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Il blog dei democratici di Cassina de' Pecchi. Notizie e opinioni dal piccolo e dal grande mondo.
giovedì 23 gennaio 2014
Lia Quartapelle - MILANO-ROMA A/R 26 gennaio, ore 11: dalla legge elettorale alle riforme costituzionali
mercoledì 22 gennaio 2014
On. Cova:"Ex Sisas: ho denunciato il traffico di rifiuti tra discariche lombarde ancora a partire dal 2011"
CAMERA DEI DEPUTATI
On. Paolo Cova parlamentare del Partito Democratico
COMUNICATO STAMPA
On. Cova: "Ex Sisas: ho denunciato il traffico di rifiuti tra discariche lombarde ancora a partire dal 2011. Troppa facilità da parte di Regione e Ministro"
“Ho cominciato tre anni fa, da consigliere provinciale, a denunciare uno strano traffico di rifiuti tra l’area ex Sisas e alcune discariche regionali, tra cui quella di Inzago e il sito di smaltimento di Cornaredo. Eppure siamo arrivati a oggi, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti”: lo dichiara l’on. Paolo Cova, parlamentare milanese del Pd, che quando sedeva a Palazzo Isimbardi, sede della Provincia di Milano, per l’intero 2011 ha presentato tutta una serie di interrogazioni urgenti per sapere cosa stesse realmente accadendo.
“Era emerso che materiale proveniente dalla bonifica dell’area ex Sisas, presumibilmente rifiuti pericolosi, erano stati stoccati temporaneamente nel sito di Cornaredo e smaltiti a Inzago – continua il racconto Cova –. Ma non sono mai riuscito a sapere se le autorizzazioni per il trattamento e stoccaggio di rifiuti tossici e pericolosi provenienti da Pioltello in questi due siti fossero corrette e se c'era corrispondenza tra i codici CER dei materiali che venivano trasferiti e stoccati”.
Una vicenda che lo ha visto protagonista da consigliere provinciale (qui il link al video di uno dei suoi interventi in Consiglio provinciale) e che porta oggi Cova a fare una amara riflessione: “Il tema delle bonifiche deve essere affrontato seriamente per recuperare un territorio ferito. C’è stata troppa facilità nell’assegnare gli appalti per le bonifiche, sia a livello regionale che da parte dell’allora Ministro. E la salute dei cittadini è stata messa dopo l’urgenza inspiegabile di svuotare il sito di Pioltello entro pochi giorni”.
E a proposito di quanto sta facendo ora il Parlamento, aggiunge: “Stiamo affrontando proprio in questi giorni, nell’Aula della Camera, il decreto sulla terra dei fuochi e c' è tutto il dramma di quel territorio. Anche in Regione Lombardia si doveva e si poteva fare di più, ma non è stato fatto. Per preservare la salute dei cittadini non basta un decreto: ci dovrebbe essere anche un controllo continuo delle procedure”.
Roma, 22 gennaio 201 4
Paolo Cova
martedì 21 gennaio 2014
Invertire la tendenza
Non faccio parte di quelli che
danno un giudizio negativo sulla proposta di legge elettorale avanzata da
Renzi e fatta propria a grande
maggioranza dalla Direzione del PD.
Non ne faccio parte perché
quell’accordo si trascina dietro altre riforme, senza le quali l’accordo non
avrebbe senso.
Condivido le critiche di chi dice
che la soglia ( troppo bassa) del 35% per il premio di maggioranza e la nomina
dei parlamentari ( pur se in collegi piccoli che garantiscono la visibilità e
conoscenza dell’eletto), andrebbero corretti.
Leggo che tutti ( se non sbaglio)
chiedono questi cambiamenti.
Si tratta di piccole o grandi
modifiche che se fatte unirebbero il PD, ed accontenterebbero tutti, tranne “
Forza Italia”.
Lasciamo a loro il cerino in
mano, vediamo se avranno il coraggio di sabotare una legge che prevede anziché
i nominati gli eletti.
Sarebbe brutto che per non
irritare Forza Italia si “forzasse” nei confronti degli altri.
Io se fossi Parlamentare comunque
voterei a favore anche dell’attuale impianto, ma perché farmi votare con il mal
di pancia, quando una modifica – che metterebbe definitivamente a tacere anche
Grillo – basterebbe a far venire il mal di pancia solo a quelli di “ Forza
Italia”, che tra l’altro non sarebbero determinanti?
Roberto Bertolotti
lunedì 20 gennaio 2014
La necessità delle riforme e la ripresa della politica
Dicono i superficiali: non si mangia con le discussioni sulla legge elettorale e sulle riforme, la gente pensa a ben altro. Ora, la legge elettorale e le riforme sono assolutamente necessarie alla politica per affrontare tutti gli altri problemi. E' pacifico che il nostro Paese è ingovernabile con questa legge elettorale e con l'assetto istituzionale attuale. Solo per fare un esempio: il ricatto dei piccoli partiti che ossessivamente ripetono che " i voti si pesano e non si contano" è insopportabile e rende vana ogni maggioranza. Per altro verso il bicameralismo perfetto è una follia tutta italiana che ostacola, come ampiamente visto nel recente passato, il percorso formativo delle leggi. In poche parole: la politica non è folle a pensare al proprio spazio di agibilità, perché senza la chiarezza sulla formazione del consenso che assicuri la governabilità e senza una riforma delle istituzioni che ne garantisca il funzionamento, saremo sempre in balia dei demagoghi. (Scrivo questa nota mentre intraodo la voce di un saltellante grillino da Fazio: si tratta del movimento politico che al povero Bersani in streaming ripeteva grullescamente: "Non siamo a Ballarò". Infatti siamo a "Che tempo che fa": chi disprezza compra. Aspettiamo i saltellanti grillini da Ballarò finalmente per compiere un altro giro dell'ovvio).
Paolo Cova - News n. 40
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domenica 19 gennaio 2014
Sintonia perfetta

Sono stato attraversato da un brivido sulla schiena. L’inedito accordo
di massima raggiunto tra Renzi e Berlusconi sulle Riforme Istituzionali e le
successive Conferenze Stampa parallele mi hanno frastornato. Ho spento la Tv, ho
incominciato a riflettere, attraversato da un senso di profonda inquietudine. Accordo
con loro, gli avversari di sempre. Non sono mica cambiati, ho pensato, quelli non
hanno mai mosso un dito se non per i loro interessi. Quelle due semplici parole,
ho pensato, hanno cancellato gli ultimi vent’anni di storia politica italiana. Ma
Berlusconi e i suoi continuano ad essere quelli del conflitto d’interessi,
delle leggi ad personam, dell’abolizione dell’articolo 18, delle case al
Colosseo, delle collusioni con ‘ndrangheta e mafia, del G8 di Genova, delle
corna in Europa, del massacro della scuola pubblica e dell’istruzione, delle marce
contro le tasse, della falsa difesa della famiglia, della ignobile leggi Bossi
Fini. Sono quelli, capeggiati da Berlusconi con cui oggi cè una “sintonia
perfetta”, che hanno cambiato la legge elettorale per impedire la vittoria del
centrosinistra. Sono quelli, ne più ne meno, che avremmo dovuto spazzare via alle elezioni del Febbraio scorso. E invece ce li ritroviamo ancora qui, tutti
al loro posto. E con loro ci dobbiamo fare i conti. Anche per nostra
incapacità, sia chiaro. Perché è da tempo immemore che sento parlare tutti,
destra e sinistra, di riforma della legge elettorale. Dire ora se Renzi e la
sua sintonia perfetta con Berlusconi porterà a un risultato soddisfacente, è
ancora presto. Ma, è abbastanza evidente, il problema, il peso, la nausea che
mi ha causato l’immagine di Berlusconi al Nazareno non è causata ne dal mio
partito, ne dal suo leader, ma ancora una volta da Berlusconi stesso.
Fino a
quando la destra italiana non sarà in grado di emanciparsi da Mister B. (non
riesco più nemmeno a scriverlo) purtroppo con lui dovremo farci i conti, con buona pace per tutti.
Il cambiamento vertiginoso delle cose
Gianrico Carofiglio mi scuserà se
“storpio” il titolo del suo bellissimo libro per commentare le ultime mosse del
Segretario del PD Matteo Renzi.
Ieri alcune persone ( poche ) mi
hanno chiesto cosa pensassi dell’incontro Renzi – Berlusconi.
La domanda riguardava –
evidentemente – l’oggetto dell’incontro, non il luogo, l’ora, l’opportunità di
incontrare un condannato decaduto,
ecc.ecc.
Ho risposto: “tutto il bene
possibile”. Condivido completamente che le leggi elettorali e le modifiche
della Carta Costituzionale siano fatte, rispettando le regole, ma con il più
ampio consenso possibile.
In questo momento politico
coinvolgendo anche le attuali opposizioni (siano loro a sfilarsi se non
vogliono).
L’esperienza di due modifiche
costituzionali e di una legge elettorale fatte a maggioranza sono state
deleterie. Penso che Renzi – come tutti noi – avrebbe fatto a meno di
incontrare B o di “ inseguire” Grillo, ma naturalmente uno non può scegliersi
gli interlocutori che vuole, non rispettando il voto di che Grillo e Berlusconi
ha votato.
Condivido la scelta di Renzi
perché io non ho cambiato idea: era giusta la scelta di Massimo D’Alema di
modificare la Costituzione tramite la bicamerale in accordo con l’unico leader
dell’opposizione allora esistente (molto più forte di oggi), è giusta l’attuale
scelta di Matteo Renzi.
Naturalmente molti di quelli che
gridavano allora “ all’inciucio” la penseranno ancora così, (Renzi no ha
sicuramente cambiato idea) , infatti non sono i nomi dell’inciuciatore o
dell’inciuciato a definire il nome da dare ad un accordo.
Mi fa piacere che molti di quelli
che allora ed ancora ieri guardano a D’Alema come il “re dell’inciucio”, approvino
ora quello che sta facendo “ il principino Renzi”.
Allora gli importanti risultati
raggiunti in Commissione bicamerale furono stoppati dal voltagabbana
Berlusconi, speriamo che oggi ( gli importanti??? Al momento non lo so)
risultati ottenuti dal rottamatore non siano rottamati dal furbone di Arcore.
Fino a prova contraria diciamo
che “ l’inciucio funziona”, e chi ha vertiginosamente cambiato posizione solo
perché a farlo è stato Renzi e non D’Alema si renda conto che più che le
persone andrebbero giudicate le cose.
Roberto Bertolotti
"Il Portaborse" e le preferenze
Più di 20 anni fa, prima di Tangentopoli, era il 1991 infatti, abbiamo visto in tanti il film di Daniele Lucchetti magistralmente interpretato da Nanni Moretti ( nel ruolo del deputato Botero) dal titolo "Il portaborse". Era un film sul malcostume e la degenerazione delle preferenze nelle competizioni elettorali. La pellicola passò 'di sinistra' perché stigmatizzava lo strapotere delle clientele democristiane e socialiste che proprio attraverso le preferenze selezionava una pessima classe politica (dove non erano estranee anche le collusioni con la criminalità mafiosa).
Cerco di trovare una spiegazione, oggi, al "contrordine compagni" della sinistra Pd e la richiesta da essa fatta filtrare del ripristino delle preferenze nella riforma elettorale in discussione. Il sistema elettorale spagnolo che si profila (nell'elaborazione D'Alimonte) prevederebbe una riorganizzazione dei collegi elettorali che dovrebbero essere rimpiccioliti, uno sbarramento dell'8 % per i partiti che non si presentano in coalizione e del 5% dei partiti federati in un cartello elettorale; non prevede invece l'indicazione di preferenze ma le liste bloccate seppur corte. Le liste bloccate o 'listini' possono portare le Minetti in parlamento, è vero, ma anche i Massimo Mucchetti. Si tratta cioè di dare la possibilità ai cosiddetti 'apparati' di poter selezionare un minimo di élite in un Paese di urlatori e di veline. Se poi gli apparati o i capi carismatici decidono per quelle che il vecchio Sergio Saviane (un critico televisivo veneto, geniale quanto umorale e bizzoso degli anni '70-'80) chiamava le "fritole" non possiamo farci nulla e in ogni caso chi le propone se ne assumerà la responsabilità. Pannella portò una pornodiva in Parlamento e passa ancora come una sorta di padre della patria. Per altro verso le preferenze generano i Fiorito, ossia i 'Botero, Botero, Botero' de 'Il portaborse'. L'ideale sarebbe di assegnare con le primarie il posto nelle liste bloccate, al fine di garantire le esigenze del suffragio popolare ma anche di consentire una sana cooptazione. Nessuna struttura complessa può resistere all'alea bizzosa e permanente della pura selezione popolare che come tutti sanno predilige Orietta Berti e giammai Luigi Tenco.
sabato 18 gennaio 2014
On. Cova: "Sulle quote latte lo Stato è responsabile e deve risposte a migliaia di allevatori e agricoltori"
CAMERA DEI DEPUTATI
On. Paolo Cova parlamentare del Partito Democratico
COMUNICATO STAMPA
On. Cova: "Sulle quote latte lo Stato è responsabile e deve risposte a migliaia di allevatori e agricoltori"
Si è parlato di quote latte oggi, venerdì 17 gennaio 2014, nell’Aula della Camera. Il sottosegretario alle Politiche agricole Giuseppe Castiglione ha risposto all’interpellanza sul tema dell’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd. “Ma non ci sono stati i chiarimenti che mi aspettavo e lo Stato deve intervenire con maggiore decisione nella questione, non cercando di demandare o scaricare le colpe sugli altri. Lo deve agli allevatori e agli agricoltori italiani”, commen ta Cova a caldo.
Poco prima il Ministro aveva rivendicato un cambio di rotta nei confronti di Agea con il suo ministero, ma poi il sottosegretario Castiglione ha risposto snocciolando dati che gli sono stati forniti dall’Agea stessa e sostenendo che l’attività amministrativa di controllo di settore è demandata a Regioni e Province e che all’Agea compete solo una parte dei calcoli, ad esempio sugli abbandoni. E sempre secondo Agea, ha detto il sottosegretario, non emerge niente di oggettivo e d i nuovo rispetto ai dati dell’anno scorso.
“Ribadire che le Relazioni delle varie Commissioni non hanno riscontrato errori non è sufficiente, perché questi documenti hanno posto l’attenzione sulla percentuale di grasso, ma non si è intervenuti sui numeri di capi che producono latte – spiega Cova –. La Relazione del 2010 ha detto che il tenore di grasso era corretto, ma sul calcolo dei capi presenti e la relativa produzione di latte nazionale non lo era. Da questo è scaturita un’indagine con a capo il tenente colonnello Mantile dei carabinieri che ha portato a un esposto”.
Cova, dunque, si è chiesto “perché recuperare 300mila capi bovini in più? Perché fare un calcolo di vita delle bovine di 999 mesi quando vivono mediamente una settantina di mesi? Perché aumentare il numero dei capi ha consentito di aumentare il numero della produzione nazionale e ha alterato il numero delle quote per quelle aziende che hanno agito, quindi, in modo illecito. Ciò significa prendere più o meno contributi Pac: avere una quota superiore e una produzione superiore porta ad avere un contributo Pac superiore. Questo è un danno e una truffa nei confronti dello Stato e della Ue”.
Inoltre “Gli elementi forniti dal Ministero possono apparire ineccepibili – ha detto Cova in Aula –. Ma alla fine la realtà parla chiaro: la produzione moltiplicata per il numero delle vacche non fa tornare i conti. Bisogna tener conto di diversi fattori: non tutti gli anni le bovine da latte producono la stessa quantità perché il periodo di interparto è più lungo. E comunque nel computo dei capi – l’ho verificato per quelli lombardi – so no compresi anche quelli da carne, ad esempio, che quindi non producono latte”.
Anche la “competenza di revocare le quote non è delle Regioni, ma dell’Agea – ha fatto presente Cova –. Quindi non mi ritengo soddisfatto dalla risposta del Ministero perché non è stata svolta la funzione di controllo dallo Stato. Agea aveva in capo la funzione e spetta alla Magistratura fare chiarezza su questo. Non è possibile che migliaia di agricoltori abbiano subito un danno a causa dei dati alterati, o meglio di un metodo corretto, ma di dati incerti”.
In sostanza, ha concluso Cova, “modificare i dati di 300mila vacche comporta un danno e porta a percepire contributi Pac non dovuti. E intanto ci sono ancora allevatori che stanno pagando le multe: lo Stato non può lavarsi le mani dicendo è colpa di ‘qualcuno’, soprattutto se quel qualcuno rappresenta lo Stato stesso”.
Roma, 17 gennaio 201 4
venerdì 17 gennaio 2014
Aggiornamenti dal Parlamento - Newsletter Lia Quartapelle n° 20
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La casa delle donne di Milano
Un luogo della città delle donne e per le donne finora a Milano non c’era. Oggi abbiamo una Casa, come le altre grandi città italiane ed europee. Una Casa grande, bella, in grado di accogliere tutte le donne che vorranno entrarvi. Si è così finalmente realizzato un desiderio che da moltissimi anni tanti gruppi di donne avevano espresso.
La Casa si trova in via Marsala 8, al pianterreno di un edificio del Comune di Milano. Ci è stata assegnata nel mese di giugno 2013, dopo aver vinto un bando di gara come Associazione “Casa delle Donne di Milano”, costituitasi nel settembre 2012. Oggi contiamo più di 400 socie.
L’apertura della Casa è il punto di arrivo di un lungo percorso iniziato nel settembre 2011, quando la Commissione Pari Opportunità della neoeletta Giunta Pisapia ha chiamato a raccolta a Palazzo Marino le donne milanesi perché esprimessero i loro desideri e le loro richieste all’amministrazione. Da quell’Assemblea sono nati diversi Tavoli di lavoro, uno dei quali ha poi elaborato il progetto che ha dato vita alla nostra Associazione.
Abbiamo scelto di associare singole donne – e non associazioni o gruppi – per garantire pluralismo, parità, apertura ad ogni donna che vive nella città.
Che cosa vuole essere la Casa delle Donne? Anzitutto un luogo confortevole e ospitale in cui le donne di tutte culture e di ogni orientamento sessuale si sentano a proprio agio. Avremo salette per incontri e riunioni, bar caffetteria, biblio-mediateca, sala conferenze, spazi per bambine e bambini e anche un giardino esterno. Un luogo dove si riuniranno i numerosi gruppi della Casa già adesso al lavoro sui temi di maggior interesse per il mondo e la vita delle donne. Un luogo che si “mette a disposizione” delle associazioni e gruppi di donne formali e informali presenti nella città, ponendosi come snodo e punto di connessione delle reti già esistenti, ma anche riferimento per chi non appartiene a nessuna associazione.
I primi nostri passi. Creare uno sportello, inizialmente aperto due giorni a settimana, che aiuterà a identificare i servizi che rispondono ai bisogni e ai diritti delle donne offerti dal Comune, dalle istituzioni e dal privato sociale (associazioni, cooperative, servizi alla persona). Una banca-dati che verrà aggiornata e resa pubblica via web, configurando man mano uno “sportello degli sportelli” o “rete delle reti” esistenti a Milano. Laboratori seminari, corsi, riunioni informali e molto altro.
Insomma, con spazio e tempo a disposizione, si potrà godere di qualcosa che non c’era e adesso c’è.
In gennaio apriamo la Casa: il 18 e il 19 (dalle 12 alle 18)
accogliamo le donne che vorranno visitarla e divenire socie
ma il grande evento che renderà pubblica la nostra attività sarà l’8 marzo, una giornata intera con spettacoli, mostre, esposizioni e molto altro, testimonianza della creatività e della presenza significativa delle donne nella nostra città.
E’ aperta la campagna tesseramento 2014. Per rinnovare, fare o regalare una tessera scrivere a iscriviti@casadonnemilano.
La Casa si trova in via Marsala 8, al pianterreno di un edificio del Comune di Milano. Ci è stata assegnata nel mese di giugno 2013, dopo aver vinto un bando di gara come Associazione “Casa delle Donne di Milano”, costituitasi nel settembre 2012. Oggi contiamo più di 400 socie.
L’apertura della Casa è il punto di arrivo di un lungo percorso iniziato nel settembre 2011, quando la Commissione Pari Opportunità della neoeletta Giunta Pisapia ha chiamato a raccolta a Palazzo Marino le donne milanesi perché esprimessero i loro desideri e le loro richieste all’amministrazione. Da quell’Assemblea sono nati diversi Tavoli di lavoro, uno dei quali ha poi elaborato il progetto che ha dato vita alla nostra Associazione.
Abbiamo scelto di associare singole donne – e non associazioni o gruppi – per garantire pluralismo, parità, apertura ad ogni donna che vive nella città.
Che cosa vuole essere la Casa delle Donne? Anzitutto un luogo confortevole e ospitale in cui le donne di tutte culture e di ogni orientamento sessuale si sentano a proprio agio. Avremo salette per incontri e riunioni, bar caffetteria, biblio-mediateca, sala conferenze, spazi per bambine e bambini e anche un giardino esterno. Un luogo dove si riuniranno i numerosi gruppi della Casa già adesso al lavoro sui temi di maggior interesse per il mondo e la vita delle donne. Un luogo che si “mette a disposizione” delle associazioni e gruppi di donne formali e informali presenti nella città, ponendosi come snodo e punto di connessione delle reti già esistenti, ma anche riferimento per chi non appartiene a nessuna associazione.
I primi nostri passi. Creare uno sportello, inizialmente aperto due giorni a settimana, che aiuterà a identificare i servizi che rispondono ai bisogni e ai diritti delle donne offerti dal Comune, dalle istituzioni e dal privato sociale (associazioni, cooperative, servizi alla persona). Una banca-dati che verrà aggiornata e resa pubblica via web, configurando man mano uno “sportello degli sportelli” o “rete delle reti” esistenti a Milano. Laboratori seminari, corsi, riunioni informali e molto altro.
Insomma, con spazio e tempo a disposizione, si potrà godere di qualcosa che non c’era e adesso c’è.
In gennaio apriamo la Casa: il 18 e il 19 (dalle 12 alle 18)
accogliamo le donne che vorranno visitarla e divenire socie
ma il grande evento che renderà pubblica la nostra attività sarà l’8 marzo, una giornata intera con spettacoli, mostre, esposizioni e molto altro, testimonianza della creatività e della presenza significativa delle donne nella nostra città.
E’ aperta la campagna tesseramento 2014. Per rinnovare, fare o regalare una tessera scrivere a iscriviti@casadonnemilano.
giovedì 16 gennaio 2014
Europei si diventa
Dedico
questo scritto alla celebrazione della Memoria della shoah del prossimo 27
gennaio
L’Europa. L’Europa in crisi, spesso trascurata,
apertamente minacciata.
L’Europa degli Europei. Lo spazio dove tanti nostri giovani circolano, spendono i loro
titoli di studio in stages o lavori altrimenti impossibili a casa loro.
L’Europa dove le città
si riconoscono per le caratteristiche comuni e uniche al mondo: un centro
storico con la piazza, la cattedrale, i monumenti storico-politici, le opere
d’arte inestimabili e le tracce, le cicatrici di guerre terribili.
L’UE senza frontiere:
possiamo tutti provare l’emozione e l’aria di libertà quando si passa ad esempio
il Brennero e si vedono i resti della frontiera che non c’è più e dove un tempo
serviva il passaporto e il cambio di valuta…sì, L’UE dove la guerra tra paesi
membri è un Centenario o una celebrazione
della Memoria.
L’UE dalle multiformi sovranità, contenitore di un modello economico e monetario autonomo; culla di un modello culturale unico al mondo che ha fondamento nella cultura
greca, nella latinità, nelle radici del Medio Evo cristiano e infine nella
rivoluzione scientifico-tecnica.
L’UE dove la sorte comune è stata fondata sulla
costruzione della pace, sul rispetto
dei diritti umani; dove la comune idea di sapere ha reso ovunque validi i
titoli di studio dei paesi membri,
Come c’è voluto tanto tempo a diventare italiani dopo l’Unità d’Italia e ancora
si arranca adesso, europei si diventa
e ancora lo si deve diventare.
Chi manderemo a governare questa Unione Europea col
nostro voto (o con la nostra astensione) alle prossime elezioni europee del 22-25 maggio
2014?
Qualcuno che pensa che, dati i difetti e le
difficoltà, bisogna rallentare, frenare, mettere la “retro”, o anche andarsene?
Oppure qualcuno che crede che, fuori dagli umori
populistici , bisogna procedere, andare avanti, compiere ciò che è necessario
in base all’esperienza e all’evidenza storico-politica? Qualcuno convinto che per migliorare l’UE ci vuole più UE?
Gli
elettori hanno la possibilità di influenzare le politiche future dell'Unione
europea, eleggendo i 751 deputati al Parlamento europeo che rappresenteranno i
loro interessi.
La
partecipazione al voto purtroppo è diminuita ad ogni elezione del Parlamento
europeo dal 1979, soprattutto tra i giovani elettori. Dobbiamo adoperarci per
invertire questa tendenza perché si
tratta di elezioni molto importanti per
il nostro futuro e sono anche le prime elezioni da quando, nel 2009, il
trattato di Lisbona ha conferito al Parlamento europeo una serie di nuovi e
importanti poteri tra i quali quello di influenzare la nomina del
candidato a presidente della Commissione europea che succederà a Barroso nell'autunno 2014 e
quindi eleggere il presidente della Commissione. Il Parlamento,
unica istituzione europea eletta a suffragio diretto, è oggi uno dei cardini
del sistema decisionale europeo e contribuisce all'elaborazione di quasi tutte
le leggi dell'UE.
Per
informarci sulle decisioni più importanti prese dal Parlamento europeo e capire
qual è la posta in gioco nei settori
politici chiave, visitiamo il sito www.myvote2014.eu
Franca Marchesi, 16 gennaio 2014
domenica 12 gennaio 2014
Paolo Cova . News dal Parlamento - e-news n. 39
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mercoledì 8 gennaio 2014
Un PD che piace alle Lega?
La notizia, da la Repubblica Milano.it ( v. anche Il sole 24 ore e varia stampa locale):
Lombardia, consigliere pd con la Lega:
"Semplifichiamo la vendita delle armi"
Lombardia, consigliere pd con la Lega:
"Semplifichiamo la vendita delle armi"
La mozione del Carroccio in consiglio regionale chiede di ridurre gli obblighi burocratici. Tra le firme quella di Corrado Tomasi, democratico eletto in provincia di Brescia dove si trovano cento aziende del settore..."Meno burocrazia, rendiamo più facile la vendita degli armamenti", è la mozione della Lega Nord in Consiglio Regionale. Firmano tutti i gruppi del centrodestra (da Ncd alla Lista Maroni) e firma pure un consigliere del Pd, Corrado Tomasi.
Commentate voi, che a me scappa da ridere...e anche un po' da piangere.
lunedì 6 gennaio 2014
Le risposte che mancano
La battuta che ha provocato le dimissioni di Fassina è stata davvero infelice. Ma preoccupa di più che Renzi non si renda conto della ferita arrecata a quanti nel Pd considerano le questioni poste dal viceministro serie e meritevoli di risposte, che tuttora mancano.
Nessuno può chiedere al neosegretario di cambiare un registro comunicativo che si è rivelato fin qui vincente. Il problema però è che, da leader, non può pensare di eludere le domande che appartengono al normale confronto democratico, per di più usando toni liquidatori verso chi sta nel suo partito e non si trova d’accordo su una scelta, o su una strategia.
Renzi ha ribadito, anche ieri, che la sua priorità è imprimere un forte cambiamento al corso della politica. E che intende subordinare tutto a questo obiettivo. Ma Fassina gli aveva chiesto, appunto, di essere conseguente, di non limitarsi a sferzare il governo il più delle volte con toni poco amichevoli, insomma di rompere quel muro di separazione e di cambiare la squadra ministeriale del Pd per metterla in sintonia con l’esito delle primarie. A Renzi non piace parlare di rimpasto: ha ripetuto ieri che lo considera un rito della vecchia politica da rottamare. Tuttavia il suo giudizio estetico, pur così netto, resta un passo indietro rispetto ai temi sollevati dal suo interlocutore.
Renzi ha ribadito, anche ieri, che la sua priorità è imprimere un forte cambiamento al corso della politica. E che intende subordinare tutto a questo obiettivo. Ma Fassina gli aveva chiesto, appunto, di essere conseguente, di non limitarsi a sferzare il governo il più delle volte con toni poco amichevoli, insomma di rompere quel muro di separazione e di cambiare la squadra ministeriale del Pd per metterla in sintonia con l’esito delle primarie. A Renzi non piace parlare di rimpasto: ha ripetuto ieri che lo considera un rito della vecchia politica da rottamare. Tuttavia il suo giudizio estetico, pur così netto, resta un passo indietro rispetto ai temi sollevati dal suo interlocutore.
In cosa consiste l’auspicio di un radicale cambiamento politico, se chi lo propone non vuole sporcarsi le mani oggi con il governo, e anzi non perde occasione per disprezzare la sua maggioranza? Si ritiene sul serio che la legislatura possa superare il 2014 con un Pd che dia l’impressione di ritenere l’attuale quadro politico, non già l’esito di una rottura nel centrodestra che ha messo all’angolo Berlusconi, bensì l’ingombrante retaggio di un passato da dimenticare? Fassina ha posto queste domande non in astratto, ma all’indomani del varo della legge di Stabilità, che il nuovo gruppo dirigente del Pd ha accompagnato in Parlamento gareggiando nelle critiche (le famose «marchette»), talvolta persino nella delegittimazione. È a questo che Renzi non ha finora risposto con chiarezza. E per questo il suo «Fassina chi?» è suonato più come una reazione stizzita e liquidatoria che non come una battuta irriverente. Chi guida un partito ha responsabilità maggiori di tutti gli altri. L’azione di cambiamento che il leader deve promuovere non può essere disgiunta dalla costruzione continua del consenso democratico anche all’interno del partito. Aver vinto le primarie così nettamente non legittima un potere assoluto, né autorizza a interpretare il mandato come una cambiale in bianco. Una leadership forte è certamente un valore aggiunto, a condizione però che non consideri il partito come un peso, come un ostacolo nel rapporto diretto con l’opinione pubblica. Renzi ha mostrato intelligenza nell’offrire a Cuperlo la presidenza e nel confermare i capigruppo di Camera e Senato: tuttavia non bastano gli organigrammi a corroborare l’unità. È necessario uno stile, un metodo, anche per la comunicazione interna. Il Pd è il solo partito nazionale con struttura democratica. Ma mantenere questa caratteristica in un contesto dove i principali avversari sono rappresentati da due padri-padroni (Berlusconi e Grillo) non è facile. Il rischio che anche il Pd degeneri verso forme di leaderismo e populismo non è scongiurato per sempre. Ci vuole cura, e cultura democratica. Restano poi le questioni politiche sul rapporto tra il Pd, il governo e la durata della legislatura. Fassina non poteva che dimettersi, per dignità, di fronte ad un segretario che gli ha platealmente negato una risposta. Renzi, per parte sua, può legittimamente cercare di preservare un certo distacco dal governo in carica e dalla maggioranza, anche nel caso si raggiungesse l’accordo sul programma del 2014, a partire dalla riforma della legge elettorale. Ciò che però deve sciogliere è il groviglio di contraddizioni che questo distacco politico produce nella credibilità e nell’efficacia del governo. Quello di Enrico Letta non può (e non deve) diventare un esecutivo «tecnico» o un governo «amico» proprio ora che Berlusconi è finito all’opposizione e si appresta a rincorrere Grillo nell’anti-europeismo e nel radicalismo anti-sistema. Certo, se la minaccia di far saltare tutto oppure di ricorrere alle maggioranze variabili è soltanto la tattica di Renzi per strappare condizioni migliori ad Alfano, vuol dire che abbiamo scoperto un abile negoziatore. Comunque, più il programma di Letta per il 2014 avrà l’impronta del Pd, più il suo governo acquisterà un carattere politico, nel senso che il Pd risponderà maggiormente dei risultati positivi come degli insuccessi.
L’alternativa a questo scenario è quello di un Renzi che, invece, tira la corda per spezzarla. O meglio, per costringere Alfano a spezzarla. In questo caso il gioco di sponda sarebbe con Berlusconi: riforma elettorale e subito al voto. Al gioco non dovrebbero starci né Letta, né il Nuovo centrodestra (che oggi sono di Berlusconi i principali bersagli). Di tutto questo gli organi del Pd devono discutere. E presto. L’argomento che le primarie hanno dato mandato pieno a Renzi non può essere opposto a chi chiede un confronto: il segretario peraltro dispone di una maggioranza che lo tiene al sicuro. Piuttosto, anche Enrico Letta deve dire la sua. Non può accettare che il Pd tratti pure lui con questo distacco critico. Se Letta intende rivendicare di aver messo ai margini Berlusconi e di aver chiuso il «ventennio», non può cedere sulla caratura politica del governo e sull’inclusione della sua leadership nel nuovo corso Pd. Neppure Letta, del resto, è obbligato a restare a Palazzo Chigi a qualunque condizione. Al tavolo del programma 2014 ha interesse a costruire un quadro di riforme coerenti, non limitate alla sola legge elettorale. E anche la sua sfida personale può aiutare il Pd. Come può aiutarlo una sinistra che riorganizza le proprie idee e le mette a disposizione senza correntismi, magari sull’abbrivio di questo atto di ribellione compiuto da Fassina.
Claudio Sardo
Paolo Cova - eNews n°38
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domenica 5 gennaio 2014
La bufala delle tre proposte elettorali
Il Segretario del PD gioca
da solo ( ti piace vincere facile?) raccontando la palla che
tutte le tre proposte elettorali da lui “offerte” agli altri Partiti
garantirebbe di sapere il giorno dopo “chi ha vinto le elezioni” (vero) e chi
governerà per l’intera legislatura (falso).
Nemmeno una legge elettorale come quella utilizzata
per l’elezione dei Sindaci potrà garantire la governabilità, -basti pensare al
nostro paese od alle tante realtà comunali che vanno in crisi – fin quando non
si metterà mano ad una anomalia: la possibilità del deputato o del consigliere
di cambiare casacca in corso di mandato.
Basta un solo concetto e
tutti i sistemi sono validi: dimissioni di chi cambia idea (anche avendo
ragione).
Se sei stato eletto in una
lista od in una coalizioni ci rimani fino al termine del mandato, altrimenti ti
dimetti e fai subentrare il primo dei non eletti.
Roberto Bertolotti
sabato 4 gennaio 2014
Renzi chi?
Se volevo un
segretario comico votavo Grillo, se volevo un condottiero da avanspettacolo
votavo Berlusconi.
Per mia
fortuna non ho votato né un clone del comico né un clone dell’avanspettacolo.
Speravo che
gli altri, non io, avessero scelto un segretario.
Mi
sbagliavo. Non sono “ in linea”?
“Francamente
me ne infischio”.
Roberto
Bertolotti
p.s. rimango
in questo Partito ( notate la P maiuscola) per impedirne l’annientamento, ma
dopo 37 anni di militanza probabilmente mi rottamerò da solo , se alle
“Europee” avverrà quello che penso.
Non si
sentirà la mia mancanza nel pd (minuscolo) entreranno i molti che hanno votato
Renzi ( o chi?)
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