martedì 19 marzo 2013

Un nuovo progetto per Cassina

Il Partito Democratico di Cassina de' Pecchi, attraverso un'osservazione al PGT del centrodestra, lancia una proposta alternativa per il futuro del nostro paese: consumo di suolo zero e riqualificazione del territorio gia' urbanizzato.

Partendo da questi punti incominciamo a discutere con le altre forze politiche, con gli enti, con le associazioni e con tutti i cittadini per progettare insieme il futuro di Cassina de' Pecchi.


Il testo completo del documento sul sito del Progetto Cassina-Sant'Agata.

domenica 17 marzo 2013

Iniziativa 25 marzo



Un buon inizio

Oggi una buona notizia per il centrosinistra e penso per il paese. Camera e Senato hanno eletto i suoi Presidenti. Due personalità di spessore, due ottimi candidati che infatti hanno raccolto voti che sono andati oltre gli schieramenti con cui sono stati eletti. Finalmente dopo giorni passati tra strategie e ammiccamenti, a volte un po incomprensibili, finalmente torna la politica, finalmente torna la capacità di mediazione e di portare a casa il risultato. Ed è il Partito Democratico ad aver messo in opera la mossa vincente che ha fatto convergere su Grasso ad esempio anche i voti di qualche grillino. Ogni altro commento è superfluo. Un buon inizio. E, come mi ha suggerito un amico, mi viene da pensare che per questa volta è stata la scatola di tonno ad aprire l'apriscatole.

sabato 16 marzo 2013

Un Papa per esempio

 In fondo lo sappiamo tutti, ma pensiamo che si possa sempre traccheggiare, rimandando all’infinito ogni posizione decisiva.
Eppure viene il momento della resa dei conti, vengono al pettine nodi sempre più brutti quando per lungo tempo si è peccato in inadempienze, in calcolo, in colpevoli omissioni, eludendo i problemi e stendendo veli impietosi sul marciume.
La cosiddetta questione morale nella politica che per la destra non è mai stata una questione, ma uno “status” corrispondente a un dato di realtà,  per la sinistra è diventata una macroquestione foriera di infiniti danni non solo d’immagine.

Per la Chiesa cattolica la mancanza di trasparenza, la latitanza del buon esempio stava raggiungendo dimensioni ecumeniche, mentre “il marcio” - visto già profeticamente da Papa Wojtyla, alla fine dei suoi giorni, come il problema – troppo a lungo coperto, tollerato, non isolato, diventava costume, si stava facendo destino.

Il nuovo Arcivescovo di Roma, chiamato a presiedere la Chiesa cattolica, non si è solo presentato con i toni meno formali e curiali pensabili.
Papa Francesco si è offerto a tutti gli uomini di buona volontà con un paniere  di doni preziosi, generosi, alcuni prossimi all’estinzione nella loro rarità: la sobrietà, la semplicità spontanea, la mitezza, la modestia, la calma del forte, l’attenzione a chi lo ha preceduto, la trasformazione dei fedeli da sudditi in protagonisti, il coraggio della concretezza… il tutto nella composta efficacia e autenticità di pochi gesti.

Una svolta? La Chiesa curiale e affaristica spesso aveva copiato i toni e i caratteri della peggiore politica, quella che aveva allontanato i cittadini dalle istituzioni, eroso la fiducia nella rappresentanza e spianato la via all’intrallazzo.

Ora sarà la politica a dover prendere ad esempio la Chiesa impersonata dal nuovo successore di Pietro, ritrovando la via per fare propria la passione e la cura per il bene comune.
                                                                                         

Franca Marchesi, 15 marzo 2013

mercoledì 13 marzo 2013

Grillo non sbarrare le porte

In questo momento delicato e difficile il risultato delle elezioni continua a preoccuparmi soprattutto per l'atteggiamento tenuto da Grillo rispetto ad un'ipotesi di  un accordo con il Partito Democratico in Parlamento.
Ora che ha dimostrato che il cittadino ha urlato la sua rabbia e disperazione premiandolo con un voto di protesta, deve riuscire a trasformare questi voti in leggi che rispondano alle pressanti urgenze che il nostro Paese ha, per non fallire.
Invece continua ancora con i suoi editti : non daremo fiducia, non faremo accordi con nessuno, i partiti devono morire tutti e saremo noi che governeremo con il 100% dei parlamentari del M5S!
Ma il Paese ha bisogno oggi di leggi urgenti sul fronte sociale e del lavoro, sull'istruzione e la ricerca, sul mondo industriale, sull'economia verde e altro. Leggi che darebbero  un pò di respiro al nostro Paese. Si è battuto in campagna elettorale per molte di queste leggi e ora che potrebbe attuarle o per lo meno confrontarle con il PD cosa sa dire al giornalisti stranieri ?
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Il Movimento 5 Stelle punta ad avere il 100% per cento di deputati e senatori, e completata la sua rivoluzione, non avrà più ragion d'essere e si scioglierà. Beppe Grillo in un'intervista a 'Time'. "Vogliamo il 100 per cento del Parlamento, non il 20 o il 25% o il 30%. Quando il movimento otterrà il 100% e i cittadini saranno diventati lo Stato, il Movimento non avrà più bisogno di esistere. L'obbiettivo è scioglierci". "Io canalizzo tutta questa rabbia in un movimento popolare, che poi va e governa. Dovrebbero ringraziarci uno per uno". "Se fallissimo - ha avvertito - in Italia si rischiano violenze di piazza. Se crollassimo noi, arriveranno.
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 Grillo, non è un messaggio decisamente rassicurante per chi ti ha votato e conta su di te.
Non costruisce niente. Inoltre chiedere il 100% e poi chiudere il movimento che senso ha?  Senso di vittoria sugli altri? Se un progetto è buono ma costruttivo dovrebbe continuare ad esistere nelle istituzioni.
Infatti sono queste affermazioni che mi fanno dubitare fortemente circa la tua voglia di costruire  una Società più sana.
Infatti molti dei tuoi amici di sempre e chi ha anche partecipato con te all'idea di questo movimento, oggi ti fa notare che non è il momento di sbarrare le porte.
Spero che qualcuno riesca a farti ragionare. Anzi te lo chiede molta parte del popolo italiano.
Questa l'intervista a Jacopo Fo.

MERITOCRAZIA nel mondo recente e nell’era preberluscacea

 Test: quale delle due storie vedete come una “storia dell’altro mondo?”
Storia n.1
Una autrice e conduttrice di punta delle reti Mediaset di grande successo popolare legato a talk show, talent show e storie-personali-show - intervistata da Fabio Fazio domenica scorsa - dichiarava  che tra i suoi primi lavori (sic!), dopo la laurea in giurisprudenza conseguita a Pavia col massimo dei voti, c’era stato quello di redigere, per circa due anni, tesi di laurea a pagamento (vendere è una brutta parola…) per studenti bisognosi di concludere.

La presentatrice lo affermava con l’aria furbetta e soddisfatta del liceale che passa i compiti a mezza classe, sentendosi il più bravo e sgamato di tutti…
Very normal show… nel cuore del “Nord”, non a Tirana o in altri paesi dove sbarcare il lunario con soluzioni disinvolte è appunto la norma.

Naturalmente, a parte un lieve imbarazzo di Fazio, nessuno si è scandalizzato: via… siamo persone di mondo, mondo televisivo, mondo mediaset: chi non ha mai fatto il furbo non può pensare di fare scuola e si guarderà bene dal lanciare la prima pietra.


 Storia n. 2
Qualche decennio fa una quasi-laureata in filosofia a Milano “arrotondava” insegnando lettere in una scuola privata parificata ( si chiamavano così quando la statale era detta “pubblica”). Lo faceva soprattutto per guadagnare quel punteggio in più che le avrebbe consentito di entrare in ruolo prima che finissero tutte le occasioni.

A fine anno le viene richiesto, in occasione degli esami di maturità, di svolgere dietro ricompensa dei temi -  i cui titoli erano stranamente noti, anche se non c’era ancora internet… -  per alunni della detta scuola presenti come candidati.
La persona in questione si è rifiutata, ha invitato la disinvolta dirigente a rivolgersi a qualcun altro e si è presa una dose di insulti mentre usciva a testa alta dalla porta.

Durante le vacanze estive un trafiletto del Corriere milanese informava che la scuola parificata, lautamente pagata da molti studiosi figli di papà, veniva chiusa e la dirigente era agli arresti.
La studentessa/insegnante in questione non ha mai considerato la sua una scelta di cui vantarsi: semplicemente non avrebbe mai potuto chiamare lavoro prestarsi per chi vuole conseguire titoli di studio, fregando gli altri studenti che  conseguivano gli stessi con il merito del proprio impegno.

martedì 12 marzo 2013

La legge è uguale per tutti?

Sento anch'io la necessità di enfatizzare quanto successo ieri a Milano.
A tutti i cittadini ma soprattutto a chi vota Berlusconi chiedo ancora una volta: possibile che tutti i suoi processi siano solo persecuzione? Ne parliamo da vent'anni ma inutilmente.
Pensiamo alla Bocassini. Un grande magistrato che con Falcone e Borsellino è riuscita in Sicilia a far catturare mafiosi importanti come Riina, ha indagato su brigate rosse, terrorismo e  molto altro e ultimamente, come Procuratore aggiunto a Milano, ha fatto anche condannare gruppi importanti della N'drangheta.
Ora questo Magistrato, con un tale curriculum, diventa una "toga rossa" e non è più brava solo se indaga su Berlusconi?!????
Il motivo è molto più semplice:  le è stato insegnato che la LEGGE E' UGUALE PER TUTTI.
Se Berlusconi non la rispetta, deve essere indagato come noi e, se colpevole, condannato. Inoltre bisogna considerare che se si rinvia a giudizio qualcuno, normalmente  si dovrebbe avere un certo numero di prove sulla eventuale colpevolezza di un indagato. Vale per tutti escluso... Berlusconi.  Per lui è solo persecuzione politica. Non è così e, a riprova di ciò, durante i suoi governi si è fatto "leggi ad personam" che lo proteggessero proprio da questo.
Indagine su Ruby. A parte i filmati e le dichiarazioni delle stesse ragazze sulle serate ad Arcore, eticamente riprovevoli per un Presidente del Consiglio, va ricordato che il processo  vede Berlusconi indagato per concussione e prostituzione minorile.
Sappiamo tutti perfettamente che la marocchina  minorenne Ruby non è la nipote di Mubarak. Eppure i "dipendenti" pseudo-parlamentari di Berlusconi hanno avuto il coraggio di votare  in Parlamento che lo era.
La  manifestazione di ieri davanti e dentro il tribunale da parte dei rappresentanti del PDL dimostra la pochezza di queste persone, preoccupate solo del loro capo e della loro poltrona.
Per chi li ha votati  e ha intenzione di votare ancora questo "finto" partito domando: ma vi rendete conto chi avete in Parlamento a rappresentarvi!? 
Non ci può essere interesse che valga tutto ciò. Anche perchè  le promesse fatte, ora che ha "quasi" vinto, non gli interessano più (lavoro, tasse etc). Il suo unico problema è ancora e solo la giustizia "pro domo sua". Infatti, se condannato, viene interdetto da pubblici uffici.
Facciamo ancora in tempo a mandarli a casa al prossimo giro, non premiando però Grillo, un altro che mi pare non sia interessato realmente  ai nostri problemi quotidiani.
Ma sentite lo  squallido video di queste persone.
Antonietta 

Gli onorevoli in tribunale

Cosa di meno onorevole della scenetta degli onorevoli “tutti in tribunale”, accomunati da  insolito destino (chi vota per la nipote di Mubarak…).
Un gesto profondamente simbolico: il potere legislativo in piazza contro quello giudiziario fa la sua figura, anche per noi italiani abituati a tutto. In alcuni tratti di pathos da culto della personalità ci si stupisce quasi che non si veda qualche cartello tipo “IMBALSAMAZIONE SUBITO”.

Qualcuno aveva sperato nelle primarie del centro destra? Chi sognava di più aveva anche osato pensare a una destra italiana seria, paladina del neoliberismo, della legalità, delle tradizioni nazionali?

Quando mai? Il caimano è più facile che si tramuti in varano che in geco, soprattutto quando è supportato dalla sua corte silviodipendente da fine impero.

lunedì 11 marzo 2013

“Cambiare tutto per non cambiare nulla”!


Non ho bisogno di ricordare questa frase, tutti sanno a chi e cosa si riferisce.
Ma non è una frase “desueta”, anzi!!!!
Qualcuno un bel po’ di anni fa, sulle ceneri della  cosidetta “ prima repubblica”,  scese in campo promettendo che se avesse avuto la maggioranza dei consensi avrebbe cambiato tutto.
Aveva ragione ha cambiato tutto in peggio, o meglio non ha cambiato niente ma ha peggiorato il peggio già esistente.
Oggi un altro uomo da avanspettacolo promette: datemi il 100% e cambierò il mondo, non solo l’Italia. 
E’ già successo in Bulgaria durante gli anni bui ( non che gli attuali siano “luccicanti”), il Partito al potere otteneva il 101% dei voti validi.
Ma anziché pensare al “ futuro migliore” non ci si potrebbe concentrare su un presente meno peggio?

Capisco che i gattopardi non ci arrivino, ma gli umani????

Roberto Bertolotti

Grillo a un punto di snodo.

DAGOREPORT
Ma perché Grillo Beppe, a sole due settimane dalle elezioni che lo hanno visto irrompere e destabilizzare il cosiddetto quadro politico ha dovuto usare la sua arma "fine di mondo"? Perché ha dovuto gridare ai suoi "mai col Pd o mollo tutto"?

A parte il fatto che l'anatema corretto e ironico sarebbe stato "mai col Pd o me ne vado per sempre in Costarica", si tratta di una manifestazione di estrema debolezza del capo e del suo guru, Casaleggio Roberto (che già qualche giorno fa, alla prima assemblea degli eletti del movimento aveva riferito a se stesso un avvertimento simile).
Cosa sta succedendo davvero nella pancia dei 5 Stelle? Ecco i fatti di cui tener conto e le evoluzioni possibili.
UNO. Ne' Grillo ne' Casaleggio sono in Parlamento e gestire un gruppo di 160 parlamentari che non si conoscono tra di loro, che non hanno alcuna esperienza e che hanno motivazioni individuali molto diverse, unite soltanto dalla necessità che questo vero e proprio lavoro che si sono trovati ad avere (molti di loro erano precari o disoccupati) non sparisca immediatamente per via di nuove elezioni.
Beppe GrilloBEPPE GRILLOcasaleggio E GRILLOCASALEGGIO E GRILLO
DUE. I grillini, ma anche i loro capi, sanno che la strada e' stretta anche per loro: chi li ha votati perché disgustati dagli altri partiti o perché impotenti di fronte alla crisi, si aspettano che facciano qualcosa, che avanzino proposte utili a prescindere dai governi da fare e dalle cariche parlamentari da occupare.
Ma le due cose, avanzare proposte utili e essere coinvolti nella gestione delle Camere/ avere ruolo nella formazione di un governo, sono strettamente legate. Insomma, l'Aventino dei grillini Grillo Beppe può anche imporlo ma non sa se serve a qualcosa rispetto a chi li ha votati.
Insomma, tanto per fare un esempio banalmente concreto, se si va al Quirinale per le consultazioni, poi non si può uscendo andarsene senza parlare. I capigruppo grillini lo faranno, se ne andranno senza parlare con i giornalisti e affideranno il commento al blog del capo, ma cosa cambia nella sostanza? Basterà questo per non essere omologati nei meccanismi istituzionali?
Beppe GrilloBEPPE GRILLO
TRE. Fra alcuni giorni tutto sarà chiaro e si capirà se l'arma fine di mondo usata ieri e non fra sei mesi da Grillo e' stata usata perché c'e' in ballo davvero il controllo degli eletti, oppure se l'allarme e' venuto in anticipo. Alla costituzione dei gruppi parlamentari, primo atto della legislatura, vedremo se ad esempio 30 grillini su 160 si iscriveranno al Gruppo misto.
Beppe GrilloBEPPE GRILLO
Questo significherebbe il no allo scioglimento delle Camere e la disponibilità a far nascere un governo. Al limite, potrebbe essere una manovra tattica gestita dal vertice per salvare capra e cavoli, controllo e non contaminazione del movimento da una parte, necessità di far fare un governo dall'altra.
QUATTRO. Il punto tre, cioè trenta grillini autonomi per davvero o per finta, sarebbe l'unica spiegazione plausibile alla tattica, altrimenti davvero suicida, di Bersani Pierluigi. È combacerebbe con i canali aperti sinora da Migliavacca ed Errani per conto del Pd. E sarebbe anche il modo di aggirare un isolamento di Grillo che oggi, per quanto sia voluto e dichiarato, appare in tutta la sua fragilità rispetto alla crisi del Paese.

Deputati Pdl davanti al Palazzo di Giustizia di Milano


Hanno intonato l'Inno di Mameli... ma in effetti avrebbero fatto meglio a cantare "Nessuno mi può giudicare"...

domenica 10 marzo 2013

Annunciazione, annunciazione


Lucia Annunziata passa(va) come giornalista d’area democratica. Qualche vecchia foto la ritrae anche in barca con D’Alema, a comprova di una storica amicizia. (Ma nell’America che lei tanto frequenta difficilmente si vedrebbe un giornalista avvinto in stretta amicizia a un politico…)
Sia come sia, Annunziata non è Sallusti e non viene certo dalla destra giornalistica. La sua prestigiosa carriera è dovuta certamente a bravura e competenza. Eppure –  tiriamo a indovinare –  in un Paese come il nostro, non sarebbe mai arrivata alla Presidenza Rai da semplice “capace e meritevole” (art.34 C) se non fosse stata percepita, certamente a torto, come “giornalista d’area”.
Ma adesso, giunta alla maturità professionale, giornalista prestigiosa, approdata ad “Aspen Institute” e a “L’Huffington Post”, sente un gran bisogno di distinguersi, di precisare, di puntualizzare soprattutto verso il Pd (oltre che rapsodicamente verso il Pdl). Per obiettività? Per imparzialità? Per terzietà? Perché in America i giornalisti fanno così? Per tutto questo certamente ma anche, forse, per qualcosa di inconfessabile;  per quel sentimento controverso che Nietzsche descrive in questi termini in  Così parlò Zarathustra:  «L’esser troppo obbligati verso qualcuno non stimola la riconoscenza, anzi rende vendicativi: e quando il piccolo beneficio non viene dimenticato, ne nasce a poco a poco un verme roditore». (continua)

I grillini secondo Crozza




Da non perdere.

Un "Contadino" diventato Presidente

Il "Buon senso è il motore della ripresa"

Nulla (o poco) di nuovo all'orizzonte


Dopo la sbornia elettorale, fatta di commenti, riflessioni, incazzature e prospettive (minime) per i possibili scenari futuri, mi sembra che nulla di nuovo si veda all'orizzonte.
Da una parte la destra berlusconiana che ringalluzzita dall'ottimo risultato elettorale (impensabile fino a pochi giorni prima del voto) ricade puntualmente nei guai con la giustizia. Nemmeno il tempo di assorbire il voto del 24 e 25 Febbraio che si torna a parlare di compravendita di deputai, processi, indagini e giù con gli attacchi alla giustizia, alla magistratura e il conseguente tentativo di "salvare" (almeno mediaticamente) l'ex premier dalle molteplici condanne.
Anche dalle parti della lega nulla di nuovo, ancora con le solite parole d'ordine: "prima il nord", "Padania", "macro regione" tutte cose che non vogliono dire niente se non sono supportate da fatti concreti. Staremo a vedere.
Poi cè il Movimento 5 Stelle, la vera, importante novità uscita da questo voto. Il successo di Grillo e del suo movimento nasce dall'entusiasmo, dalla voglia di cambiamento e dalla necessità di voltare pagina. Tutti sentimenti palpabili, li  a portata di mano, dai quali, purtroppo, ancora una volta, il centrosinistra non è riuscito ad attingere. Non è quindi una novità la sconfitta del Pd, o meglio, la non vittoria, determinata anche, ricordiamolo, dalla legge elettorale, penalizzante nei confronti del partito che pure ha "vinto", seppure di un soffio, queste elezioni.
Lo scenario politico attuale, quindi, non dice nulla di nuovo agli italiani. E se cè una certezza, la sola forse in questo momento di massima confusione e di timore per il futuro, è quella rappresentata dalla proposta politica del Pd e del centrosinistra, che ancora una volta, rappresenta l'unico concreto tentativo di dare un governo stabile e una risposta ai molti, troppi problemi del paese.
Peccato che gli italiani non l'abbiano capito. Peccato che, ancor prima, noi non siamo stati in grado di spiegarlo.

venerdì 8 marzo 2013

Accerchiato dalla base del Pd

Dal Corriere di oggi, articolo di Paola Di Caro, pag. 3.

«Accerchiato da sentenze in arrivo e inchieste appena aperte, convinto che oltre a quelle appena subite altre condanne arriveranno a breve (a partire dal processo Ruby), angustiato dal dolore agli occhi che, assicurano, lo tormenta davvero, Berlusconi è descritto come arrabbiato e deluso da un Pd che "Non farà l'accordo con Grillo e non lo farà nemmeno con noi, perché la loro base è troppo contraria e non avranno la forza di opporsi".»

Ohibò! Un partito con una base?! Che condiziona i vertici del proprio partito?!... Ma cos'è?! Un partito democratico!? Ma che stranezza!!! Nel suo partito (ops! lui non l'ha mai chiamato" partito", ma Forza Italia, Casa della Libertà, Popolo della libertà, ma mai partito: che schifo!) non c'è mai stata una base,  se evidentemente Lui, Silvio, ha potuto candidare Igieniste dentali e dar luogo a una vera "Mignottocrazia" (termine inventato dal deputato PDL Corrado Guzzanti).
E perché mai la base del Pd, che notoriamente non si lava e puzza,  dovrebbe consentire ai propri vertici un accordo con lui?
Silvio, ci mancherai!



giovedì 7 marzo 2013

Relazione di Bersani alla Direzione Nazionale

Avete seguito la Direzione Nazionale del 6 Marzo 2013? Avete sentito la relazione di Bersani? Cosa ne pensate?


Siamo forse gia' alle battute finali di questa legislatura e, come spesso capita in Italia, abbiamo cambiato tutto per non cambiare niente?

Evviva il Mid-cult!


mercoledì 6 marzo 2013

Mr. Tafazzi, I suppose


Certo che è incredibile: poniamo che a fine campionato di calcio la Juventus – data per favorita all’inizio del campionato  e super favorita dopo le primarie (girone di andata), vincesse il campionato con un punto di distacco dalla seconda classificata e poco più dalla terza.
E mettiamo che la terza, anziché essere una delle due previste (Napoli o Milan) fosse il Catania.
Il Catania festeggerebbe il risultato positivo incredibilmente ottenuto. La seconda classificata sarebbe felicissima constatando che nonostante i pronostici ha raggiunto il secondo posto “sfiorando” il “ colpaccio”.
Ma. Secondo voi,  i tifosi della Juve a Torino starebbero in casa “mogi mogi”, recriminando sul fatto che  i sondaggi li davano vincenti con almeno sei punti di distacco?
Penserebbero che i vincitori siano i tifosi catanesi, che partiti per un campionato di centro classifica si trovano ora a  sperare nella Champions?

NO, non andrebbe così. Nel calcio Tafazzi non si è ancora presentato.
Roberto Bertolotti

La cultura-Voyager

Scie chimiche, complotti planetari, sensazionalismi storici, “lo sapevate che” da "Settimana Enigmistica", ecologismo strampalato e semplicistico, rifiuto sistematico della complessità e di dimostrazioni logico-sperimentali… Nella patria di Galileo, che ha dato luogo alla rivoluzione scientifica del ‘600 (grazie alla quale e solo per la quale possiamo definirci a pieno titolo “moderni” e occidentali senza vergognarci) si è come incuneata una cultura-Voyager dove un grullo si diverte a menarvi per il naso o vi racconta con aria pensosa le palle più gigantesche e voi sospendete l’incredulità non per stare al gioco ma perché ci credete veramente! E così metà Paese, quello ignorante, sta appeso a Padrepio e l’altra metà, quello che ha studiato un po’ e sa anche smanettare col Pc, al grullismo della cultura -Voyager. E manda in parlamento una sua folta schiera di rappresentanti. Qui Italia, marzo 2013, a voi la linea...

Le Profezie di Pasolini








martedì 5 marzo 2013

Come si forma la leadership di un moVimento?


Il moVimento cerca di non diventare un'istituzione. Tenta anche di non entrare in contatto con l'istituzione. Si rifiuta categoricamente di mischiarsi con essa, perché ha paura di diventare essa. Si ostina a mantenere la propria purezza, a non contaminarsi, a non integrarsi. Attesta continuamente la propria separatezza e la propria purezza.  Eppure è nel mondo, vive nel mondo e la sua tensione ultima è conquistarlo, farlo proprio. 

Non ha capi, ma solo  garanti, portavoce. Non ha masse da manovrare ma cittadini dove "uno vale uno". Come interfacciarsi col mondo? I capi, i veri capi, ché tali sono, anche se non vogliono essere nominati, chiamati così, tentano il più possibile di tenere il movimento in uno stato aereo, perché sanno che nel momento in cui scenderà dal monte Sinai il movimento diventerà cosa terrena, come le altre,  e loro diventeranno come gli altri. Loro soprattutto i cittadini. Rischiano di diventare a loro volta capi, capetti, e di essere conosciuti, ma soprattutto ri-conosciuti come tali. 

E allora nella messinscena teatrale si accentuano i riti orfici, i riti eleusini e misteriosofici della Rete, ove tutto è trasparente, tranne che il momento decisionale. Anche nella loro comunità il potere ha le sembianze di sempre: quelle degli Arcana imperii, del potere nascosto, che decide lontano da sguardi indiscreti. Il loro lunedì di Arcore!

Ma un meccanismo decisionale di formazione legittima della leadership si impone e si imporrà  prima o poi benché loro, i Capi-Capi, tenderanno a procrastinarlo il più possibile, perché nel momento in cui ciò avverrà, loro dovranno cedere quote di potere, distribuirlo tra i sotto-capi, formare cioè una gerarchia, e, orrore orrore! dare vita a un partito. La cessione della leadership è la certificazione della nascita del partito. Come tutti gli altri? Sì, come tutti gli altri!

Ma nel frattempo i media incalzano e il gioco della selezione della leadership si complica. I media hanno  bisogno di indicare un portavoce e forse saranno loro stessi a fabbricarlo, come è sempre successo nei movimenti studenteschi. Il primo che viene intervistato è il capo. 

La “certificazione” dei leader da parte dei media non può non condizionare un movimento che si rifiuta di definire  le procedure precise e i criteri precisi di selezione della propria dirigenza. La rotazione trimestrale dei capigruppo e il divieto assoluto di interloquire con i media rispondono all'esigenza  di non dar luogo a una leadership reticolare, legittima, ma che inevitabilmente frantumerà la diade dei Cap-Capi. 

Evitare la televisione per quanto possibile allontanerà solamente nel tempo la formazione di leadership spontanee che fatalmente - fra scomuniche, scissioni, tradimenti, piccole tragedie che sussistono nei movimenti dai tempi di Gesù Cristo, dei Giuda, dei Cenacoli - avverrà. Nasceranno i capetti inizialmente per emanazione diretta dei Capi-Capi, poi nasceranno le leadership spontanee (la più telegenica, il più bravo oratore, chi sa scrivere meglio, ecc). Dopo i Pietro nominati da Cristo verranno i Saulo di Tarso, gli apostoli che si conquistano la leadership perché sanno come il fondatore e forse meglio del fondatore interpretare il Verbo...

 Per adesso i Capi-Capi hanno mandato avanti il bravo ragazzo con la faccia comune, low profile, bassomimetica, da impiegato del catasto, e la brava ragazza senza appeal, ma è solo questione di tempo. Scendere dal Sinai significherà entrare nel nostro mondo in cui una faccia, una battuta, una mise conteranno di più di un voto, di un programma, di un problema da risolvere. La mondanizzazione non avverrà tramite la televisione? Avverrà ugualmente. E non sarà la diserzione da Ballarò a evitare questo momento. 

lunedì 4 marzo 2013

I luoghi della discussione

Ad Alfio: leggo che sul sito del Progetto Cassina-Sant'Agata si sta sviluppando una discussione che ha gli stessi temi -di politica generale- che trattiamo su questo Blog. Ti chiedo: perchè le due discussioni non convergono in un solo luogo anziché procedere parallele e con soggetti diversi dal momento che l'oggetto è lo stesso e il paese è piccolo? E qual'è il luogo più adatto ad un confronto libero ed appassionato se non il nostro Blog, ché quello del Progetto dovrebbe affrontare questioni più attinenti la politica amministrativa locale? Se sei d'accordo, possiamo -anche congiuntamente oppure tu solo- rivolgere un invito i tal senso.
P.S. Sul sito del Progetto manca il link al Blog. 

Il M5S e il Sessantotto

E' stato per primo Michele Serra a stabilire un parallelo tra il Movimento 5 Stelle e il movimento del Sessantotto.
Sto studiando in questi giorni - ai fini della prefazione a un libro su quel movimento - quel periodo di effervescenza sociale e politica che tanto ha inciso sulla società italiana e non solo. In effetti le analogie sono tante. Chiunque studi i movimenti sociali sa che periodi dinamici succedono ciclicamente a periodi organici piuttosto statici e che i periodi di movimento (chiamiamoli anche rivoluzionari) si presentano sotto forma di "effetto catastrofe", come una slavina che viene colta per il fragore che produce e solo quando accade,  ma che è stata preceduta da un silenzioso  accumulo di neve.

Una delle parole ricorrenti dei M5S è una parola napoletana: inciucio, inciuciarsi, inciuciare, ovvero il rifiuto categorico di  mischiarsi con le altre forze politiche e di denunciare ogni atto presente, passato e futuro che tale situazione possa richiamare alla mente. Frequente è tale denuncia di inciucio rivolta a tutti anche alla stampa colpevole di aver "inciucitato" con il potere.
Analogamente nel Sessantotto operò una forte spinta, insieme alla contestazione - ossia al rifiuto del mondo circostante-, alla separazione, a fare "mondo a se".
Allego alcune note del mio lavoro in fieri: 

La separazione.
 La tendenza a “ritirarsi” , a separarsi dalla società dominante, la ricerca di un proprio spazio, di un luogo (in senso fisico, non solamente simbolico) in cui vivere in piena autonomia e libertà, circondati da una comunità di pari, e soprattutto sulla base di un sistema di valori distinto e praticato in piena autenticità: è un fenomeno che attraversa tutti i movimenti  giovanili degli anni ’60.   Il fenomeno riguarderà le componenti sia politiche che apolitiche  dei movimenti giovanili. Rovesciamento simbolico  dell’autorità e creazione di uno spazio proprio, separato e protetto,di sperimentazione di una vita diversa andavano di pari passo.   Si può anzi dire che se un tratto specifico distingue il “sessantotto” in senso stretto, la stagione delle agitazioni studentesche, dalle stagioni più lunghe della nuova sinistra e della controcultura , forse è proprio questo, il congiungersi della volontà di rovesciamento del potere costituito e di quella di creazione di un proprio spazio autonomo, due spinte diverse, anche contraddittorie, che trovano nelle università occupate prima e nelle "comuni" in seguito un momento effimero ma straordinario di equilibrio.

Riti di iniziazione.
Anche per i “pari” l’ingresso in queste comunità separate richiedeva riti di iniziazione  al tempo stesso   che venivano rifiutati con assoluta intransigenza tutti i riti di iniziazione al mondo degli adulti (dagli esami, alla leva, ai riti connessi con la sessualità “legittima”). La separazione, anche fisica, dal mondo adulto era in altri termini una premessa essenziale per la formazione di una “comunità” autentica che ambisse ad andare oltre la fase transitoria dell’adolescenza .

Incorrotta alterità.
Ci troviamo qui di fronte a una delle contraddizioni più intime della storia del ’68, che avrebbe accompagnato come un’ombra quella generazione e la successiva. Fino a esprimersi nella sua forma più coerente ed estrema nel terrorismo politico, dove la separazione dalla società dominante porta a rompere ogni ponte alle spalle di chi la sceglie; dove la comunità giovanile ha la coesione (peraltro effimera) che solo l’esercizio collettivo della violenza può stabilire  [Anna Arendt ] e dove, al tempo stesso, l’esigenza di far giungere al mondo i propri messaggi diviene la principale ossessione. ( Note tratte da Peppino Ortoleva, I movimenti del 1968 in Europa e in America, Editori Riuniti, roma 1998).

Come si vede vi sono forti analogie. Si tratta di vedere,  come scriveva Marx,  se,  come sempre accade quando i fenomeni riappaiono due volte sulla faccia della storia, che la prima  è sotto forma di tragedia e la seconda come farsa.

domenica 3 marzo 2013

Paradossi

Grillo convoca gli eletti in Parlamento 5 stelle per spiegare loro che devono comportarsi come soldatini disciplinati, tutti sull'attenti quando parla il capo (ma poi staremo a vedere come si comporteranno nella realtà) ignorando di proposito il dettato costituzionale che nega il vincolo di mandato. Bersani, d'altro canto, convoca la Direzione nazionale del PD mercoledì per decidere il da farsi, come a dire che il partito decide  e gli eletti seguono a ruota. Non trovate paradossale che l'uno chiami gli eletti per dir loro che non contano e che l'altro non li chiami a raccolta per lo stesso scopo?

sabato 2 marzo 2013

Simone Weil, Beppe Grillo e i partiti

Simone Weil
 "Per apprezzare i partiti politici secondo il criterio della verità, della giustizia, del bene pubblico, conviene cominciare distinguendone i caratteri essenziali: - un partito politico è una macchina per fabbricare passione collettiva - un partito politico è un'organizzazione costruita in modo da esercitare una pressione collettiva sul pensiero di ognuno degli esseri umani che ne fanno parte - il fine primo e, in ultima analisi, l'unico fine di qualunque partito politico è la sua propria crescita, e questo senza alcun limite Per via di queste caratteristiche ogni partito è totalitario in nuce e nelle aspirazioni" 

Nel blog di Peppe Grillo campeggia, senza alcun commento questa frase estrapolata da un testo di Simone Weil "Manifesto per la soppressione dei partiti politici".
Da questo brano appaiono evidenti, e sembrerebbero inestinguibili,  alcune funzioni della forma-partito,  alcune positive e altre negative. Passione autentica, indottrinamento, lavaggio del cervello, pulsione autoritaria. Quel che non si capisce - perché l'ottimo Grillo non lo evidenzia-,  è che, per esempio, la pulsione totalitaria è una evidenza concettuale di tutti i partiti, anche del suo. E allora, pensa Grillo di sottrarsi a questa pulsione chiamando il suo movimento e non partito? Pensa davvero che un gioco linguistico sottragga a una struttura organizzata come la sua ogni inevitabile attributo valevole solo per gli altri?

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Sull'argomento è inervenuto oggi 4 marzo brillantemente Gad Lerner su "Repubblica".

Da ultimo il leader 5 Stelle ha voluto richiamarsi a un testo del 1940 di Simone Weil, uscito postumo col titolo “Manifesto per la soppressione dei partiti politici”. Poco importa che la giovane pensatrice francese l’avesse concepito in polemica col totalitarismo stalinista, nell’ambito di un dibattito sulle forme organizzative che avrebbe dovuto assumere la Resistenza all’occupazione nazista. Né importa che quel suo richiamo assoluto ai principi della Rivoluzione francese, degenerata nel Terrore, e allo scetticismo antidemocratico di Platone, già avesse ispirato Maurras e i primi movimenti fascisti d’oltralpe. A Grillo interessa sostenere, con Simone Weil, che “ogni partito è totalitario in nuce”.
Per replicare all’idea M5S di una democrazia senza partiti, nei giorni scorsi è stato diffuso su internet un filmato di Hitler che nel 1932 adoperava contro i partiti della Repubblica di Weimar un linguaggio molto simile a quello grillino: “Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba!”. Ma sono schermaglie di scarso significato.
Sottoposto com’è a una sfida esistenziale, il Partito democratico, in special modo -per via delle sue finalità sociali e dello stesso nome che porta- non può ignorare il trauma dei legami recisi con tanti protagonisti di conflitti economici, ambientali e civili. Non può liquidare come fenomeno di destra la confusa aspirazione a far senza questi partiti così malridotti. L’errore madornale del Pd è stato quello di proporsi la conquista di un voto moderato del tutto esiguo, anziché farsi interprete della radicalità delle questioni etiche e sociali esplose nella Grande Depressione.
Salvaguardare il Partito democratico dal concreto pericolo di demolizione implica quindi una relazione aperta con il nuovo movimento anti-partito. Fino ad aprirsi alle sue istanze partecipative che imporranno al Pd un ricambio generazionale e culturale del gruppo dirigente, oltre che una profonda mutazione organizzativa e di stili di vita. La difesa di una democrazia rappresentativa, come tale fondata sul pluralismo delle formazioni politiche, ma capace di dare voce nelle istituzioni alla partecipazione dei cittadini, nei prossimi anni si configura come l’unica risposta possibile ai diktat autoritari sempre in agguato, quando esplode la rivolta.
Se è vero, infatti, che il progetto di Grillo ha connotati teoricamente rivoluzionari, resta ben singolare la natura del suo movimento: a differenza di Occupy Wall Street e degli Indignados, fenomeni giovanili di critica radicale al sistema capitalistico, il M5S è stato concepito da due maturi benestanti. Sebbene abbiano già raccolto intorno a sé la maggioranza della generazione under 40 sacrificata dal sistema, per ora la instradano in una sorta di lunga marcia nelle istituzioni. Contrariamente alle intenzioni dichiarate da Grillo e Casaleggio, è probabile quindi che per loro sia segnato il destino di dar vita a un nuovo partito. Per l’appunto, la nostra democrazia sopravvivrà solo se dalle macerie nasceranno dei veri partiti democratici.

Delusione e rabbia

Sono molto delusa e arrabbiata per il risultato delle votazioni.
Come al solito, con il senno di poi, tutti si ergono a strateghi: "se si fosse fatto così", "se avessimo fatto....", "se ci fosse stato Renzi..." etc.
Troppo semplice. Uno dei grossi errori da parte del PD, forse irrimediabile in questa era informatica, è stata la mancanza di comunicazione incisiva e mirata.
Contro due campioni in questo campo si doveva sicuramente trovare un programma comunicativo molto più immediato.
Invece noi, realisti e pragmatici, non abbiamo certo sfondato.
Purtroppo parlare alla pancia e alla rabbia della gente o promettere la luna è stato vincente. Invece di ascoltare e capire come risolvere i  pesanti problemi attuali, abbiamo chiuso gli occhi e sognato. Ora il risveglio rischia di fare molto male.
Il PD è stato visto come il partito di apparato superato.
Obiettivamente non è giusto. In questo partito, grazie anche a molte scelte di Bersani, è iniziato un forte cambiamento. Questo è stato soprattutto evidente con le primarie.
Si è riusciti a rinnovare circa l'80% dei parlamentari di cui, ne sono fiera, il 40% donne. Nemmeno Grillo ha fatto tanto.
Ma neanche questo è stato premiato. La  comunicazione non incisiva è stata fatale.
Un altro grosso errore, il più importante, è stato sottovalutare Grillo.  Infatti  la sua potenza comunicativa è così forte che i messaggi del suo programma non venivano nemmeno registrati dal cittadino.   "Mandiamoli tutti a casa" è stato forte e vincente. Semplice ed efficacissimo!
Onestamente bisogna però riconoscere che da tempo Grillo era in campo ma non è stato preso in considerazione da nessun partito. Sbagliato!
In ogni caso non mi piace che i cittadini spesso o non votano o decidono all'ultimo momento,  votando di pancia.
Ma il mio rammarico e la mia rabbia è rivolta soprattutto agli elettori del centro-sinistra. Abbiamo lavorato attivamente per arrivare finalmente a governare e con una rappresentanza del partito fortemente rinnovata. Molti invece, nascondendosi dietro la sconfitta di Renzi, dal PD sono addirittura passati a Grillo!

Le virtù del buon politico

Anticipando il probabile duello finale dei prossimi mesi, Grillo ha attaccato Renzi dandogli della «faccia come il c.» (in comproprietà con Bersani) e del «politico di professione». Per lui e per una parte dei suoi elettori le due definizioni sono sinonimi. Tralascio ogni giudizio sull’uso del turpiloquio, uno dei tanti lasciti di questo ventennio che ancora prima delle tasche ci ha immiserito i cuori, portandoci a considerare normale e persino simpatico che un leader politico si esprima come un energumeno. Ma vorrei sommessamente segnalare che essere professionisti della politica non è una vergogna né una colpa. E’ colpevole, e vergognoso, essere dei professionisti della politica ladri e incapaci.  

In questi ultimi decenni ne abbiamo avuti un’infinità e la stampa porta il merito ma anche la responsabilità di averli resi popolari, preferendo esibire i fenomeni acchiappa audience piuttosto che il lavoro serio ma noioso di tanti membri delle commissioni parlamentari.  
Dando agli elettori la percezione che tutti i politici fossero uguali a Fiorito o a Scilipoti e che chiunque potesse fare meglio di loro. Non è così. Il «chiunquismo» è una malattia anche peggiore del qualunquismo e porta le società all’autodistruzione. Questa idea che tutti possono fare politica, scrivere articoli di giornale, gestire un’azienda o allenare una squadra di calcio è una battuta da bar che purtroppo è uscita dai bar per invaderci la vita e devastarcela.  

A furia di vedere buffoni e mediocri nelle foto di gruppo della classe dirigente, ma soprattutto di vedere ovunque umiliata la meritocrazia a vantaggio della raccomandazione, siamo sprofondati in un’abulia che ci ha indotti ad accettare senza battere ciglio ogni sopruso e ogni abuso antidemocratico (a cominciare dai partiti padronali e da una oscura rockstar del capitalismo come presidente del Consiglio). E ora che ci siamo svegliati, per reazione vorremmo buttare tutto all’aria, convinti che per fare politica bastino un ideale e una fedina penale intonsa. Non è vero. Gli ideali e l’onestà sono la base per distinguere i buoni leader dai cialtroni che ci hanno ridotto in questo stato. Ma la politica è anche un mestiere con regole precise: l’attitudine all’ascolto, la conoscenza della materia trattata e delle procedure legislative, la capacità di giungere a una sintesi che in democrazia è quasi sempre un compromesso tra diversi egoismi, come ben sa chiunque abbia frequentato un’assemblea di condominio. Era così ai tempi di Pericle e delle lavagnette di creta. Lo rimarrà nell’era di Grillo e del web, con buona pace di chi pensa che la democrazia diretta possa abolire il filtro della rappresentanza. I rimpianti Cavour e De Gasperi non erano dilettanti o improvvisatori. Erano politici di professione, come lo è oggi un Obama. 

Il fatto che queste ovvietà suonino eretiche testimonia l’abisso di confusione in cui ci dibattiamo. La politica, se fatta bene, è una cosa dannatamente difficile e seria, specie in giorni come quelli che ci attendono, quando si tratterà di rimettere in piedi un Paese economicamente e moralmente allo stremo. Da cittadino di una democrazia malata sarei più sereno se a occuparsi dell’infermo fossero persone selezionate da un meccanismo che garantisse scelte autorevoli. E qui già vedo un ghigno profilarsi sul volto di Grillo: i partiti sono morti, incapaci di formare una classe dirigente. Ma allora bisogna immaginarne di nuovi, diversamente strutturati. Di certo il futuro non può essere affidato a miliardari e magistrati fai-da-te. Può anche darsi che la soluzione siano movimenti di persone perbene agglomerati dal web come i Cinque Stelle, ma dovranno risolvere l’intima contraddizione fra la trasparenza della base e l’oscurità della catena di comando. A cosa serve accendere una webcam in Parlamento se poi l’ufficio della Casaleggio & Associati, in cui si scrivono le regole e si decide la strategia, rimane ostinatamente al buio?  
Massimo Gramellini

Tanto, tanto tempo fa... un comico....





 


venerdì 1 marzo 2013

Come vanno le cose a Parma ?


Come vanno le cose  a Parma dove 9 mesi fa è stato eletto sindaco con oltre il 60% dei voti Federico Pizzarotti?  Per capire come stanno andando le cose nella città prediletta da Stendhal e dai buongustai, è utile leggere l'analisi uscita ieri sul sito "LaVoce.info" dove Paolo Scarpa, un ingegnere esperto di questioni urbanistiche e amministrative della città, descrive con freddezza i limiti della nuova amministrazione. Quando Pizzarotti a maggio dell'anno scorso conquistò la poltrona si presentò come portabandiera di un rigore sobrio e della partecipazione dei cittadini.
A distanza di tempo le sue promesse sembrano vanificate dall'incertezza della giunta che si è trovata sulle spalle un debito di 840 milioni di cui 200 da attribuire al Comune e 640 alle società partecipate.
Fino ad oggi non sembra che sia stata avviata alcuna iniziativa con le banche per colmare il buco e che non siano scattate azioni di rivalsa. La famigerata IMU ha portato nelle casse 56 milioni, una boccata d'ossigeno che non ha impedito di aumentare del 20% le rette degli asili nido e del 100% quelle nelle scuole materne.
Solo le famiglie più povere hanno avuto una riduzione delle rette, ma il vero problema è rappresentato dal buco nero di 640 milioni delle aziende partecipate. Il castello di queste società - si legge sul sito di Tito Boeri - rischia di saltare perché la holding Stt che le controlla si trova di fronte al fallimento previsto per il 26 marzo dell'azienda che ha il compito di curare gli insediamenti produttivi.
C'è poi il problema del termovalorizzatore sul quale Pizzarotti e i grillini avevano suonato le trombe più alte della loro campagna elettorale. Finora nessun provvedimento è stato fatto per bloccare questo "mostro" che sta a cuore ai costruttori locali, e l'impianto entrerà in funzione alla fine di aprile. Se poi a questi problemi si aggiunge il degrado della città con le fontane spente, la microcriminalità in aumento e i 120 esercizi chiusi negli ultimi mesi, il bilancio della governance grillina non è esemplare.

E se ci fosse stato Renzi al posto di Bersani?

Da Dagospia
Ehi, ragassi! Ma se al posto di Pier Luigi Bersani, a guidare la coalizione, ci fosse stato Matteo Renzi, avremmo vinto? La domanda a largo del Nazareno se la sono fatta, eccome se la sono fatta. E zitti zitti hanno commissionato un sondaggio per capirci qualcosa.
BERSANI RENZI ballottaggio BIGBERSANI RENZI BALLOTTAGGIO BIGRENZI E BERSANIRENZI E BERSANI
Risultato? Voilà, i numeri che girano nei corridoi sono i seguenti: con Renzi candidato premier, la coalizione di centrosinistra avrebbe portato a casa un milioncino di voti in più, passando alla Camera dal 29,55 per cento al 32-33.
I calcoli sono stati fatti proprio su Montecitorio, che ha la platea elettorale più giovane e dunque più sensibile all'appeal grillino. Ai grillini Renzi avrebbe potuto togliere un buon 7 per cento di consensi, e un altro 3-4 per cento avrebbe sfilato al centrodestra. Ma attenzione. Su quel +10-11 per cento sarebbe calata la mannaia degli elettori più di sinistra, i compagni tosti e duri che mai e poi mai avrebbe votato un democristo come Renzuccio.
renzi bersani jpegRENZI BERSANI JPEG
Ben 8 su 100 sarebbero fuggiti verso Rivoluzione civile o si sarebbero rifugiati nell'astensione. Conclusione amara in casa Pd: gira e rigira, rottamazione o non rottamazione, solo un italiano su tre è disposto a votare centrosinistra...

Assonanze (questo discorso l'ho già sentito)

"...i contadini, gli operai, i commercianti, la classe media, tutti sono testimoni... invece loro preferiscono non parlare di questi 13 anni passati, ma solo degli ultimi sei mesi... chi è il responsabile? Loro! I partiti! Per 13 anni hanno dimostrato cosa sono stati capaci di fare. Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le finanze agli sgoccioli, milioni di disoccupati.. sono loro i responsabili!
Io vengo confuso.. oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista, loro ci confondono, pensano che siamo come loro. Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba! Mi hanno proposto un'alleanza. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico...noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. E' un movimento che non può essere fermato... non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta..noi non siamo un partito, rappresentiamo l'intero popolo, un popolo nuovo..."(A. Hitler, Discorsi di lotta e vittoria, 1932)