mercoledì 13 novembre 2013

Da Paolo Cova...

Carissime e carissimi,
in questi giorni il Parlamento ha deliberato in via definitiva il decreto scuolavi propongo una scheda sintetica che riporta gli argomenti trattatiSe vuoi leggere clicca qui.
Aggiungo, conoscendo il profuso interesse di molti di voi sul consumo del territorio, diversi documenti che approfondiscono vari contenuti. Se vuoi leggere il dossier clicca qui, il decreto clicca qui, il rapporto clicca qui, il testo legge quadro  clicca qui e il testo a fronte clicca qui.

Paolo Cova

Quando non s'arrampicano sui tetti o inneggiano ai kamikaze o...

Voleva prendere le distanze, perché «la vita è una cosa sacra» e non è mai condivisibile l’intento di chi uccide. Così, su Facebook, la senatrice dei Cinque Stelle Sara Paglini rimproverava la collega deputata Emanuela Corda per aver, in qualche modo, giustificato il kamikaze che provocò la morte di 19 italiani a Nassiriya. giusto dieci anni fa.
PINO CHET- Il problema però è che la Paglini, per articolare il suo distinguo, ha cercato delle pezze d’appoggio nella storia recente: «Non giustifichiamo tutto- scrive la senatrice - altrimenti mi verrebbe da pensare che qualcuno un giorno si potrebbe anche dire che le stragi naziste, i morti in Siberia, i regimi violenti come quello di Pino Chet , o i colonnelli in Argentina o Pol Pot in Cambogia?»
L’HANNO SBEFFEGGIATA- Chi è Pino Chet ? Un ignoto dittatore di origine friulana? No, evidentemente la Paglini intendeva riferirsi al generale cileno Augusto Pinochet. Chissà se è stato l’infido correttore automatico a tradirla o se invece l’errore è stato generato da una conoscenza un po’ approssimativa delle cose sudamericane. Chissà, ma i forum in Rete, gli utenti di Twitter e di Facebook,non hanno avuto dubbi e tantomeno pietà e hanno iniziato a sbeffeggiare la povera Paglini a destra e a manca. Un po’ di clemenza, suvvia.
Corriere.it di oggi

martedì 12 novembre 2013

Chi vuole il Porcellum?

Legge elettorale,  stop al doppio turno 
La proposta  pd «bloccata» dai 5 stelle

Una giornata che sul fronte della legge elettorale si era aperta con un nuovo appello del Colle, si chiude con un (annunciato) nulla di fatto in commissione Affari Costituzionali al Senato. Bocciato di misura l’ordine del giorno di Pd, Sel e Sc (Scelta civica) che puntava ad arrivare a un doppio turno di coalizione. La proposta riceve 11 voti a favore (Pd, Sel e Sc) sui 27 della Commissione: ai 10 contrari (Pdl, Lega e Gal) si sono aggiunte le 4 astensioni decisive (al Senato valgono come un voto contrario) dei rappresentanti del M5S e del gruppo Autonomie.
STALLO - Sul fronte della nuova legge elettorale resta dunque una fase di stallo. I partiti, su richiesta del Pd, si sono presi qualche giorno di tempo. Tutti in pausa fino a mercoledì della prossima settimana, quando in un ufficio di presidenza della commissione si decideranno le prossime tappe della riforma. Sperando che, dopo il Consiglio nazionale del Pdl, si capirà qualcosa di più sul fronte delle dinamiche interne al partito di Berlusconi. Mentre nel Pd si dovrà riflettere sull’ipotesi avanzata dal leghista Roberto Calderoli (e che avrebbe l’ok di Sel e Sc) di ripristinare come «clausola di salvaguardia» il vecchio Mattarellum.

lunedì 11 novembre 2013

Paolo Cova - News n° 31

News dal Parlamento

INFORMATI SU CIO' CHE ACCADE A ROMA DA PAOLO COVA
 
 
eNews
n°31
Novembre 2013
 
 
 
 
 
 
Il caso Cancellieri e le carceri italiane
Ha tenuto banco per diversi giorni il “caso” Cancellieri. I fatti li sapete: il Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri si sarebbe in qualche modo interessata alla carcerazione di una delle figlie di Ligresti. Lei stessa è venuta in settimana alla Camera, per una “Informativa” sulla vicenda.
Vi scrivo, perciò, alcune mie considerazioni. Sgombero immediatamente il campo dicendo che le procedure usate dal Ministro sono quelle consentite dalla legge, senza aver usato il proprio peso politico o abusato del proprio ruolo. Procedure usate anche per altri casi e che potrebbero rientrare anche nei compiti di chi gestisce una situazione esplosiva come le carceri.
Chiaramente, il Ministro, o un politico o chi ricopre cariche istituzionali, deve usare grande prudenza, anche per un gesto umanitario. Non tutti possono sollecitare, richiedere un intervento di cariche così importanti. Se poi sono nomi famosi, la necessità di trasparenza è maggiore.
Non posso criticare la telefonata come atto privato, ma sono stati inopportuni alcuni commenti espressi dal Ministro.
Di fronte alla tragicità e al degrado delle carceri, ogni intervento volto a migliorare la situazione carceraria di una persona è un ottimo intervento. Mi rendo conto che sono decine di migliaia le persone con gravi difficoltà, ma non per questo dobbiamo stare fermi e aspettare la soluzione per tutti. Sarebbe una grave omissione. In buona sostanza, il messaggio che emerge da questa vicenda è sempre lo stesso ed è quello che ho espresso già in passato: ognuno di noi deve fare la sua parte, perché recuperare persone in carcere previene la recidiva nel futuro.

La Camera taglia le spese
Forse non tutti sanno che la Camera è autonoma anche dal punto di vista finanziario, rispetto agli altri organi dello Stato. Così, ogni anno approva un proprio bilancio interno che stabilisce come saranno usate le risorse economiche che servono al suo funzionamento.
Ebbene, quest’anno, per la prima volta dal 1960, diminuisce l'ammontare delle risorse che la Camera chiede allo Stato. Infatti, la cosiddetta dotazione è stata ridotta di 50 milioni rispetto al 2012. Ciò significa che se si mantiene questo trend, in 4 anni verranno risparmiati 200 milioni di euro.
Intanto, per quanto riguarda il 2013, alla minore entrata si fa fronte attraverso la riduzione della spesa di funzionamento (32,7 milioni di euro) e l’utilizzo di risorse derivanti da risparmi effettuati negli anni precedenti (17,3 milioni di euro). Più in generale, la spesa è scesa, dal 2008 al 2013, di oltre il 3%.
I risparmi sono derivati da importanti tagli alle nostre indennità e ai nostri rimborsi spese per un totale di oltre 14 milioni di euro. Quasi 9 milioni sono stati tagliati su beni e servizi (locazioni, spese telefoniche e postali, materiali di consumo, stampa di atti…), mentre ai gruppi sono stati tolti quasi 3 milioni rispetto al 2012.

domenica 10 novembre 2013

Il ritiro di Romano Prodi

E’ stato presidente dell’IRI, Capo del Governo due volte, Presidente della Commissione Europea: non l’hanno eletto Presidente della Repubblica (colpevolmente eh), e lui cosa fa? Si ritira dalla politica con sdegno. Eh no, caro Prodi, si tace e si incassa. E ci si ritira con classe. E poi si passa a scrivere con dignità le proprie  memorie  se si ha qualcosa da dire, e io credo molto, visto che si è stati per decenni al centro degli Affari Italiani.
Ci si ritira con amarezza e tacendo come De Gaulle a Colombey-les-Deux-Églises, quando l’uomo che aveva ridato dignità alla Francia e le aveva raccontato la favola di aver vinto la guerra (fingendo entrambi, chi la raccontava la storiella e chi la ascoltava) scriveva guardando il paesaggio dalla sua residenza “La Boisserie”: « Le silence emplit ma maison. De la pièce d’angle où je passe la plupart des heures du jour, je découvre les lointains dans la direction du couchant. Au long de quinze kilomètres, aucune construction n’apparaît. Par-dessus la plaine et les bois, ma vue suit les longues pentes descendant vers les la vallée de l’Aube, puis les hauteurs du versant opposé. D’un point élevé du jardin, j’embrasse les fonds sauvages où la forêt enveloppe le site, comme la mer bat le promontoire. Je vois la nuit couvrir le paysage. Ensuite, regardant les étoiles, je me pénètre de l’insignifiance des choses. »
« Il silenzio invade la casa. Dal mio angolino dove passo la maggior parte delle ore del giorno, io scorgo gli orizzonti lontani in direzione del tramonto. Lungo quindici chilometri, nessuna costruzione. Sopra la pianura e i boschi, la mia vista segue i lunghi pendii discendenti verso la valle dell’Aube, poi le cime dei versanti opposti. Da un punto elevato del giardino, cingo con lo sguardo gli sfondi selvaggi dove la foresta avviluppa il  sito, come il mare quando batte il promontorio. Vedo la notte coprire il paesaggio. In seguito, rimirando le stelle, io mi compenetro dell’ insigificanza delle cose».
Ecco cosa fa un grande. Si ritira come gli dei di Epicuro, negli intermundia celesti, indifferente alla stoltezza degli uomini.

sabato 9 novembre 2013

Ancora sulla Cancellieri – Meditazione sui Prefetti

A cosa servono i prefetti? A nulla. Frutto  del sistema centralistico napoleonico (ereditato da Cavour) sono sostanzialmente delle figure coreografiche, totalmente esornative oggi. Presiedono il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica istituito nell’ '81 solo per fargli fare qualcosa, ma nei fatti i Prefetti sono un duplicato dei Questori in tema di sicurezza pubblica. Un tempo (sotto Giolitti) i Prefetti e le Prefetture erano davvero la “longa manus” del governo sul territorio e durante il fascismo avevano potere e influenza. Ma dopo l’istituzione delle Regioni che, solo per fare un esempio, ha tolto alle Prefetture le competenze su cave, miniere e torbiere, dopo l’abolizione delle Giunte Provinciali Amministrative, dopo insomma l’allargamento e il potenziamento degli istituti elettivi di autonomia locale, le Prefetture sono semplicemente dei ferri vecchi.
Riccardo Lombardi, Prefetto egli stesso (benché non di carriera ma di nomina politica), ne chiese l’abolizione della figura già nel dopoguerra. E ancora prima Luigi Einaudi  in un articolo dal titolo Via il Prefetto! diceva come la pensavaE i leghisti che all’inizio sembravano voler mettere a ferro e fuoco la vecchia Istituzione centralistica, si sono accucciati quietamente ai piedi del potere romano con il loro Ministro dell’Interno, prima di perdersi tra diamanti e investimenti in Tanzania (urlo di dolore a pensare che il Grande Nord con i suoi immensi problemi abbia espresso una simile risibile rappresentanza politica).
Le prefetture amministrano anche i comuni in crisi con i commissari prefettizi: si potrebbe provvedere alla bisogna con un funzionario nominato dalla Regione. Insomma, non è solo la politica a costare in questo Paese, ma anche l’Amministrazione pubblica. Idea di riforma: farebbe bene ai conti pubblici togliere qualche pennacchio in circolazione e ridisegnare l’organizzazione dello Stato sul territorio, che è pletorica, vecchia, talora esornativa quando non insulsa…

venerdì 8 novembre 2013

Lettera di Pietro Bussolati, segretario metropolitano PD Milano

Milano, 6 novembre 2013

Carissime, carissimi,
prima di tutto un sincero ringraziamento per l’impegno e la passione che tutti voi avete messo per rendere possibile questo Congresso provinciale dove il nostro Partito Democratico ha dimostrato la maturità di chi sa affrontare temi complessi, dividersi, discutere e poi scegliere.

Da Milano potremo tutti dimostrare che la partecipazione, i Congressi e le scelte servono per riflettere, crescere, riorganizzarsi, ma che occorre lavorare per un Partito Democratico unito, dove sarà necessario fare sintesi e compiere grandi passi in avanti.

Serve uno scatto d’orgoglio e di impegno del nostro Partito che si trova a fronteggiare sfide impegnative che metteranno alla prova la nostra capacità di rappresentare e determinare gli eventi e incidere sulla realtà quotidiana, offrendo speranza e aiuto a tutte le categorie sociali più deboli e risposta ai tanti bisogni che popolano la nostra Area Metropolitana.

 Come ho detto lunedì sera durante l'Assemblea provinciale, una delle parole del futuro è Milano metropolitana: i nostri territori vivranno sfide locali che saranno da “traino” nazionale. La vera sfida che avremo di fronte sarà la capacità di fare del nostro Partito un laboratorio innovativo e sperimentale in grado di condizionare e non subire il cambiamento. L’innovazione non è strumento di una parte politica ma lo spingersi avanti, la voglia di rischiare, di mettere in dubbio le certezze più consolidate, è un’attitudine che come Partito dobbiamo saper valorizzare e fare propria.

Ringrazio Roberto Cornelli per l’importante lavoro svolto in una fase difficile per la politica e il Paese; con spirito di servizio e capacità umane ha saputo condurre e unire il Partito e conseguire risultati elettoralmente importanti. Siamo già d’accordo di incontrarci presto perché occorre guardare avanti ma ripartire da quanto di buono è stato sin qui fatto. Ringrazio il tesoriere Fabrizio Vangelista, il responsabile organizzativo Matteo Mangili e tutta la segreteria uscente.

I miei ringraziamenti vanno inoltre ad Arianna CavicchioliArianna Censi e David Gentili, protagonisti, con i loro sostenitori e collaboratori, di questa importante fase di crescita del Partito Democratico. “Sono molte, molte di più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono”. Questo motto ispiratore dell’Unione Europea, vale anche per il nostro troppo spesso vituperato Partito Democratico, che rappresenta l’unica vera speranza delle istanze riformatrici di questo Paese.

Oggi coltivo l'auspicio che impareremo a collaborare insieme come comunità sui temi, sulle grandi questioni da affrontarle a testa alta, con il coraggio e l’orgoglio di appartenere ad un grande Partito, il nostro Partito Democratico.

Un abbraccio,


Pietro Bussolati
Segretario metropolitano del Partito Democratico di Milano

giovedì 7 novembre 2013

Le cattive amicizie degli “italiani brava gente”

Fatti che stimolano qualche domanda.

Il fatto che martedì scorso a Ballarò Gasparri, poco noto per dissentire dal verbo berlusconiano, sia intervenuto contro l’uso da basso impero della raccomandazione e abbia analizzato con precisione tutti i difetti del comportamento della Cancellieri: inopportunità, sventatezza, scorrettezza istituzionale…. Il tutto dopo una solidarietà senza-se-e-senza-ma espressa  al Guardasigilli da Berlusconi e altri suoi fidi.

Il fatto che tutte le polemiche e gli sproloqui vertano sulle telefonate del Ministro di appoggio a un’amica piuttosto che sul fatto, realmente inaccettabile che chi occupa certe posizioni istituzionali mantenga con naturalezza amicizie quanto meno imbarazzanti, come quella tra Berlusconi e Dell’Utri (Qui sì ci starebbe il paragone, non sulla telefonata!).

Il fatto che nel caso Cancellieri si contrapponga la generosità umana al turpe giustizialismo, come si era sentito in vari casi della berlusconeide.

Il fatto che…… aggiungetene altri a piacere. Il gioco potrebbe continuare poi formulando le domande sollecitate dai fatti, fino ad arrivare alla madre di tutte le domande: che sia il clientelismo, il nepotismo, la parentopoli, il familismo, il libero scambio di cariche e favori, in una parola la corruzione alla base di ogni altro problema del Paese? Il tutto tra bravi padri di famiglia, tra persone mosse da generosità e umanità che operano a fin di bene in una realtà con la quale “bisogna fare i conti”.

mercoledì 6 novembre 2013

Una buona notizia da Milano

Davvero una buona notizia da Milano, una di quelle che ci fa ben sperare: il trentunenne Pietro Bussolati è stato eletto dal parlamentino dei delegati Pd segretario dell’area metropolitana. Dico che fa ben sperare non tanto per l’elezione in sé ma per il modo con cui si è imposto Pietro sugli altri. Il tutto avviene nella notte fra lunedì e martedì (chissà poi perché queste cose avvengono di notte?!) quando i plenipotenziari della Cavicchioli, l’altra candidata, vanno da Bussolati per fargli la seguente proposta: Cavicchioli ritira la sua candidatura e noi ti sosteniamo in cambio dell’impegno ad una ‘gestione unitaria del partito’. Ora, Pietro che è sì giovane ma non sprovveduto da non capire il vero significato dell’espressione ‘gestione unitaria del partito’ (= spartizione delle cariche), risponde con un cortese ma deciso rifiuto. Dirà il mattino dopo: “Potevo fare l’accordo, ma nella vita bisogna avere coraggio, e in ogni caso sarebbe stata un’imposizione dall’alto all’assemblea; ho ritenuto giusto che per la prima volta (n.b. per la prima volta)  si andasse ad una scelta chiara, perché troppo spesso hanno prevalso unanimismi di facciata”. La Cavicchioli ha annunciato opposizione dura ( a che?), dimostrando non solo mancanza di stile, ma di non aver capito, né riflettuto, su quanto avvenuto. Insomma gli è crollato addosso un mondo, quello oscuro della politica intesa come do ut des, e non come quello solare del confronto aperto e leale. Buon lavoro a Pietro!

Pietro Bussolati, Milano, 6 Novembre 2013

Pietro Bussolati e' il nuovo Segretario Metropolitano del Partito Democratico di Milano, io ho avuto il piacere di conoscerlo ed incontrarlo durante la campagna elettorale per le regionali dove e' risultato il primo dei non eletti nella circoscrizione di Milano e, soprattutto, in una drammatica riunione all'indomani della mancata elezione di Romano Prodi a Presidente della Repubblica.

Pietro ha 31 anni, ma ha le idee chiarissime su quale deve essere il ruolo del PD e in particolare del PD milanese. Sono convinto che con lui faremo grandi cose, ma lui non le puo' fare da solo, le puo' fare solo se tutti noi collaboriamo.

Di seguito trovate la sua prima lettera a tutti gli iscritti, io sono un'entusiasta di natura, pur lasciando a voi ulteriori commenti, mi sento di dire che la partenza e' ottima.

Carissime, carissimi, 
prima di tutto un sincero ringraziamento per l’impegno e la passione che tutti voi avete messo per rendere possibile questo Congresso provinciale dove il nostro Partito Democratico ha dimostrato la maturità di chi sa affrontare temi complessi, dividersi, discutere e poi scegliere.

Da Milano potremo tutti dimostrare che la partecipazione, i Congressi e le scelte servono per riflettere, crescere, riorganizzarsi, ma che occorre lavorare per un Partito Democratico unito, dove sarà necessario fare sintesi e compiere grandi passi in avanti.

Serve uno scatto d’orgoglio e di impegno del nostro Partito che si trova a fronteggiare sfide impegnative che metteranno alla prova la nostra capacità di rappresentare e determinare gli eventi e incidere sulla realtà quotidiana, offrendo speranza e aiuto a tutte le categorie sociali più deboli e risposta ai tanti bisogni che popolano la nostra Area Metropolitana.

Come ho detto lunedì sera durante l'Assemblea provinciale, una delle parole del futuro è Milano metropolitana: i nostri territori vivranno sfide locali che saranno da “traino” nazionale. La vera sfida che avremo di fronte sarà la capacità di fare del nostro Partito un laboratorio innovativo e sperimentale in grado di condizionare e non subire il cambiamento. L’innovazione non è strumento di una parte politica ma lo spingersi avanti, la voglia di rischiare, di mettere in dubbio le certezze più consolidate, è un’attitudine che come Partito dobbiamo saper valorizzare e fare propria.

Ringrazio Roberto Cornelli per l’importante lavoro svolto in una fase difficile per la politica e il Paese; con spirito di servizio e capacità umane ha saputo condurre e unire il Partito e conseguire risultati elettoralmente importanti. Siamo già d’accordo di incontrarci presto perché occorre guardare avanti ma ripartire da quanto di buono è stato sin qui fatto. Ringrazio il tesoriere Fabrizio Vangelista, il responsabile organizzativo Matteo Mangili e tutta la segreteria uscente.

I miei ringraziamenti vanno inoltre ad Arianna Cavicchioli, Arianna Censi e David Gentili, protagonisti, con i loro sostenitori e collaboratori, di questa importante fase di crescita del Partito Democratico. “Sono molte, molte di più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono”. Questo motto ispiratore dell’Unione Europea, vale anche per il nostro troppo spesso vituperato Partito Democratico, che rappresenta l’unica vera speranza delle istanze riformatrici di questo Paese.

Oggi coltivo l'auspicio che impareremo a collaborare insieme come comunità sui temi, sulle grandi questioni da affrontarle a testa alta, con il coraggio e l’orgoglio di appartenere ad un grande Partito, il nostro Partito Democratico.

Un abbraccio,

Pietro Bussolati

Segretario metropolitano del Partito Democratico di Milano.


martedì 5 novembre 2013

Roberto Boninsegna, un vero mito

Di Bonimba critico una sola cosa… ha giocato anche nella Juventus.
So per certo ( e da mo’) che è stato uno dei pochi calciatori di sinistra..
Io, come Luigi Ferrarini che ha una mail dedicata a lui….siamo più che tifosi ed ammiratori siamo fansssssss!
Allora capirete la mia gioia nel leggere che il “mio idolo”  è andato a festeggiare il suo settantesimo compleanno alla Burgo nota azienda mantovana ormai in crisi ed occupata.
“e dove dovevo festeggiare i miei settanta anni se non nella fabbrica in cui mio padre era sindacalista?”
Già dove poteva festeggiarli?, … mi permetto di suggerire ovunque, anche a casa mia per quanto piccola ed inospitale.
Ma sono più contento così, caro campione di vita ( stile un po’ poco quando giocavi ).
Era alla Burgo alle radici della tua scelta di vita che dovevi festeggiare i tuoi 70 anni.
Chi occupa la fabbrica non ha avuto fortuna nella vita come te ( ed anche in piccolo me), ma hai segnato un goal (nella porta del mio cuor!...Celentano)
                                                                                                                                                 

Roberto Bertolotti 

Quella «sinistra» che nega i diritti

Confesso: ho parlato numerose volte al telefono con il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri; e le ho sottoposto vicende di persone recluse, le cui condizioni di detenzione o il cui stato di salute reclamavano attenzione da parte dell’amministrazione penitenziaria. E, ancora prima, e per le medesime ragioni, mi è capitato di parlare con il ministro Paola Severino e, anni addietro, con i ministri Oliviero Diliberto e Piero Fassino. Nella stragrande maggioranza dei casi, si trattava di detenuti senza nome e cognome, spesso privi di avvocato e di qualunque risorsa materiale e immateriale. Talvolta si trattava di persone titolari di beni e di un nome noto: come Angelo Rizzoli, affetto da sclerosi multipla e da una grave insufficienza renale, che ha dovuto attendere quasi cinque mesi la concessione degli arresti domiciliari. Perché anche questo è un tratto, in genere ignorato, del sistema penitenziario: sopravvive, sì, un certo numero di privilegi ma la reclusione produce un rapido livellamento verso il basso delle condizioni di tutti. Dunque, confesso e credo proprio che, in futuro, sarò recidivo.
Su l’Unità di ieri, in una bella vignetta di Sergio Staino, Ilaria chiede: «Cosa può fare adesso la Cancellieri?»; e Bobo risponde: «Dare il suo numero di cellulare a tutti gli Stefano Cucchi d’Italia». C’è chi non lo sa, ma Staino, oltre a essere un magnifico disegnatore, è persona retta e garantista coerente: e la deformazione satirica dei fatti coglie nel segno con puntuta intelligenza. Non così un giornalista molto brillante che qualche giorno fa, nel corso di una trasmissione televisiva, ha detto ironicamente: «Immagino che il ministro sarebbe intervenuta nello stesso modo anche per uno come Stefano Cucchi». Il giornalista in questione è uno che non ha mai scritto un solo rigo a proposito di Cucchi e che ignora come il ministro Cancellieri abbia ricevuto, e per due volte, i familiari del trentaduenne morto nel reparto detentivo dell’ospedale Sandro Pertini. E altrettanto ha fatto con la sorella di Giuseppe Uva e con quella di Dino Budroni, con la figlia di Michele Ferrulli, con i genitori di Federico Aldrovandi e con Luciano Isidro Diaz, che porta ancora sul corpo i segni delle violenze subite durante un fermo.
Nel merito della vicenda relativa a Giulia Ligresti i fatti sono chiari: ricevuta la segnalazione delle gravi condizioni di salute di una detenuta il ministro ne ha interessato l’autorità competente. L’amministrazione penitenziaria ha fatto quanto era nella sua responsabilità e la magistratura si è mossa in maniera totalmente autonoma. Giulia Ligresti non è stata dunque scarcerata per un favore concesso dal ministro, che non ha esercitato alcuna pressione su Procura e giudice per le indagini preliminari, ma esclusivamente per decisione della magistratura sulla base dei presupposti di legge. Presupposti tanto più rigorosi perché Giulia Ligresti si trovava in custodia cautelare: non condannata, e dunque da innocente.
Questo particolare non andrebbe dimenticato in un Paese che ha il triste primato europeo dei detenuti in attesa di giudizio. Appare perciò pretestuosa la polemica preventiva di chi trasforma un giusto intervento in un illegittimo privilegio, sulla base del presupposto indimostrato di una sorda indifferenza alle legittime lamentele di altre centinaia o migliaia di detenuti. Si sospetta una discriminazione, e tanto basta ai militanti del partito «Più Carcere Per Tutti».
Ciò detto, se il ministro ha agito doverosamente e nell’ambito delle proprie competenze, resta il problema di cosa accada in altre circostanze e di come i singoli detenuti (tutti i singoli detenuti) possano far valere i propri diritti.
Dunque, piuttosto che biasimare un intervento a tutela del fondamentale diritto alla salute di una detenuta (qualunque sia il suo ruolo sociale), bisognerebbe capire come estendere la massima tutela possibile alla generalità dei detenuti.
Molto in questi anni è stato fatto dalla magistratura di sorveglianza e dalla Corte costituzionale, che ha riconosciuto la intangibilità dei diritti umani dei detenuti e la piena efficacia delle decisioni del giudice nei confronti dell’amministrazione penitenziaria. Un passo ancora potrebbe e dovrebbe essere fatto: istituire finalmente il Garante nazionale delle persone private della libertà, come si sta proponendo da quindici anni e come si sta sperimentando in molte Regioni e in molti enti locali. Un difensore civico dotato di incisivi poteri di intervento, cui tutti i detenuti possano rivolgersi liberamente e direttamente. Sarebbe una scelta assai utile al fine elevare gli standard di tutela dei diritti all’interno del sistema penitenziario.
Ma la vicenda Ligresti-Cancellieri propone una ulteriore lezione. Sullo sfondo emerge una tendenza culturale assai diffusa, specie – ahinoi – a sinistra. Una sorta di rancorosa e surrettizia lotta di classe per via giudiziaria che – incapace di garantire i diritti dovuti a tutti i cittadini – si contenta di sottrarli a chi riesce in qualche modo a beneficiarne (certo: anche grazie al diseguale potere di cui si dispone). Se non possiamo essere uguali nei diritti è meglio esserlo nei non diritti? Tutti sulla forca pur di essere tutti allo stesso livello? Si manifesta, così, un feroce meccanismo demagogico: in nome di un presunto egualitarismo si propugna un livellamento delle garanzie verso il basso.
Si ritiene, cioè, che l’assunto della legge «uguale per tutti» possa essere trasformato in uno scadimento generalizzato dei diritti e delle tutele verso il grado più infimo della loro applicazione, mentre dovrebbe essere l’esatto contrario. E in questo meschino surrogato di lotta di classe si ricorre al carcere in luogo degli antichi e cari metodi del conflitto. Ma quelli sì che avevano una loro nobiltà. Invece qui siamo alla torva invocazione del carcere come strumento di giustizia sociale.

lunedì 4 novembre 2013

'Cara Lella conta su di me'

In tempi non sospetti, ovvero quando Giulia, la figlia meno sveglia di don Antonio, quella a cui l’azienda di famiglia dispensava solo 5 auto, 1 segretaria e 1 autista, ancora in piena forma varcava il carcere di Vercelli, la ministra Cancellieri assicurava per telefono la Lella, compagna di Antonio, del il suo interessamento, che prenderà forma di lì a poco con telefonate a funzionari del Dipartimento Penitenziario per perorare la causa della sua pupilla (quando invece –se avesse avuto senso delle istituzioni- avrebbe dovuto consigliare loro di rivolgersi al magistrato competente). Ora che la Giulia è ai arresti domiciliari perché sofferente del carcere, ufficialmente per decisione autonoma dei magistrati,  sulla Cancellieri si abbatte la bufera dello scandalo e dovrà risponderne in Parlamento. Ma, tranquilli, non succederà nulla: la destra, da sempre favorevole a che i potenti si facciano i loro affari e si proteggano a vicenda alla faccia del popolo bue, si è schierata compatta con il ministro, la sinistra come sempre incerta balbetta su ‘decideremo dopo l’intervento del ministro’ (lo sconsolato Fassina, interprete della maggioranza governativa del Pd, ha già dichiarato di ‘essere cero che l’interessamento della Cancellieri sia rimasto nei confini dell’istituzione’, mentre qualcuno ai margini come il deputato ‘renziano’ Carbone e la Puppato spingono per le dimissioni, ma –come assisteremo- vanamente). Ciò che è stupefacente, e che dà il segno di un’Italietta ormai in balia dei vari potentati affaristico-politici che si coprono l’un l’altro a danno del paese, è l’atteggiamento del Presidente del Consiglio Letta che – stando alla bene informata Giovanna Casadio di Repubblica- nell’ultima delle telefonate quotidiane avute con il ministro della Giustizia si è premurato di rassicurarla con :’Ho difeso Alfano in un caso assai più difficile, quello della Shalabayeva, difenderò te perché sono convinto della tua buona fede e correttezza istituzionale’. E con ciò il caso è chiuso. Sì , ci sarà un po’ di folklore in Parlamento per quei birichini dei 5Stelle, ma tutto rientrerà nell’ordine. Il governo delle larghe intese procederà diritto verso … il disatro.   

sabato 2 novembre 2013

Tesseramento del Partito Democratico a Cassina de’ Pecchi.

Di fronte alle notizie inquietanti relative al tesseramento sul territorio nazionale, vorrei tranquillizzare tutti sul fatto che a Cassina, così come nella maggior parte dei Circoli in Italia la situazione è assolutamente tranquilla.

Al 31 dicembre 2012 gli iscritti al PD erano   43.
Al 31 ottobre 2013   gli iscritti  sono 44, così suddivisi:
n°35 rinnovi, n° 1 trasferito da altro circolo, n°1 recuperato (iscritto negli anni precedenti ma non nel 2012)
n° 4 nuovi iscritti precedentemente  alla data del 30 giugno 2013, n° 3 iscritti nei giorni precedenti il Congresso.
Questi ultimi sono persone conosciute, che negli anni scorsi e nelle precedenti primarie hanno votato ed hanno scelto, in questa occasione, di iscriversi per partecipare più attivamente all’attività del Partito.

                                                                      Il Segretario 


lunedì 28 ottobre 2013

Paolo Cova- News n° 29


   
  
 

News dal Parlamento

INFORMATI SU CIO' CHE ACCADE A ROMA DA PAOLO COVA
 
 
eNews
n°29
Ottobre 2013
 
 
 
 

 
 

Pubblica amministrazione: si cambia
Alla Camera abbiamo approvato, nella tarda serata di giovedì, il decreto legge in materia di pubblica amministrazione. Il testo ora torna al Senato. I voti a favore sono stati 208, 11 i contrari, 76 gli astenuti. Il provvedimento contiene norme per la riduzione delle spese, la mobilità e l’efficienza amministrativa e punta a razionalizzare i meccanismi delle assunzioni, favorire la mobilità e garantire gli standard e i livelli di funzionalità. L’obiettivo è la revisione della spesa pubblica potenziando l’efficacia e la trasparenza.
Ecco alcune novità: sono confermate fino al 2016 le graduatorie attualmente in vigore e destinate allo sfoltimento nei prossimi anni, per effetto delle nuove agevolazioni al rientro in organico di coloro che abbiano svolto almeno 3 anni di servizio negli ultimi 5. Per favorire il rientro in pianta stabile dei vecchi dipendenti atipici verranno riservati il 50% dei posti nei futuri concorsi pubblici e si vedrà finalmente riconosciuto il diritto di accedere alla professione a questa categoria spesso sottoposta a proroghe continue negli ultimi anni. Inoltre, i concorsi esclusivi per i dirigenti verranno organizzati solo a livello centrale e non più dalle amministrazioni periferiche.

Latte in fiera
Si è svolto mercoledì 23 ottobre il Tavolo del latte convocato dal Ministro delle Politiche agricole e forestali con i produttori e le aziende di trasformazione e subito dopo, questo fine settimana, Cremona ha ospitato un altro evento importante per il settore lattiero-caseario:La Fiera internazionale italiana del bovino da latte e dell'agricoltura.
Per la prima vicenda mi permetto di indicare come aspetto positivo il fatto che si è aperto un tavolo che non vuole guardare solo alla situazione attuale, ma è interessato a dare prospettive a lungo termine. La fine delle quote latte e i nuovi scenari del mercato internazionale del latte e dei prodotti lattiero-caseari impongono al Governo una riflessione su come costruire il futuro delle nostre aziende produttrici.
L’aspetto negativo sta nel tempo a disposizione per fare le cose. L’agricoltura è un settore strategico per l’economia italiana e ha bisogno di stabilità, di contro, negli ultimi 5 anni il Ministro delle Politiche agricole è cambiato quasi una volta all'anno. Se questo Tavolo sul latte riuscirà ad avere il tempo di svolgere il proprio lavoro possiamo essere soddisfatti.
Una breve nota sulla Fiera di Cremona: molte le persone presenti e ancora tanta la preoccupazione per il futuro, ma altrettanti alla finestra per capire cosa succederà nei prossimi anni per orientare gli investimenti. Mi sento di dare un suggerimento: la nuova Pac, la Politica Agricola Europea, è una opportunità da cogliere!

Congresso del Partito Democratico 2013

Congresso del Partito Democratico 2013

26 ottobre 2013 alle ore 23.38

Oggi 26 Ottobre 2013 e' stato celebrato il Congresso del Partito Democratico "Fiorella Ghilardotti" di Cassina de' Pecchi che ha eletto all'unanimita' Andrea Parma Segretario del PD ha le competenze e la passione per fare bene.
Andrea Parma. nuovo
 segretario del Pd
di  Cassina de' Pecchi
cassinese, Andrea mi succede in questo compito impegnativo, sono convito che

E' stato anche eletto il nuovo direttivo composto da 8 persone (tra cui ci sono anch'io): Federico BiancoMarco GustiMassimo NichettiMarcello NovelliAntonietta PensatoUomar SeckLuigi Ubertis Bocca e Claudia Patrizia Ventura. Alcuni di noi sono riconferme del direttivo che ha guidato il PD negli ultimi 2 anni, altre entrano per la prima volta nel direttivo di un partito politico.

Contemporaneamente al Congresso di Circolo si e' celebrato anche il Congresso Metropolitano (quello che spesso viene chiamato Congresso Provinciale) pel l'elezione delSegretario Metropolitano e della Assemblea Metropolitana. Questo il risultato del voti ai 4 candidati (tra parentesi i voti complessivi):
  • Pietro Bussolati - 14 Voti (2.611 Voti);
  • Arianna Cavicchioli - 8 Voti (2.346 Voti);
  • Arianna Censi - 4 Voti (1.298 Voti);
  • David Gentili - 2 Voti (1.534 Voti).
Il Congresso e' stato anche l'occasione per ricordare quanto fatto negli ultimi due annie per parlare del futuro sia per quanto riguarda la situazione nazionale sia per quanto riguarda le Elezioni Amministrative che nel 2014 eleggeranno il nuovo Sindaco e il nuovo Consiglio Comunale di Cassina de' Pecchi.

Marcello Novelli.

sabato 26 ottobre 2013

Renzi e la Leopolda

Cento e più tavoli alla Leopolda, cento e più argomenti di discussione, cento e più relatori e qualche migliaio di interlocutori che si avvicendano ai tavoli. Una sceneggiata all’americana, come sembra suggerire maliziosamente il giornale della tessera n. 1 del Pd (sedicente?)? Può darsi, ma rompere la liturgia soviettista della nomenklatura schierata come un sol uomo dietro robusti tavoli allineati sul palco e –sotto- la platea muta o mugugnante che allunga il collo, è un bel passo avanti.  In quanto alla ‘rottamazione’, termine politicamente scorretto e ritenuto offensivo dai sempreverdi e perciò al momento accantonato nella forma, per non andar troppo lontano basterebbe guardare all’Europa dove, a differenza dell’Italia, i ‘progressisti’ han governato fin dal primo dopoguerra e i leaders bolliti o sconfitti alle elezioni spariscono dalla circolazione. Qui da noi invece si pensano indispensabili e ci asfissiano con le loro lezioncine fino alla fine dei giorni. Forse che nella vita reale non trovan posto?   

giovedì 24 ottobre 2013

Lia Quartapelle - Aggiornamenti dal Parlamento - n 16

Carissime, carissimi,
come molti di voi sapranno sabato 26 ottobre  si svolgeranno i congressi di circolo e il congresso metropolitano per rinnovare gli organismi dei circoli ed eleggere il nuovo segretario della federazione milanese. I candidati a quest’ultima carica sono Pietro Bussolati, Arianna Cavicchioli, Arianna Censi e David Gentili. Potranno votare tutti gli iscritti, anche il giorno stesso, al Partito democratico.
Proprio in merito a quest’ultima scelta, ho deciso di sostenere la candidatura di Pietro Bussolati. Pietro non è solo un amico ma è anche una delle persone insieme alle quali ho fatto politica più spesso in questi ultimi anni ed è il segretario del Circolo cui sono iscritta e che anche io prima di lui ho avuto l’onore di guidare.
Pietro sarebbe un ottimo segretario per Milano, ha sempre fatto politica in maniera innovativa, ascoltando gli iscritti e spendendosi in prima persona per le attività del circolo. Di seguito trovate alcune delle sue proposte, mentre potete trovare  un programma più organico qui o sul sitowww.pietrobussolati.it

mercoledì 23 ottobre 2013

Fiducia nel Presidente Napolitano

Ho letto un bell'articolo di Alfredo Canavero sul Sicomoro di Ottobre e mi fa piacere condividerlo.


Ricordando la festa dei nonni, il 2 ottobre scorso, Giorgio Napolitano ha detto: «Desidero rinnovare a nome di tutte le istituzioni e dell'intera comunità nazionale sentimenti di rispetto e di gratitudine a tutti coloro che stanno vivendo questa particolare stagione della vita, spesso esposta anche a condizioni di disagio, offrendo ai più giovani il grande patrimonio di esperienze, valori e ideali acquisito nel corso della vita». Da un certo punto di vista, queste parole hanno un sapore autobiografico. Giorgio Napolitano, particolarmente nel corso di quest’anno, ha messo a disposizione dell’intero paese il suo patrimonio di esperienze, valori e ideali. Ripercorrere la sua vita è un po’ come ripercorrere la storia d’Italia a partire dal dopoguerra. Ha fatto parte del partito comunista, ma distinguendosi sempre (salvo nell’episodio della repressione sovietica della rivoluzione ungherese) per moderazione. Non mancò di lamentare i ritardi del PCI nel trasformarsi in un vero partito socialdemocratico, sull’esempio della SPD tedesca. E’ stato per questo accusato di aver cambiato opinione, di non essere rimasto fedele alle sue origini. Ma, come lui stesso ebbe modo di dire, la sua storia personale è stata «una storia non rimasta eguale al punto di partenza, ma passata attraverso decisive evoluzioni della realtà internazionale e nazionale e attraverso personali, profonde, dichiarate revisioni».
In altre parole, la riflessione sul modificarsi delle situazioni storiche, lo ha indotto nel tempo a rivedere le sue posizioni, senza restare legato a preconcetti e pregiudizi. Quando è stato chiamato a ricoprire ruoli istituzionali, da presidente della Camera, da ministro dell’interno, da presidente della repubblica, è stato capace di trascenderli, senza mai nascondere, i suoi ideali e le sue passioni. Ha sempre tenuto distinti gli interessi di parte dagli interessi del paese. E questo gli è costato non poco in termini di attacchi da parte di chi lo avrebbe voluto in una posizione più militante. Come capo dello Stato non è restato nella posizione del semplice «notaio della repubblica», tutt’altro. Nei momenti di crisi del paese ha saputo prendere in mano la situazione. Si veda il ruolo avuto nelle crisi recenti che hanno portato alla presidenza del consiglio Mario Monti prima e Enrico Letta poi. Qualcuno lo ha accusato di aver travalicato i limiti imposti al Capo dello Stato dalla Costituzione. Ma i suoi interventi, se non nella forma, nella sostanza non erano certo anticostituzionali. Ha agito per difendere l’unità della Repubblica, assumendosi anche in certi casi un ruolo di supplenza dove gli attori giuridicamente e politicamente designati non erano stati in grado di svolgere il loro mandato. Anche in campo internazionale ha saputo difendere il prestigio dell’Italia, messo in discussione per gli interventi quantomeno improvvidi di alcuni protagonisti della scena politica, guadagnandosi la fama di personalità seria che poteva essere presa sul serio dai grandi della terra. La scelta di votarlo per la seconda volta come presidente della Repubblica, caso mai verificatosi prima d’ora, se da un lato sta a testimoniare la fiducia in lui riposta dalla grande maggioranza delle forze politiche, induce però a porsi qualche domanda sulla capacità di rinnovamento della classe dirigente italiana. I nonni sono importanti, ma prima o poi devono essere sostituiti da figli e nipoti, almeno altrettanto capaci.

Alfredo Canavero

martedì 22 ottobre 2013

Il fatto quotidiano...

crediamo alla Santanchè, non a Napolitano

Questo è il punto più basso, ma vedrete ce ne saranno altri. Travaglio( uomo di destra da sempre) è li per questo! “c’era un patto,……. si quello del “fatto” con Berlusconi!”


Roberto Bertolotti