venerdì 5 settembre 2014

Il commento che non c’è

Con tutto quello che bolle in pentola nell’universo scuola, forse qualcuno si aspetta che io mi esprima e scriva qualcosa in proposito ….. o anche no, viste le malinconiche “fotografie” scattate da Marino  su un dibattito pubblico moscio, illanguidito o semplicemente assente. (v.post Fine di una storia).
 Il commento non c’è e tutto finisce lì con buona pace di ciascuno.

Quanto alla scuola, va detto però che non è tempo di analisi e giudizi frettolosi: siamo di fronte ad eruzioni vulcaniche dove terminologie importanti (“patto”, “comunità educante”…), sepolte da tempo per la loro carica innovativa, si accostano a purtroppo già tristemente collaudate scopiazzature esterofile (v. le “ tre I” di morattiana memoria).
Di certo non siamo di fronte a qualcosa a cui ormai eravamo abituati: rafferme riforme somministrate in dosi omeopatiche in corso d’anno scolastico, alla chetichella, spesso con decreti contradditori, ma sempre col risultato dell’impoverimento di quanto, come la scuola e i servizi sociosanitari, non veniva considerato una risorsa da riorganizzare e potenziare, ma un costo da ridurre.
Che cosa ci aspetta nei fatti pochi lo intravedono, mentre abbondano gli specialisti del “precommento” o del commento di nonsocosa.
Purtroppo molti ottimi giornalisti, da opinionisti stanchi, rispondono al quadro tracciato da Marino.
 A che cosa porta questo mero fotografare il peggio? Lo si capisce dallo stesso scritto di Contardo Marino da circa metà in poi; scritto che, per stare alla sua logica, rari” sfigati”avranno letto e subito rimosso, senza lasciare fortunatamente traccia nei commenti: gli unici che l’hanno capito…
Niente commento dunque, solo una speranza  malata ma non morta: l’auspicio che si abbandonino le analisi col capo coperto di cenere, simili più ad autoanalisi freudiane che ad esercizi di intelligenza critica costruttiva.

Il primo segnale di vera riforma sarebbe che  si alimentassero approfondimenti e proposte.
 Approfondimenti e proposte possono essere frutto solo di un lavoro collaborante, mosso dalla volontà di risolvere problemi, realizzando la scuola come punto d’incontro tra docenti, alunni e genitori.
Sarebbe la svolta rispetto all’abitudine di limitarsi a essere spettatori dello sfacelo, dando enfasi al negativo che non si fatica mai a trovare.

Nessun commento:

Posta un commento

Questo blog non è moderato. Si raccomanda perciò un'adozione civile di modi e di toni.