giovedì 14 giugno 2012

Un lucido intervento di Peppino Caldarola su "Linkiesta"


La strana democrazia di 5 Stelle, La Repubblica e Montezemolo: chi comanda non è nel partito
Sta nascendo una nuova tipologia di partiti (che si dichiarano rigorosamente non partiti) a direzione occulta, ovvero, per meglio dire, diretti da gente che se ne sta fuori a guidarli dalle tenebre. Nell’elenco c’è il partito di Grillo, che pudicamente si autodefinisce movimento ma è un partito, c’è quello di Montezemolo, c’è quello del gruppo “L’Espresso-Repubblica”. Grillo ci ha già spiegato che lui sarà dietro le quinte a stabilire ciò che è giusto e ciò che non lo è, più o meno come accade in Iran con gli ayatollah. Irene Tinagli ci ha raccontato che nel suo “Italiafutura” Montezemolo svolgerà un ruolo di difficile catalogazione ma anche lui sarà un leader occulto, il gruppo editoriale citato aiuterà la presentazione di una lista, ma ne saranno fuori i tre capi, cioè Carlo De Benedetti, Eugenio Scalfari e Ezio Mauro.
Sta nascendo una strana democrazia in Italia. Mentre a destra ci si sta convincendo che forse è bene fare le primarie per eleggere un signore o una signora che prenda il posto di Berlusconi, e mentre a sinistra Bersani (che prese poco tempo fa qualche milionata di voti per diventare segretario di partito) dovrà sottoporsi a una nuova prova per diventare il candidato premier, c’è questo pullulare di nuovi movimenti, questo formicolio di società civile, questo insorgere di antipolitica che si svolge nell’ombra e tine al riparo i grandi burattinai, cioè i capi della nuova forma-partito, il partito-occulto. Mi viene da dire che è meglio il peggior partito, con regole democratiche vere, che il miglior movimento affidato nelle mani di uno o più guru che possono di soppiatto e senza controllo decidere le sorti della politica e con essa di milioni di cittadini.
Stiamo diventando quello strano paese in cui il massimo di virtù democratica viene riconosciuta a personalità e movimenti che non si sottopongono a congressi o a qualcosa di simile. Prendete quel democratico di Di Pietro: non ha mai fatto un congresso, ha selezionato una classe dirigente peggiore di quella della prima repubblica, i suoi parlamentari sono stati oggetto di attenzioni e di scambi per tenere in piedi il vecchio governo. Eppure Di Pietro, che non fa congressi né primarie, guida la lista di coloro che hanno qualcosa da insegnare ai partiti ed elogia Grillo sul ricambio generazionale dimenticando che sia lui sia Grillo sono, anagraficamente e non solo, abbastanza avanti con gli anni. La lista di Montezemolo, per parlare di un altro partito occulto, verrà fuori da un’associazione che è fatta di tante belle persone, la Tinagli è anche brava e carina, ma nessuno sa chi e come sono selezionati i suoi dirigenti, eppure anche loro criticano i partiti perché poco trasparenti. Il gruppo editoriale citato è il prototipo della struttura autoritaria, ben più di quanto lo sia necessariamente ogni giornale, e la sua eventuale lista sarà formata con un meccanismo di selezione arbitrario, senza alcun rapporto con una linea politica che è stata di una mutevolezza e anche di un opportunismo politico da lasciare interdetti.
L’unico che dovrà fare gli esami sarà Bersani e con lui i suoi contraddittori, si chiamino Renzi o Vendola o altri ancora. Nella Italia stanca dei partiti invece saremo pieni di movimenti di duri e puri che della democrazia non sanno che farsene, in cui comanderanno i nuovi ayatollah formati nei camerini dei teatri, nelle stanze di grandi aziende, nelle redazioni militarizzate. Sono tutti nipotini di Berlusconi, buonanima. Per questo, passando sopra a tutti i miei mal di pancia, guardo con affetto a Bersani e tifo per lui. So che se toccherà a lui comandare, a me e a tanti altri resterà la possibilità di criticare. Con quegli altri, duri e puri, movimentisti, espressione della società civile, eccetera e eccetera forse correrò qualche pericolo come capita nelle democrazie commissariate dai guru, dai para-guru, dalle strutture di comando occulte. 

Nessuna paura delle primarie ma almeno un po' di regole.

Dopo tante esperienze di elezioni primarie qualche riflessione va fatta, anche a costo di essere criticati:
  1. Ha senso far votare e tenere validi i loro voti extracomunitari e persone che non hanno compiuto 18 anni di età, persone che non voteranno alle elezioni politiche e comunali? A Palermo, ma anche altrove, hanno votato 800 extracomunitari. La differenza fra il primo ed il secondo candidato è stata di 150 voti. Se decisivi fossero stati gli extracomunitari ed i giovani sotto i 18 anni potremmo dire che sono stati gli elettori palermitani a scegliere il loro candidato sindaco? Non sarebbe meglio pensare a seggi specifici per extracomunitari e minori di 18 anni che servono a dare voce ed anche a capire gli umori di questi potenziali futuri elettori, ma non a far decidere loro per la scelta di un candidato che poi non potranno votare?
  2. Se partecipano alle elezioni più di 3 candidati occorre pensare ad un turno di ballottaggio tra i primi 2 arrivati, se nessuno supera una determinata soglia ( 40 – 45 per cento) al primo turno Un elettore può preferire un candidato, ma, come male minore ( o meglio scelta minore)   potrebbe optare, al secondo turno, per un altro in caso il suo non ce la facesse. Naturalmente i possibili elettori del secondo turno debbono essere solo quelli che hanno partecipato al primo.
  3.  Questo metodo consentirebbe a più candidati dello stesso Partito, non solo PD, di presentarsi senza timore di favorire qualcun altro.
  4. Se invece si mantenesse l'attuale metodo di elezione al primo turno indipendentemente dalla percentuale raccolta occorre che il P.D. metta in campo un solo candidato. So bene che è una scelta difficile, ma non è possibile agire diversamente. Naturalmente nessuno può impedire a qualcuno di candidarsi, ma se lo fa non deve avere il sostegno ufficiale di nessun dirigente del Partito.Rimando questo scritto di qualche tempo fa, non apportando alcuna correzione ritenendolo ancora attuale. Finalmente mi pare che ci si stia avviando verso primarie in due turni.Al secondo turno gli elettori che non hanno scelto i due sfidanti  sceglieranno quello che loro ritengono la “seconda scelta”.Mi auguro che non si preveda di far votare la secondo turno chi non ha votato al primo.Ma soprattutto mi auguro che il vincitore abbia sottoscritto un programma condiviso, perché, come Prodi insegna, non basta vincere bisogna governare questo Paese.

Roberto 

mercoledì 13 giugno 2012

Was der Euro verlangt - L'Euro e le sue necessità

Grazie al mio amico Beppe Vandai - trevigliese abitante in Germania da 27 anni dove ha studiato e vi conduce affari -  ottengo la traduzione  a cura di  Fausto Romanato e Antonio Staude dell'articolo di H. Steltzner ( condirettore della Frankfurter Allgemeine Zeitung Was der Euro verlangt uscito sulla FAZ dell' 11 maggio scorso che ci fa capire come argomenta il nocciolo duro del management economico in Germania. La posizione è anche rilevante perché coincide in larga misura con quella dell'attuale governo tedesco.


Alcuni paesi  europei  hanno frainteso il significato dell’unione monetaria, probabilmente reputandola paradiso del welfare facile. Ma ciò può funzionare solo in presenza di solide finanze di stato nonché riforme strutturali. La BCE non è in grado di risolvere tali problemi, ma deve fare attenzione a non preparare il terreno alla prossima crisi.
Una crescita artificiale rispedirebbe l’Europa all’inizio della crisi, ha sostenuto la cancelliera tedesca Angela Merkel nella sua dichiarazione di governo di giovedì scorso. Nulla di più vero, come abbiamo potuto esperire nel passato. Grazie all’introduzione dell’EURO per più di 10 anni si sono avuti, di fatto, gli EURO bond. Per gli investitori tutte le obbligazioni europee risultavano essere sicure e i tassi di rendimento delle obbligazioni statali erano tutti allo stesso livello: dalla Finlandia alla Grecia. I trasgressori del debito dell’area EURO tuttavia non hanno utilizzato questi interessi insolitamente esigui per ridurre il debito pubblico, bensì per accendere ulteriori crediti; per incrementare i consumi o per finanziare progetti infrastrutturali in parte dubbi. I paesi europei fortemente indebitati si sono inoltre giocati i vantaggi dell’unione monetaria (ossia interessi bassi come in Germania) aumentando esageratamente prezzi e salari.  
La storia della finanza conosce molti esempi di recessioni pesanti dovute ad indebitamenti allegri. Le conseguenze poi per stati, imprese o privati si protraggono a lungo prima di potersi liberare dal peso di questo indebitamento eccessivo. Per anni si assiste ad una riduzione di investimenti e consumi. Gli istituti bancari concedono fidi solo con riluttanza, dapprima infatti bisogna portare in pareggio i bilanci. Anche la crisi dell’EURO porta a perdite permanenti in termini di crescita e ad una crescita piatta. A differenza di variazioni congiunturali a breve termine, al calo non segue alcuna ripresa rapida dato che le strutture gonfiate devono essere corrette (ad es. il sistema finanziario irlandese, l’economia edile della Spagna o l’amministrazione greca). Non a caso il premio Nobel James Tobin definiva un elevato indebitamento statale come “tallone d’Achille del capitalismo”.    

martedì 12 giugno 2012

Governi di centro sinistra e curva del debito pubblico

 La tabella che segue ha per fonte la Banca d'Italia e l'Istat.

I governi di centro-sinistra a partire dal 1996 lasciano il debito pubblico meglio di quando lo trovano e  contribuiscono a farlo diminuire. Ciò vale anche per l'odiato governo D'Alema, accidenti, nel cui biennio di governo (1998-2000) il debito scende di 6 punti percentuale dal 114,2% al 108,5%.

Scelte impensabili in questo periodo di crisi

Che sofferenza  questa crisi che ci costringe a sopportare questo marcio PDL, purtroppo ancora maggioritario in Parlamento!
Purtroppo, perchè il desiderio di mandarli a casa è fortissimo ma come si fa a far cadere il Governo in questi giorni terribili per l'economia mondiale? 
Siamo con il fiato sospeso per capire cosa succederà alle nostre già vuote tasche se crolla l'Euro e l'Italia (niente pensioni nè stipendi, risparmi a zero etc) e dobbiamo sentire che per il PDL importante oggi è bloccare la legge anti corruzione!?!
Una legge che finalmente diminuirebbe la facilità corruttiva e riporterebbe nelle tasche dello Stato  cifre enormi.
Ma questo rischia di toccare i tanti corrotti che il PDL ha!
Le voci  più contestate : induzione indebita a dare o promettere utilità (che tocca Berlusconi!) e l'interdizione dai pubblici uffici.
Penso che la maggior parte dei cittadini onesti vedrebbe di buon occhio leggi che limitino  la possibilità di corrompere ed essere corrotti o di rivederli  ancora in cariche pubbliche.
Come fanno a non capire che per la salvezza di pochi  si sta distruggendo  la maggior parte di noi?
Nei loro comizi  ripeteranno che le prime riforme da attuare sono la Giustizia....ad personam e l'informazione?!
Io chiedo al cittadino onesto, anche di centro destra, volete votare ancora questa gente? Sentire la Santanchè urlare contro l'IMU e l'Euro?
Ma quando ha votato per togliere l'ICI, solo per motivi elettorali, dov'era? Questa tassa, molto più bassa dell'IMU, non tolta, avrebbe aiutato in questi anni molto di più i Comuni a risentire meno dei tagli dal Governo centrale, e di conseguenza a erogare meglio i servizi al cittadino. Ma ben pochi  lo hanno ancora capito.

Cosa ne pensate?


Il sabba infernale dei mercati

Rudolph Hilferding
 (1877-1941)
"Ce lo chiede l'Europa, ce lo chiedono i mercati"... questa ormai la litania senza posa che ci tormenta almeno dal 2007. E non non bastano  i sacrifici umani che ogni giorno vengono offerti al Moloch dei Mercati... In questi giorni sembriamo alla fine della scala a chiocciola che ci ha portati sempre più giù, laddove comincia a vedersi la coda del Diavolo. Quando tutto questo finirà, se finirà, occorrerà ricordarsi che forse la responsabilità di tutto ciò non è della Merkel, né di Obama, né dei governanti, o meglio è stata di tutti costoro che non hanno avuto il coraggio di arginare il capitale finanziario impazzito - il vero responsabile - che a poco a poco ha cominciato a mangiarsi l'economia reale. L'America di Wall Street, e  un pugno di assatanati Gekko (vedi il film "Wall Street") che si sono arricchiti scommettendo sul destino di interi popoli, avranno il loro posto di onore, sicuramente, e poi via via a seguire chi ha determinato la crisi, chi ha visto e non è intervenuto, chi nella tempesta ha pensato solo al proprio "particulare",  chi ha prima  negato che la crisi ci fosse e poi s'è dimostrato totalmente incapace di fare alcunché come il nostro ex capo di governo... Nel frattempo correre a leggere il libro di  Rudolph Hilferding che sul potere distruttivo del "Capitale finanziario" aveva già  scritto nel 1910 ...


domenica 10 giugno 2012

La madre di tutti i problemi

Quella della spartizione dei vertici, delle poltrone e giù fino agli ultimi strapuntini è la madre di tutti i problemi dei partiti. La questione non è come si scelgono le candidature, ma l’”evergreeen” della catena alimentare al posto dell’etica pubblica.


Se si mette qualcosa nel congelatore carico di germi e batteri, quando si scongela, questi proliferano rapidamente. E’ quanto è successo ai partiti,  al loro modo di posizionarsi di fronte ai problemi e allo sconcerto che li coglie quando si accorgono che niente è come prima …


Il voto segreto ha salvato il senatore del Pdl  De Gregorio: questo va bene.  Il Premier prende sul serio il rapporto  della Commissione Grandi Rischi (ma non era che le commissioni lavorano per niente perché poi la decisione è “politica”?); il Premier  ne informa gli italiani trattandoli da cittadini adulti: questo non va bene, disturba i manovratori … L’intervento del Premier sulle nomine spartitorie alla TV pubblica, bene comune, è bollato come “strappo”, non va bene: non è considerato come “contrordine compagni!”, ma come ingerenza indebita.
Modificare queste logiche - non solo romane, ma anche lombarde e talvolta locali -  talmente radicate in Italia nel tempo e nello spazio, richiede coraggio,  determinazione e senso dello stato.                                                                                                                                                         Franca







sabato 9 giugno 2012

venerdì 8 giugno 2012

Romano Prodi contro il Partito democratico.


 SVEGLIA!
Romano Prodi contro il Partito democratico. L'ex presidente del Consiglio ha parlato in esclusiva al Corriere della sera  di oggi: «La spinta al suicidio di questo partito non ha limiti».
Il riferimento di Prodi è in particolare alla polemica sulle nomine delle Authority.  all'estero ma ha seguito passo dopo passo la polemica per le nomine alle Authority.
 La dura critica è arrivata proprio mentre il Pd è impegnato in una direzione per risolvere i temi del momento.
La scelta sulle nomine, avvenuta in parlamento l'8 giugno, aveva incontrato i favori di gran parte del Pd, registrando poche voci fuori dal coro, tra le quali quelle di Arturo Parisi e Sandra Zampa, entrambi vicini a Prodi.
Il primo aveva definito «irresponsabile aver scelto il principio di spartizione», la seconda l'aveva descritta come «una delle peggiori pagine della vita del gruppo Pd».

Volantino da Cassina

Marelli, GTE, Italtel, Siemens, Nokia, Nokia Siemens Networks, Jabil ... la storia non finisce qui!
Nel bollettino ALAS (Associazione Lavoratori Anziani Siemens) del 1° dicembre 2003, leggiamo:  "E son già più di 40 anni che c'è Cassina. [ ... ] Svettava verso il cielo un'unica ciminiera, la torreche non emetteva i fumi dell'industria manifatturiera tradizionale, ma avrebbe portato lantenne, simbolo delle moderne telecomunicazioni. Qui sono stati vissuti da tecnici e ingegneri, manager e operai 40 anni di evoluzioni tecnologiche molto importanti per il mondo  delle telecomunicazioni (TlC) e non solo nazionale. E la presenza della nostra azienda ha anche influenzato la vita sociale del territorio con l'insorgere di attività indotte stimolate dalla presenza di questo polo importante di cultura scientifica e di tecnica manifatturiera avanzata" .
Dalla Marelli, nacque nel 1964 la GTE telecomunicazioni, con stabilimento a Cassina de' Pecchi. Poi divenne Siemens, poi Italtel, poi ancora Siemens. Infine, dal 2007 la storica sede della ex GTE insieme con la più recente sede del centro direzionale Redilco (Cassina Plaza) sono parte della società Nokia Siemens Networks (NSN, nata dalla fusione del comparto reti di Siemens e di Nokia).
Anche Nokia era già presente sul territorio, ma aveva già ridotto notevolmente la propria presenza prima della fusione con Siemens.
Con NSN è cominciato il vero declino del sito, a cominciare dalla vendita delle attivimanifatturiere a Jabil.
Ora Jabil ha chiuso, ha dichiarato la cessazione delle attivi. Ma la fabbrica è presidiata dagli operai da-luglio. È un esempio di tentativo dei lavoratori di mantenere in vita la propria attivi
Ha un suo perché: tutto intorno, diciamolo, sta avanzando il deserto industriale. Il panorama sarebbe ancora più desolato senza una ripresa delle attività di quel sito, perché ne sarebbe colpito anche l'indotto.
I dipendenti di NSN in Italia sono passati ad oggi da 3000 a 1100, di cui circa 900 a Cassina
Questi ora vengono progressivamente spostati alla sede di Plaza, nell'ottica di chiusura definitiva dell'area storica.
Ma c'è ben di più: dal 4 maggio scorso il 53% del personale NSN in Italia è in esubero. Una grande realtà industriale rischia di scomparire del tutto dal territorio, un luogo di eccellenza per le TLC mondiali addirittura depredato tramite un'operazione spregiudicata che ha visto NSN cedere i brevetti dei prodotti Microwave sviluppati a Cassina e dichiarare esuberi la maggior parte dei lavoratori del settore.
Non possiamo permettere che 50 anni di storia vengano cancellati! La storia non finisce qui!
Chiediamo alla popolazione di questo territorio di sostenere la lotta dei lavoratori NSN per la
difesa dell'occupazione! Cda fare tanto: volantini, scioperi, manifestazioni a Roma ....
RSU NSN Cassina De' Pecchi,  5 giugno 2012



I tecnici dei tecnici

Succede che il governo tecnico in evidente affanno sul fronte dei tagli si affidi ad altri tecnici: Alesina, Bondi e a quel vecchio marpione di Amato, un politico richiamato alla sua antica funzione di  tecnico. Succede che uno di questi tecnici, Alesina, del quale nulla sappiamo circa i risultati del suo recente incarico,  spari a palle incatenate sul "Corriere" del 6 giugno contro il "suo" governo. Succede che il ministro Passera non riesca a varare un provvedimento sulla crescita perché quelli della Ragioneria dello  Stato d'intesa con il  Capo di Gabinetto dell'Economia Fortunato e in sintonia con quella vecchia volpe del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Catricalà, facciano squadra ed esercitino in maniera spietata il loro potere d'interdizione (se loro dicono che non c'è copertura a un provvedimento, e possono dirlo solo loro, e non procedono alla sua  "bollinatura" nessun Governo può decidere alcunché). Succede insomma nella vecchia Italia degli apparati e delle zone grigie che come nella legge di Nenni dove c'è sempre un puro che ti epura, qui c'è sempre un tecnico di ultima istanza che sequestra  e imbavaglia un altro tecnico...
Post-it per quando prenderemo il  potere:  la riforma degli apparati della pubblica amministrazione (Consiglio di Stato, Corte dei Conti, Ragioneria Generale dello Stato)  sarà necessaria e urgente quanto l'aggressione del debito pubblico... per non far sì che un tecnico soffochi un politico anche quando si presenta in veste di tecnico...

mercoledì 6 giugno 2012

Le lottizzazioni

È un tema, quello delle lottizzazioni (termine se ricordo bene coniato da Alberto Ronchey) dal quale non se ne esce, ed è uno dei problemi più rilevanti di una democrazia.
 Come assegnare le cariche pubbliche? 
Non riesco tuttora, nonostante i guasti della lottizzazione, che sono davvero innumerevoli, immaginare un'assegnazione di cariche pubbliche svincolate dal potere politico (che in Italia è partitico). Facendo un passo indietro, prima dell'avvento delle ghigliottine e delle democrazie liberali, nell'Ancien Régime,  erano i cortigiani, i nobili e i parenti dei nobili a prendersi tutto.  Ai tempi della Rivoluzione Francese e del periodo napoleonico i "commissari politici" presero il sopravvento e  occuparono tutta la poderosa macchina statale, dalla diplomazia all'esercito, riflettendo gli equilibri dei gruppi in quel momento al potere:  la Convenzione, il Direttorio, il Termidoro, il Consolato e infine Napoleone, che si prese tutto il piatto e se lo distribuì con i parenti stretti.  
Il modello dei  "commissari politici" si è esteso anche all'Italia repubblicana nonostante i criteri di imparzialità della Pubblica Amministrazione e l'accesso attraverso i pubblici concorsi previsto dalla Carta costituzionale.
Interrogarsi sulle lottizzazioni pur deprecandole (e personalmente sono stato testimone di sconcezze senza fine in nome della lottizzazione) significa affrontare l'ultimo tratto della catena amministrativa dello Stato, quello dei Vertici. Chi metterci a capo di queste Strutture, siano esse le Authority, siano la RAI, le Poste, Finemaeccanica, ecc?
Nei fatti la lottizzazione, ormai -  da quando i rapporti di lavoro nel Pubblico impiego sono stati quasi tutti privatizzati (pur restando a carico dell'Erario gli stipendi e i costi) e sono stati aboliti, di fatto, i concorsi pubblici -, riguarda tutti gli Organigrammi del cosiddetto Settore Pubblico Allargato, insomma tutta la macchina della Pubblica Amministrazione, dall'uscire al Direttore Generale.
Affrontare il tema della lottizzazione e dell'accesso al Pubblico Impiego in termini di funzionalità del sistema e di riconoscimento del merito è dunque uno dei principali e più urgenti compiti di un partito riformista.
Occorre progettare una società che sappia selezionare autonomamente un'élite legittima (concorsi, Alte Scuole, selezioni feroci) perché è  impensabile che le nomine le faccia una specie di Sinedrio che non si sa poi a chi risponderà,  oppure ancora il Parlamento, come accade adesso, con tutte le logiche spartitorie che non finiscono di indignare.  Ipotizzare una società  nei vertici sempre più svincolata  dai "commissari politici" e alla base sempre più concorsualizzata, come d'altra parte prevede la Costituzione. Altrimenti non si capisce come  si possa far largo al merito, quel merito che secondo Shakespeare, nel monologo di Amleto, è definito "paziente",  ma anche quello che prende calci in bocca.

martedì 5 giugno 2012

Lettere di Silvio. Un cittadino cassinese scrive al Sindaco leghista di Cassina de' Pecchi


Cassina de' Pecchi
7 maggio 2012
Al Signor Sindaco del Comune di Cassina de' Pecchi.

Egregio signor Sindaco,
l'avere volutamente definito un'istituzione democratica, "Dal nuovo governo romano "il governo Monti, evidenzia quanto sia povera la sua cultura politica, non all'altezza di un rappresentante della NAZIONE come recita l'art.67 della  Costituzione; affermare che il governo Monti non è stato votato è un maldestro tentativo di nascondere la propria immondizia sotto lo zerbino.
Il  governo Monti esercita responsabilità nazionale, voluto dal presidente della Repubblica, accettato dal premier Berlusconi ancora in carica, responsabilmente sostenuto  dal PDL, dall’ UDC e dal PD impegnati a dipanare una matassa aggrovigliatasi nell'interminabile transizione, in cui l'ultimo governo Berlusconi-Lega Nord non è esente da serie responsabilità.
L'esito positivo di tale impegno, dipende soprattutto, dall'unione di sinergie che, in momenti cruciali determinano svolte positive al nostro Paese: certamente la sua  irrispettosa definizione dell'unico governo italiano, diretto da Monti, porta solo  acqua al mulino qualunquista, foriero di pericolose avventure per l'Italia.
Eppure i dipendenti comunali in un momento di grande difficoltà, per l'infedeltà di  una dirigente, hanno dato il massimo della loro capacità e professionalità che co. me ha scritto il segretario Tiziana Della Monica, "di fatto ha limitato i i danni: l'attività del Comune, infatti non si è fermata".
Tale esemplare atteggiamento la chiamo coscienza responsabile nazionale: Lei?
OSSEQUI
S.  Loconsolo

La Parrocchia di Camporicco di Cassina de' Pecchi
citata nella  2^ lettera di Silvio
  ^^^^^^^^^^
Riflettendo sulla data del 25 aprile 1945.

Signor Sindaco,
sarebbe stato bello che accanto alla ricorrenza del 430mo della chiesa di Sant'Agata si fosse ricordato anche la storica data di 67 anni fa: il 25 aprile 1945.
So molto bene che il Comune l'ha ricordata con un pubblico manifesto, ma è altra cosa ricordarla sul "Nostro Paese"; a qualche giovane o ragazzo poteva sollecitare una qualche curiosità La diffusione mediatica agevola la conoscenza, crea cultura popolare sulla vera storia e contributo del nord nel 1943-1944 per la democrazia.
Magari qualche nonno poteva ricordare al nipote che il parroco di Camporicco  don Ambrogio Verderio, a suo modo ha partecipato alla Resistenza, nascondendo  nella sua chiesa ebrei e antifascisti; qualche familiare potrebbe parlare del cattolico Giampiero Zanchetta, cultore della vita milanese (deceduto di recente), che era  partigiano a Milano. Con la testimonianza di Mons.Bruno Magnani, voglio ricordare due cassinesi che si sono schierati per la democrazia.
   S. Loconsolo

lunedì 4 giugno 2012

La Germania e l'Italia


Un sistema socio-economico che gira a velocità sostenuta e che non perde energia. Questo è la Germania. Non occorre frequentarla molto, ma basta, nei viaggi che si è fatti, interrogare qualche amico tedesco. Come si chiedono le concessioni edilizie? Come vengono assunti i postini? Qual è il processo di selezione  all’Università, in una grande “Firma” (parola tedesca per indicare Ditta)? Ed è vero che i sindacati sono molto influenti? Sì,  ma alla luce del sole (Mitbestimmung),  mentre da noi stanno dietro le quinte e controllano Banche (Popolare di Milano) e interi comparti della PA (Municipalizzate, Poste, ecc)  in maniera subdola  e piazzando con l’intrigo i loro uomini ai vertici, e quasi sempre non i più bravi, ma solo i più fidati.
Ci sarà una ragione perché la Germania è la Germania e l’Italia è l’Italia? Da noi, dice Piero Ostellino (un liberale della domenica) grazie alla duttilità cattolica (dice lui) abbiamo tollerato il   crimine e l’ evasione fiscale e l’abbiamo sfangata ugualmente.  Piaccia o non piaccia. Un ragionamento a pera, senza dubbio. Che parte dal principio dell’accettazione cinica dell’esistenza ineliminabile di un gran numero di derubati e uno piccolo di ladri, perché se tutti passassimo il tempo a rubarci il portafoglio l’un l’altro non resterebbe nessuno a cui rubare.
Prima che lo scrivesse  Nietzsche era stato Alberto Magno a dire che la felicità di un uomo è “diventare ciò che è”. Ed è così evidentemente che ciascuno raggiunge un proprio posto nella società e nell’economia e il sistema non perde energia. Una continuità evidente nel pensiero tedesco. Ma se da noi, in Italia, siamo tutti un po’ come nella poesia di Montale “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”  come pretendiamo di sfangarla sino alla fine? Toh, ci sono i tedeschi a cui chiedere di pagarci il debito con gli Eurobond.
 Non si riesce a capire perché facciano tanto i difficili. 
Alfio

L’aborto è legge anche nella Milano che ospita il Papa - ATTUALITA

L’aborto è legge anche nella Milano che ospita il Papa - ATTUALITA
(L'articolo di Paolo Madron, tagliente e da me ampiamente condiviso, si inserisce nel dibattito che si è sviluppato in questo blog sui rapporti tra il Vaticano e la vita nazionale)

domenica 3 giugno 2012

Impressione in attesa di smentita...

Ho l’impressione che questo blog sia considerato uno spazio del PD, che  molti rappresentanti della scuola, delle associazioni, giovani e non, a  Cassina coltivino la leggenda di essere apolitici e di conseguenza se ne tengano fuori per non essere “confusi” con gli iscritti al partito. Un partito, il PD, che, dopo l’affondamento della precedente amministrazione di centro sinistra, è stato fatto oggetto di ogni contumelia. In molti quindi si preoccupano di prenderne  le (equi)distanze,  quasi come chi si tiene lontano dagli oratori parrocchiali per timore di essere confuso con il gruppo di ” beghini” che immancabilmente ne fanno parte.
Eviterei di dissertare sui noti complessi meccanismi che regolano il senso di appartenenza e l’identità. Non mi piace neanche tirare in ballo ricordi e rimpianti. Non era male però quando, anche in tempi di contrapposti schieramenti (tipo “guerra fredda”), non ci si vergognava di schierarsi, ben consapevoli come ogni scelta sia una decisione politica. Di conseguenza si aprivano contradditori e contenziosi, ma né chi prendeva posizione né l’avversario aveva per questo da temere di essere fatto oggetto di oltraggio e isolamento. Al tavolo del Consiglio per il Benessere dei Minori ad esempio sedevano tutte le associazioni; non c’era destra o sinistra in sterile polemica, ma solo divergenze di pensiero superabili di fronte all’esigenza di coordinarsi per il bene comune.
Forse quello che è venuto a mancare ora è il rispetto e la fiducia che derivano dalla presunzione di buona fede. Se il confronto degenera immediatamente in polemica o in fuga, si perde di vista che il contrasto è in fondo un problema e, in quanto tale,  alla soluzione si arriva dalla discussione di dati e informazioni.       
                                                                                                                                                                      Franca

sabato 2 giugno 2012

Il nostro "romanzo" italiano


Mi collego al post di Franca (Il piede in più scarpe...), facendo alcune considerazioni generali e prendendola un po' alla larga per poi arrivare al punto.
Alcuni studiosi sostengono che il romanzo nasca da un "manque de vie", da un'assenza di vita nel senso di  un bisogno di vita in un momento di depressione e di stagnazione sociale. Per esempio durante la Grande Rivoluzione il romanzo francese languì: gli spiriti erano occupati dall'effervescenza del reale che non negava nulla all'immaginario: sollevazioni, scene di piazza coi sanculotti armati di picche, esecuzioni di uomini e di re. Sangue dappertutto: che bello! Insomma il romanzo era "per le strade" perché inventarselo? Esplose però subito dopo, durante la Restaurazione (Il Rosso e il nero  nasce in questa dialettica), perché il reale in quel momento  "si negava". Il romanzo diventa perciò ottativo: invoca universi mentali e morali in quel momento inesistenti.
 In Italia il romanzo è mancato per tutto il Settecento e l'Ottocento (escluso I promessi sposi, ma è come immaginarsi una città con una sola chiesa, col solo Duomo!). E ciò per due ragioni principalmente: da un lato perché ci piace cantare piuttosto che scrivere (o leggere, che fatica leggere per un popolo di vitalisti: la lettura è una piccola morte per gli italiani) e il nostro romanzo è stato perciò il Melodramma, l'Opera; dall'altro perché siamo stati sempre molto vivaci e non abbiamo avuto bisogno di inventarci mondi paralleli dove rifugiarci. Da noi perciò il romanzo, quello a trama proliferante, è dunque quasi impossibile, perché il nostro "bisogno di romanzo" si soddisfa nell' immediato piuttosto che nel mediato, nella realtà piuttosto che nelle pagine scritte. Prendete la vicenda del sequestro di Emanuela Orlandi e dell'omicidio di Calvi (nel ponte dei Frati Neri!, neanche un romanziere di appendice avrebbe immaginato un posto simile per impiccare un banchiere), della banda della Magliana, di Reantino De Pedis, dei mafiosi, dei Monsignori, del Papa che finanzia coi soldi dei malviventi (240 miliardi di lire provenienti da spaccio di droga, prostituzione ecc ecc) il sindacato polacco di Solidarnosc, insomma degli intrecci più incredibili e fantasiosi. Inverosimili? In un romanzo! Da noi sono semplicemente veri, nella realtà. Quel poveraccio di untorello di Dan Brown s'è dovuto inventare le trame più incredibili per scrivere "appena" un romanzo. Noi che i romanzi li facciamo, possiamo dirgli: ma chi ti credi di essere?


Indifferenza per la passione politica?

Edmond e Jules de Goncourt
«Frasi menzognere, parole risonanti, clima arroventato — ecco quel che ci danno gli uomini politici del nostro tempo (...) Nessuna moralità politica. Quando cerco intorno a me un’opinione disinteressata, non riesco a trovarne una sola. Le persone si assumono i rischi e si compromettono in vista di un futuro incarico... A lungo andare si è ridotti al disinganno, al disgusto per tutte le convinzioni, alla tolleranza di qualsiasi potere, e all’indifferenza per la passione politica. Si finisce col comprendere che non si deve morire per nessuna causa, che si deve vivere sotto qualsiasi governo, per quanto ripugnante possa essere — non si deve credere in nulla tranne che nell’arte e professare soltanto la letteratura. Tutto il resto è menzogna e trappola per gonzi». Questa frase, che sono certo troverà particolare risonanza in questo momento nel nostro Paese, è tratta dal "Diario" dei fratelli Goncourt, di oltre 150 anni fa. Vecchia dunque l'antipolitica. Come reagire? La politica è morta? Viva la politica!

venerdì 1 giugno 2012

Il piede in più scarpe (tutte con la zeppa)

Assaliti da profonda inquietudine in molti, credenti e non,  ci chiediamo  con don Paolo Farinelli “(...) perché il Vaticano appoggia sempre i corruttori, i corrotti, i ladri e i manipolatori di coscienze?”.


Un filo unisce i grandi tessitori, notabili, fiduciari, felloni e faccendieri,  abili nell’esercizio  delle “ nascoste mansioni”: chiesa secolare, logge, confraternite,  affari d’alto bordo…Non mi era piaciuto il film di Nanni Moretti Habemus papam, ora sembra profetico. Per avere un’idea di quello che la gerarchia vaticana è oggi, dobbiamo però andare alle “croniche” della chiesa dei principi del 1500 e poi all’Inquisizione della chiesa tridentina  del 1600. Papa Giovanni Paolo II aveva chiesto perdono per questo, ma, si sa, il perdono non cancella l’istinto a peccare di nuovo.
Il dio Po ha dovuto bersene di storie… ma adesso è venuto il tempo del Dio cristiano invocato a proteggere gli affari più loschi, come il nostro celeste Governatore ha abituato i lombardi in rete con il braccio danaroso della Chiesa..


In tempi durissimi nei quali è imprudente anche stare con i piedi per terra, non abbiamo bisogno di provocazioni e slogan miopi, ma di voci tranquillizzanti: non quelle che possono provenire  da un leader carismatico-populista; piuttosto da una leadership influente, in grado di mantenere il controllo, nella consapevolezza che i problemi attuali non si possono affrontare a livello nazionale o meno ancora locale: il tracollo di un paese dell’UE sarebbe un tracollo per tutti. Chi fa da sé oggi, non arriva a dopodomani.
Chi pensa di riscuotere facili consensi con slogan contro  tasse come quella sulla casa, forse non considera che a suo tempo l’abolizione dell’ICI non è stata solo propaganda elettorale, ma è stata un “via libera” alla cementificazione selvaggia per molti comuni che hanno compensato la perdita con gli oneri d’urbanizzazione. Sono stati presi quindi più piccioni con la fava dell’abolizione della tassa sulla casa, come sempre riusciva a fare l’ex premier che teneva il piede in più scarpe (tutte con la zeppa) e non doveva scontentare chi gli dava i voti e quant’altro: elettorato, mafia, chiesa secolare…con in cambio il privilegio di un’ampia elasticità morale.


In piena bufera, i notabili di storie screditate dovrebbero essere giunti ad esaurimento. Invece continuano a decidere, come il Direttore generale della Rai (provenienza Opus dei, se non erro)  che ha rispolverato il degno ex direttore delTg1 in un ruolo di prestigio internazionale! 
 Franca