, difendendo o condannando, la
voce Bankitalia nel decreto. Non entro nello specifico in quanto non
esperta. In ogni caso questo non autorizzava i grillini a scendere dagli scranni
come una mandria di bufali inferociti all'assalto dei banchi del governo e
diretti versi la Boldrini. Senza gli uscieri forse sarebbero arrivati a toccare
fisicamente anche lei.
Io come donna non difendo certo d'Ambruoso ma non vengano
a denunciare in ogni trasmissione solo questo errore. Visto e rivisto a
rallentatore c'è stato lo spintone-schiaffo ma continuo a sperare che non fosse
calcolato e chiedo al parlamentare di fare sue scelte. Ma allora i vostri?
Offese sessiste alla Boldrini e alle rappresentanti del PD. Quelle non contano?
Boia a Napolitano non conta? No, anzi sono dovuti. Ma
per favore! Tutti si possono criticare ma non in questo modo inutile e schifoso
da fogna.
Ma non contenti Grillo e Casaleggio hanno avuto il
coraggio di domandare nel blog "Cosa fareste se aveste la Boldrini in
macchina"
Così sono riusciti, come spesso fanno, a far venire
fuori nel web il peggio, la fogna dai simpatizzanti o iscritti o non so chi altro.
Io come donna e cittadina chiederei che fossero indagati per istigazione
alla violenza (strupro).
Voi non proponete ma aizzate ancora una volta la
rabbia e il peggio dell' individuo. I parlamentari del M5S mercoledì mi hanno
ricordato gli ultrà violenti degli stadi quando si scatenano e scendono a frotte
nel campo.
Non va assolutamente bene e mi spiace che ancora molti
pensano di votarvi. Mi auguro che riescano ad aprire gli occhi e capire che
come movimento di opposizione non valete molto. Ma sentendo oggi i sondaggi,
per quello che possono valere, non solo i vostri elettori non si sono indignati
ma la vostra percentuale è aumentata.
Ma in che Italia vivo? Ormai molti cittadini hanno
trovato in pseudo partiti come il vostro, ma non solo, la possibilità di tirar
fuori il peggio di sè stessi. Ma questo mi fa paura perchè chi ci dovrebbe
rappresentare deve invece insegnarci il rispetto reciproco e l'onestà, che negli
anni ci hanno fatto perdere.
Spero tanto che Renzi e il PD ma anche gli altri riescano a ricostruire una nuova generazione di
cittadini e politici per una Società più sana.
Fin quando faremo affidamento a individui come Grillo
che, con il suo carisma e vis comica più che offese e
inutili promesse nelle piazze o ordini ai parlamentari non sa fare, non ne
verremo fuori.
Ma fin quando non lo capiranno i loro entusiasti
elettori, lui e Casaleggio continueranno a fare grandi guadagni inneggiando alla
loro unica "verità" via blog che, per chi non lo sapesse, è il principale motivo
della costruzione di questo Movimento. Mentre i parlamentari fanno la
sceneggiata di rinunciare a una buona fetta dello stipendio i loro capi-guru si
riempiono le tasche-banche di denaro ottenuto grazie al web e altre
iniziative.
Anche voi parlamentari del M5S svegliatevi! Alcuni di
voi forse credono al ruolo di parlamentare ma purtroppo spesso venite
bloccati dai due "portavoce-guru". Di esempi ne abbiamo avuti molti : se
decidete o appoggiate una proposta giusta, magari votata con altri, subito dopo
arriva l'anatema di Grillo . Che rabbia che mi viene!
Un'ultima forte critica la faccio anche ai "media". Gli
date troppo spazio e non se lo meritano.
Spero che il cittadino che lo ha votato si risvegli da
tutto ciò. Rappresentare la vostra rabbia e delusione senza poi concretizzarla
e incanalarla in proposte giuste non serve a niente.
Ma per il momento le loro grandi iniziative sono bruciare i libri (Augias) e offendere presentatori o giornalisti che si sono permessi di criticarvi!
Antonietta
lunedì 3 febbraio 2014
Paolo Cova - enews n 42
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domenica 2 febbraio 2014
Torna Forza Italia, la vecchia - nuova Forza Italia, tra offese e demagogia.
A volte ritornano. Dopo mesi di
silenzio, dopo essere spariti dalla cronache politiche della città per un
lunghissimo periodo, riappare all’improvviso, come se nulla fosse successo, Forza
Italia. Ancora sotto choc per la cocente sconfitta che ne ha decretato
praticamente la fine politica, dei forzisti cassinesi non avevamo più traccia
ormai da tempo immemore. Da quando D’Amico e la sua Giunta sono caduti, fatti a
pezzi prima dalla sconfitta sul Pgt, poi dalle vendette e dalle guerre
fratricide interne, il Pdl (oggi Forza Italia) a Cassina è sparito. E, come se
il disastro della Giunta Pdl - Lega fosse stato solo un ricordo lontano, Forza
Italia, o almeno quel poco che ne rimane, rimette insieme i cocci di un partito
sfasciato, diviso e litigioso e parte al contrattacco. Indovinate di chi? Ma
del Partito Democratico, naturalmente. Ci saremmo aspettati, da un partito che
riparte dopo un comprensibile periodo di stop, un certo vigore nel ricostruire
una storia gloriosa. Ci saremmo aspettati, dopo un fallimento locale
pesantissimo, un partito che rimetteva in moto la sua attività producendo e promuovendo progetti per la
città. E invece no, tutt’altro. I berlusconiani di Cassina de’ Pecchi, almeno
quelli appartenenti a questo nuovo corso che si ispira al neo nato gruppo
facebook, non producono idee e non promuovono progetti. No, assolutamente. Se si
esclude la serie interminabile di amicizie strette con i club Forza Italia
sparsi per l’Italia e la pubblicazione di foto che ritraggono qualche noto
artista cassinese, l’attività preferita della “nuova” Forza Italia è quella di
denigrare il Partito Democratico e il suo segretario, che da qualche tempo sono
diventati entrambi il bersaglio preferito di alcuni membri di quel gruppo. Si
sprecano su questa pagina commenti e post a tratti offensivi, basati sul nulla,
senza capo ne coda, nel perfetto stile di chi, a corto di argomenti, ricorre al
ridicolo attacco personale.
Tanto per fare qualche esempio, un post, in bella evidenza in prima pagina recita: “A Cassina dè Pecchi il Segretario del Partito
democratico di Cassina non accetta chi non è in linea col il suo pensiero.
Per 5 anni hanno scritto e detto di tutto e
adesso bannano commenti scomodi. Questa è
democrazia” e ancora “questa è la democrazia del Pd di Cassina
de’Pecchi” per poi proseguire nei commenti “Su questo Sito non devono essere scritte idiozie". Ho chiesto chi decide
cosa è un'idiozia o un pensiero razionale, una provocazione o spunto di
riflessione. Lo decide lui, il
Segretario del PD, che abita a Cassina da 12 minuti e 37 secondi e le forze
oscure del male lo hanno incoronato”.
Questi commenti sono la reazione
scomposta di Forza Italia e dei suoi sostenitori al blocco, operato dal
sottoscritto, del palese tentativo di disturbo sul nostro gruppo facebook “Cassina e
Sant’Agata Bene Comune”. Un iscritto al gruppo “Cassina e Sant’Agata Bene
Comune”, noto, anzi notissimo esponente del centrodestra cittadino, ex
Assessore della fallimentare Giunta D’Amico ha spaziato sul gruppo per due
giorni consecutivi con commenti incomprensibili e con abilissima disinvoltura
ha approfittato dello spazio libero e plurale di quel gruppo per attaccare,
ancora una volta, il sottoscritto, altri membri del gruppo, il Partito
Democratico, il candidato Sindaco alle Primarie. Un comportamento inaccettabile, perché il gruppo “Cassina e
Sant’Agata Bene Comune”, che lo ricordo non è “del Pd”, ma è uno spazio aperto
al contributo di tutti i cittadini (tantè che vi sono iscritti di destra, di
centro e di sinistra) ha uno scopo ben preciso, quello cioè di confrontarsi sui
contenuti e non di innescare polemiche politiche di cui, sinceramente, credo
che non interessi niente a nessuno.
La chiudo qua, non la voglio fare troppo lunga e non è mia intenzione
rinfocolare le polemiche che sono attualmente in corso. Un aspetto dell’intera
vicenda però mi ha colpito. Affermare, come fa il noto, anzi notissimo
esponente del centrodestra cittadino, ex Assessore della fallimentare Giunta
D’Amico, che “il Segretario del Pd abita a Cassina da 12 minuti e 37 secondi”
significa affermare che la politica, in città, secondo il suo originale pensiero, è esclusa a quelli che abitano qui da poco. Una concezione davvero stramba, totalmente infondata nei
fatti. Se solo il noto, anzi notissimo esponente del centrodestra cittadino, ex
Assessore della fallimentare Giunta D’Amico si informasse sui flussi migratori
da e per Cassina degli ultimi anni, si sorprenderebbe e si renderebbe
conto di come e quanto il volto della città nella quale, immagino, lui è nato e
cresciuto, sia cambiato negli ultimi 10 anni. Ma probabilmente, il nostro ha in
mente altro. E per il momento, si districa solo nel goffo tentativo di
denigrare gli avversari, anzi scusate i “nemici” emanazione delle “oscure
forze del male”.
PS Mentre stavo pubblicando sul nostro blog questo articolo, vengo informato che con grande celerità, qualcuno, dallo staff di Forza Italia Cassina de Pecchi ha cancellato tutti i commenti di cui ho parlato fin'ora.
"Meglio tardi che mai", mi verrebbe da dire, ma attenti, la tattica è quella e con l'avvicinarsi delle elezioni ne vedremo ancora delle belle.
sabato 1 febbraio 2014
Il miglior governo degli ultimi 20 anni
venerdì 31 gennaio 2014
1000 Piazze contro l'azzardo
Prendo spunto dall'articolo di Marino Contardo per informare tutti i lettori della serie di iniziative partite lo scorso fine settimana. 1000 Piazze contro l’azzardo, è questa
lo slogan scelto da “Lega autonomie Locali”
(l’associazione che raggruppa diversi enti locali), “Terre di Mezzo” e Partito Democratico metropolitano milanese che con una serie di banchetti
informativi ha promosso una due giorni di sensibilizzazione e di attenzione su
un tema, quello del gioco d’azzardo, che rappresenta un pericolo sociale del
quale poco si sa e poco si parla.
Molto è stato fatto e molto c'è ancora
da fare, è importante quindi continuare a tenere alta l'attenzione su un
fenomeno preoccupante che coinvolge tante, troppe famiglie e i loro familiari
anche nel nostro territorio. E’ sufficiente sapere, ad esempio, che le Sale da
gioco a Milano e provincia aumentano, 126 fino ad oggi, con una richiesta di 160
nuove aperture in cinque anni. Aumentano anche i cittadini che giocano,
quasi
sei miliardi di euro giocati nel 2013 nel 2013 e aumentano le patologie da
dipendenza da gioco, del 300% stando ai dati.
Il Partito Democratico metropolitano
milanese ha aderito al “Patto dei Sindaci per la legalità” contro il gioco
d’azzardo patologico, in Regione il Pd ha contribuito ala stesura della nuova
legge che prevede, tra le altre cose, agevolazioni Irap per gli esercenti che
scelgono di rimuovere le Slot e maggiorazioni per chi installa nuove
apparecchiature da gioco; creazione del marchio “NO SLOT” per chi rinuncia alle
slot nel suo locale; divieto di installare le slot a 500 mt dai luoghi
sensibili (scuole, oratori, case di cura, ecc); creazione di un numero verde di
sostegno al disagio per ludopatia. Alla Camera e al Senato il Pd ha sostenuto
una proposta di Legge Nazionale sul contrasto all’azzardo, con la richiesta di
potenziamento dei Servizi Sociali e di trasferimento di competenze ai Sindaci.
Il Pd chiede immediata operatività della Legge
Regionale approvata dal Consiglio Regionale e allo stesso tempo che Governo
e Parlamento sostengano le Amministrazioni locali che sono impegnate in
prima fila al contrasto del gioco d’azzardo.
Sensibilizzare e informare i cittadini è
importante, il gioco d’azzardo sta rovinando troppe persone e con esse le loro
famiglie.
La mobilitazione, che è partita lo
scorso fine settimana e che proseguirà fino a Marzo, è finalizzata a una
raccolta di firme per sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta
da Lega delle autonomie Locali e Terre di Mezzo. A Cassina de’ Pecchi non
partiamo da zero, il Partito Democratico già aderisce al
“Comitato No Slot” costituitosi poco tempo fa.
Da questa
settimana il Partito Democratico di Cassina allestirà dei banchetti a sostegno
di questa iniziativa.
Interrompiamo un'emozione
Di fronte ai comportamenti eversivi, squadristici o semplicemente violenti dei 5Stelle ultima maniera che dire?
Io mi aspetto che personaggi di primo piano, come Celentano, Dario Fo e altri che ne avevano cavalcato l'onda emotiva nella fase iniziale del facile ribellismo, prendano pubblicamente le distanze, si dissocino, dicano qualcosa "di sinistra".
Quanto abbiamo visto e udito ultimamente ha fatto impallidire la Lega dei primordi che raccoglieva le paure latenti e le trasformava in slogan aggressivi celtico-folkloristici.
Aggressività e paura sono sempre andate a braccetto, ma il disfattismo becero attuale mi sembra che dovrebbe allarmare e scuotere qualche coscienza.
Qualcuno deve assumersi la responsabilità di interrompere pubblicamente l'emozione e l'illusione che anche con il loro appoggio aveva coinvolto tanti che si sono autodefiniti cittadini.
Io mi aspetto che personaggi di primo piano, come Celentano, Dario Fo e altri che ne avevano cavalcato l'onda emotiva nella fase iniziale del facile ribellismo, prendano pubblicamente le distanze, si dissocino, dicano qualcosa "di sinistra".
Quanto abbiamo visto e udito ultimamente ha fatto impallidire la Lega dei primordi che raccoglieva le paure latenti e le trasformava in slogan aggressivi celtico-folkloristici.
Aggressività e paura sono sempre andate a braccetto, ma il disfattismo becero attuale mi sembra che dovrebbe allarmare e scuotere qualche coscienza.
Qualcuno deve assumersi la responsabilità di interrompere pubblicamente l'emozione e l'illusione che anche con il loro appoggio aveva coinvolto tanti che si sono autodefiniti cittadini.
giovedì 30 gennaio 2014
mercoledì 29 gennaio 2014
A proposito di slot machines
Ancora
non mi è nota nei dettagli la proposta dei sindaci della zona su come
combattere la ‘dipendenza dal gioco d’azzardo’, ma rispetto a quanto sento circolare
ho un'idea un po' diversa di come affrontare tali questioni. Come nel campo
delle droghe o dell'alcool, della prostituzione o del fumo, le politiche
proibizioniste hanno sempre fallito, contribuendo a diffondere queste pratiche
e a favorire il loro uso criminale. Si può sempre nascondere la testa sotto la
sabbia e fingere di non vedere, ma se si vuol essere efficaci - e qui penso a coloro
che ambiscono a 'governare' - occorre accantonare il fumo ideologico e teorie sociologiche
a buon mercato per concentrarsi sui risultati. E i risultati vengono non dalla
lotta senza quartiere verso tali fenomeni con mezzi coercitivi ma con
l'approccio educativo (giovani, genitori, comunità), da una parte, e
tolleranza+contenimento dall'altra, con ciò intendendo che tali fenomeni vanno
in una certa misura messi in conto come ineludibili e regolamentati, contenuti
e confinati. Come per molte altre questioni, che hanno a che fare con il comportamento
umano, non c’è una soluzione valida in assoluto, ma piccoli tentativi e sperimentazioni
sul campo possono dare buoni risultati, per quanto sempre provvisori e imperfetti.
Occorre anche ascoltare chi opera professionalmente nei settori delle dipendenze
e degli abusi prima di lanciarsi in campagne di tipo proibizionistico per
valutarne l’utilità e l’efficacia. C’è un’ultima considerazione che mi preme:
guai a pretendere di formare il ‘cittadino perfetto’, più di un sistema
politico e sociale ci ha provato in passato con esiti disastrosi (comunismo,
fascismo, stato etico-confessionale, stato etnico, ecc.), è invece preferibile accettare
un certo grado di imperfezione – e qui si può discutere dove mettere i paletti
che la definiscono – purché sia confinata nel tempo e nel luogo (ovviamente qui
mi riferisco ad individui adulti, raziocinanti
e liberi). P.S. Il campo della discussione è piuttosto difficile e insidioso,
ho espresso un punto di vista più come ipotesi di lavoro che come convinzione
profonda, perciò aspetto con il massimo interesse i contributi che altri
vorranno dare.
La Corte di Arcore
Per capire come funziona "Forza Italia" occorre andare con la memoria alla corte di Versailles. Guardate come farà il nobiletto di provincia, tale Vivant Denon per farsi notare. Si narra che verrà introdotto a Corte dopo un assiduo appostamento lungo le passeggiate del senescente Luigi XV, che vistolo immancabilmente e ostinatamente attenderlo allo stesso punto gliene chiede la ragione e ne avrà una risposta da perfetto cortigiano... «Vedervi Sire!». Ma in quegli anni il cielo del Potere francese era mutevole come quello primaverile. Scoppia la Rivoluzione, Denon riesce a stare a galla sia con Robespierre che con il Direttorio. Arriva il Grande Corso. Tramite l'amante del giovane generale, Joséphine Beauharnais, di cui frequenta il salotto, Denon s'accosta all'astro nascente, Napoleone. In questa circostanza il suo senso dell' à propos di vecchio e consumato cortigiano sarà quello di offrire in un ricevimento, prontamente, al giovane generale che disdegnava i liquori...una limonata! Sia come sia effettivamente andata la vicenda del primo incontro con Napoleone, fatto sta che il nostro Denon riesce, a 51 anni suonati e in mezzo alla più vigorosa gioventù dei marescialli napoleonici, a imbarcarsi, nel 1798, a Tolosa con l'armata del Bonaparte in partenza per l'Egitto. Oggi il nome di Denon (un Grande, va detto subito) è scolpito sul frontone del Louvre.
E adesso vediamo come funziona 'Forza Italia'. Sono tutti 'famigli' o beneficiari di Berlusconi (una volta si diceva che era un partito di camerati e camerieri). Chi gestiva 'Colpo grosso', ministro. Chi fondava i club 'Silvio ci manchi', fidanzata ufficiale (come Joséphine!); chi gli regalava orsacchiotti con dentro il proprio numero di cellulare, Ministro!. Non vi affannate a studiare i partiti politici come 'Forza Italia' con Maurice Duverger o Robert Michels alla mano; se vi va, andatevi a leggere le“Memorie” di Louis de Rouvroy de Saint-Simon. Capirete come funziona una corte, quella di ieri e quella di oggi.
lunedì 27 gennaio 2014
Paolo Cova . News n° 41
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A Cernusco sul Naviglio il Seminario di Zona del Pd
Il 15 Febbraio prossimo, dalle 9.00 alle 16.00, presso “la
Filanda” di Cernusco sul Naviglio, si terrà il Seminario del Partito
Democratico di Zona.
Saranno organizzati quattro gruppi di lavoro, nello
specifico Welfare, Comunità Metropolitana, Adda Martesana 2024, Expò 2015.
Il gruppo "Welfare" sarà incentrato sulla restituzione del
lavoro fatto dalle commissioni tecniche di Zona “azienda consortile, gestioni
associate” e “strutture ospedaliere”in vista del convegno pubblico che si terrà
a Febbraio.
Il gruppo “Comunità Metropolitana” verterà sul percorso di
costituzione d unione di comuni in vista della costituenda città metropolitana.
Il gruppo “Adda Martesana 2024” presenterà lo Statuto e
una prima bozza di programma
Il gruppo “Expò 2015” verrà presentato un progetto di marketing
territoriale dei comuni della nostra zona.
Il Seminario è aperto a tutti gli iscritti del Partito
Democratico e prevede una minima quota di iscrizione (5 euro) per l’affitto
della sala e il buffet previsto.
E’ necessario comunicare quanto prima al Segretario di
Circolo la propria adesione e il gruppo al quale si vuole aderire.
Grillo: Il default dell'Argentina e quello dell'Italia
Il comico Grillo sulla scia di Stiglitz appena appena orecchiato, perché il comico a mala pena capisce di battutine televisive, diceva tempo fa: "L'Argentina non ha pagato il debito ed è fallita. E allora? Ha ricominciato daccapo. E' così che funziona!". Giovedì scorso il peso argentino è diventato improvvisamente leggerissimo e si è svalutato del 17 % in un solo giorno. E' probabile quindi un altro default dell'economia argentina con lacrime e sangue per gli argentini. All'epoca del primo default ho conosciuto un manager italo-argentino ridotto a portiere di notte in un albergo romano e non faceva che piangere il suo destino e quello della sua nazione. Se fallisce ancora una volta un Paese totalmente screditato a livello internazionale, che ha requisito Repsol e non ha pagato un peso di indennizzo, che crede di agire solitario triste y final nella scena politico-economica internazionale, che problema c'è? (Andatelo a dire agli argentini, però). Un comico che aveva previsto il default dell'Italia già per l'autunno scorso, che in cuor suo se lo augurava per celebrare i suoi macabri trionfi, non è qualcosa di mezzo tra Nerone e Petrolini?
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