domenica 11 agosto 2013

.... andare a casa ..................



“DEVE ANDARE A CASA ……” era il tormentone di Crozza che impeversava durante l’ultima campagna elettorale in una mirabile imitazione di Bersani rivolto a Berlusconi.
Nella nostra piccola Cassina – laboratorio politico  che ha anticipato alcune decisioni strategiche nazionali (Progetto = Ulivo e così via) – ripeto la stessa cosa rivolgendomi al Prof. Patella attuale consigliere comunale :


 

“DEVE ANDARE A CASA ….. “ e togliersi dalla scena politica cassinese per permettere alle forze di progressiste di lavorare senza personalismi. Se davvero è tanto capace ed intelligente dovrebbe ben capire ciò ……

venerdì 9 agosto 2013

Lia Quartapelle - Aggiornamenti dal parlamento

Carissimi,

un breve messaggio prima delle vacanze, una riflessione sulla situazione politica in cui ci troviamo piuttosto che sui lavori parlamentari. Dalla scorsa newsletter sono successe molte cose, in particolare c'è stata la sentenza della corte di Cassazione sul processo Mediaset, che ha segnato una svolta radicale nella politica italiana. Con la condanna definitiva di Silvio Berlusconi si è, a mio giudizio, chiusa un'epoca in cui per 20 anni l'Italia e la politica italiana ha ruotato intorno ai processi di Silvio Berlusconi, portando il paese lungo una strada di polarizzazione e conflitto che non ci ha permesso di fare le riforme di cui c'era bisogno, riforme che con la crisi economica sono diventate ancora più drammaticamente necessarie.
Sulla vicenda processuale, il comunicato di Guglielmo Epifani ha chiarito quale sarà la posizione del PD (VIDEO) riguardo alla sentenza.La sentenza della Cassazione, così come altre cose accadute in queste ultime settimane, mi hanno però fatto pensare: è davvero necessario, ancora di più in una fase così difficile e scivolosa, che la politica non perda la testa. Chi in questo momento ha una responsabilità politica mantenga ragionevolezza e senso della misura, per prendere delle decisioni che nei prossimi mesi saranno molto difficili. Questa necessità di ragionevolezza io la vedo fondamentale per l'atteggiamento che avremo nei confronti del governo: saremo in grado di dire che un conto è il destino dell'imputato Silvio Berlusconi, un conto è il destino dell'Italia, e che noi in un governo di necessità abbiamo la ricetta per uscire da questa crisi profondissima, che è crisi prima di tutto di una politica che non decide? Saremo in grado di vivere questo governo non come una necessità obbligata ma come un'occasione per fare quelle riforme di cui l'Italia ha bisogno (legge elettorale e riforme istituzionali in testa)?

giovedì 8 agosto 2013

L'onda perfetta

Nel film “Point Break” un gruppo di surfisti americani è alla sfrenata ricerca dell’onda “perfetta”. Cavalcare le onde degli oceani, per questi amici, è un po tutta la vita, perché sinonimo di libertà, di “lotta” al sistema, di fuga dalla realtà. Riuscire a cavalcare la grande e rara onda simboleggia la necessità di agire di fronte alle situazioni che la vita ti pone di fronte. E’ la capacità di capire il momento e prendere, in un attimo, tutte le decisioni, tutte le opportunità, che si presentano una sola volta, non di più.
Il concetto vale in astratto, ma se ci pensiamo bene vale sopratutto in politica. Volendo fare un parallelo, a Cassina de Pecchi sta passando l’onda perfetta. La situazione politica locale è a un bivio: disastrosa per una parte, quella che oggi governa il paese, e ottimale invece per le opposizioni, tutte le opposizioni.
La giunta D’Amico è sfiduciata, la maggioranza è spappolata, il centrodestra è allo sfascio. D’Amico e i suoi, dopo la caduta sul Pgt, riescono solo a parlare di “tradimenti” e a produrre vendette.
Il centrosinistra invece, oggi minoranza, ha tutte le carte in regola per provarci.
Le forze di opposizione, di fronte al fallimento del centrodestra, da subito dovrebbero semplicemente cercare l’unità, per tornare a vincere. E lo possono fare mettendo a disposizione dei cittadini una proposta politica innovativa. Basta volerlo, basta saper “prendere l’onda” e domarla. Tutte le forze democratiche del paese sono chiamate a questo compito, che prescinde dalle diversità di vedute, che possono pure esserci, e che prescinde pure dai rancori e dalle divisioni del passato. In gioco cè qualcosa di più importante dell’interesse particolare, che per troppo tempo ha caratterizzato fortemente i partiti, le liste e le personalità che stanno “da questa parte” della barricata. Sta volta in gioco non cè la solita e purtroppo nota guerra fratricida per la supremazia tanto cara alla sinistra italiana: non dobbiamo individuare quale sia “la sinistra migliore” oggi a Cassina de Pecchi, non ci interessa e credo che non interessi nemmeno ai cittadini di buon senso.
Oggi noi dobbiamo costruire un programma serio e una squadra in grado di interpretarlo, che contempli la possibilità, non semplice, di riunificare tutte le realtà alternative alla politica di D’Amico. Guardare al futuro e lasciarsi alle spalle il passato non è una “falsa saggezza” e nemmeno un pensiero alla “Rossella O’hara”, come qualcuno ha scritto. Le condizioni per rimettersi insieme, in nome di un bene comune, Cassina e i cassinesi, ci sono, potrebbero esserci e sono anche tangibili. Sta a noi riuscire a cogliere l’importanza e l’unicità del momento.
Se falliamo ora, se manchiamo in questo momento, penso che l’onda “perfetta”, per nostra disgrazia, non ripasserà mai più.

mercoledì 7 agosto 2013

L'Italia degli arraffoni

Arese, domenica 14 luglio, per un guasto al sistema di self service di un distributore di benzina si può fare il pieno e non pagare. Perché allora non approfittare della situazione e chiamare amici e parenti all'arrembaggio, diffondere la cosa mediante sms e tornare più volte con la tanica? Che goduria, che orgasmo devono aver provato questi specchiati cittadini! Rubare impunemente è il massimo della soddisfazione, tanto più che ad ogni livello ci sono esempi encomiabili (l’ultimo, è vero, ha avuto un piccolo incidente in Cassazione ma stanno provvedendo a toglierlo dagli impicci).  Nessuno che abbia fatto una telefonata per segnalare la cosa, nessuno! I carabinieri, richiamati dalla ressa, ne hanno individuati 122  e denunciati per furto aggravato. Staremo a vedere come va a finire. 
Senza fare moralismi (le tentazioni a volte sono forti ed è difficile resistervi, questo vale per tutti), vedo che c’è qualcosa di irrisolto nel nostro popolo, fatica  a farsi largo il senso dello stato mentre si ammira il furbo o i furbi di turno, insomma un ritardo nell’evoluzione civile di una società, che –a mio avviso- sta alla base dei nostri problemi e della difficoltà ad uscirne (al di là dei politici cattivi, dei banchieri, dei magistrati o dei giornalisti,e chi più ne ha più ne metta).  

Repubblica parlamentare o repubblica presidenziale?

Napolitano si sta rivelando uomo più di sostanza che di forma. Il ruolo che ricopre -capo dello Stato- e per le caratteristiche che gli impone la Costituzione, richiederebbe più forma che sostanza, ma egli lo interpreta in modo disinvolto, come è alla moda del resto. Risponde al telefono ad un imputato di gravi reati in corso di processo, poi, quando si viene a sapere, chiede che vengano immediatamente cancellati i nastri delle intercettazioni (quando solo i magistrati possono decidere in tal senso) senza raccontare a noi -inguaribili curiosi- che cosa i due si sono detti, ora riceve Brunetta e Schifani che vanno da lui con il proposito manifesto di trovare un modo per togliere dagli impicci il loro capo dopo la condanna in Cassazione, e che fa il nostro? Invece di spiegare a tutti noi che siamo così curiosi che cosa ha risposto ai due 'legati', se la prende con la stampa  che dà 'interpretazioni infondate e commenti intempestivi' e commette 'intrusione' in faccende che non deve. Insomma prima la magistratura che ficca il naso nelle telefonate tra lui e un imputato in corso di processo, ora la stampa che si intromette con interpretazioni infondate e commenti intempestivi, lo stesso fastidio di altri espresso solo in modo più elegante, meno sguaiato e volgare, segno di buoni studi e di buona grammatica, ma la Costituzione in tutto ciò dove sta?  Siamo curiosi di saperlo.

lunedì 5 agosto 2013

Perché è meglio il Pd del M5s

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"Pdl e pdmenoelle pari sono. Non c'è alcuna possibilità per me di allearmi né con uno, né con l'altro, né di votargli la fiducia. Hanno la stessa identica responsabilità verso lo sfascio economico, sociale e morale del nostro Paese". (Dal Blog della Casaleggio &Associati).

Il leader comico che a più riprese afferma che nel suo movimento "uno vale uno", che nel suo movimento vige "la democrazia della rete", precisa "Non c'è alcuna possibilità PER ME". E' la sua l'opinione di un semplice militante? O è vero piuttosto che quel PER ME nasconde la semplice verità dei fatti, celata ai gonzi e ai credenti della nuova era: che nel suo partito (smettiamola con questa farsa del "moVimento") chi comanda è sempre e solo lui, ovvero lui sotto dettatura del Para-guru Casaleggio & Associati. Una Società, una Ditta a capo di un partito politico non s'è mai vista in tutto il mondo. Altro primato italiano: oltre al partito-azienda, abbiamo il partito-ditta, una dittarella a dire il vero... O tempora o mores!
Nel Pd si litiga come dei turchi, ma non è un partito personale, non vi si pratica una democrazia "patrimoniale", mentre nella Casaleggio- meno-Grillo & Associati si mena per il naso semplicemente il buon senso.


domenica 4 agosto 2013

Una riflessione per tutti (me compreso)

Non è un bell’agosto per i Sindaci di centro sinistra:
De Magistris  è sotto accusa, (anzi accuse,) a Napoli.
Doria è supercontestato a Genova.
Pisapia ha dei problemi a Milano.
Marino a Roma comincia ad avere problemi ( discarica)

Per non parlare di Pizzarotti che sta a Parma realizzando tutto ciò ce aveva promesso di non fare.

Ma non è che criticare è facile e governare almeno un po’ più complicato?
Chiedere ai vari “Bertinotti” che ci sono in giro


Roberto Bertolotti

venerdì 2 agosto 2013

Le fisse di Travaglio


Dopo  averci spiegato, sia Travaglio che il Fatto quotidiano, tutti i giorni, che il governo Letta era nato per favorire l’impunita’ di Berlusconi, e che garante di questa operazione era nientemeno che il Presidente della Repubblica...oggi ci saremmo aspettati che almeno avessero fatto autocritica.
Si può pensare, naturalmente, quello che si vuole di questo governo, si può giudicare giusto ed opportuno o meno che il Pd condivida il governo con il Pdl il cui leader è stato condannato…ma almeno una parolina per dire che anche loro qualche volta – per la legge dei grandi numeri e solo per quella – si sbagliano, ecco quella ce la saremmo aspettata da chi come Travaglio e soci è capace da una frase di estrapolare una virgola per costruirci sopra un teorema, sempre e solo contro il Pd…

Evidentemente chiedevamo troppo eppure ci voleva poco.

Chi ha lo stomaco legga i prossimi scritti di Travaglio e soci, sono sicuro che ci troverà qualcosa di simile a questo: “nonostante il Pd ed il presidente Napolitano abbiano cercato di condizionare la corte costituzionale per non far confermare la sentenza di colpevolezza….ecc.ecc.”

 Certo che per Travaglio è un duro colpo…per poter parlare e lucrare sulle vicende di  Berlusconi lui e Santoro lo avevano fatto “resuscitare” in campagna elettorale, ora che farà?
non preoccupatevi c’è il Pd a cui dedicarsi con assiduità…..
Roberto Bertolotti

giovedì 1 agosto 2013

Modesta proposta per contenere le spese delle prossime elezioni, sia politiche che amministrative

1. Svolgere le elezioni in una sola giornata (capitò una sola volta, ai tempi del buon Prodi); 2. Eliminare tutti i cartelloni elettorali, sono inutili ai fini della comunicazione che ormai fluisce su altri mezzi, costano ai comuni (posa in opera, rimozione, magazzino), deturpano l’ambiente (che orrore quando chiudono le scuole o i parchi pubblici!). Un risparmio complessivo che si aggira sui 100 milioni di euro. Ho inviato la proposta ai parlamentari: Malpezzi, Quartapelle, Civati e Puppato, che seguo su Facebook e che mi sembrano tra i più 'ricettivi'. Staremo a vedere

Il cantautore d'area De Gregori

Nel nostro tempo e nel nostro Paese  in cui l’opinione di un cantante o di un comico suscitano levate di scudi e lacerazioni  più di un libello di un maître à penser succede che gli entusiasti e gli scontenti si dividano negli schieramenti e dividano l’orientamento delle opinioni tra giubilo e riprovazione.
Ma accade  soprattutto, quando per tutta una vita hai strizzato l’occhio ai convertiti e hai lucrato sui dividendi del posizionamento di area,  che non appena rivendichi autonomia di giudizio – quella che avresti dovuto attestare davanti alle platee ululanti e con gli accendini accessi – tutto il tuo mondo ti si rivolti contro. Meglio sarebbe stato, forse, ciò che è intellettualmente più onesto, ossia grattarsi le proprie ulcere esistenziali o prendere posizione con o contro il proprio tempo, ma da autonomi cantori in sé e per sé, indipendenti e liberi, rivendicando a ogni piè sospinto la propria assoluta libertà e rivendicare di essere apprezzati solo per l’arte e non per la politica. Essere sgradevoli, non assecondare il mainstream dei luoghi comuni e delle idee ricevute e rifiutarsi di riscaldarsi al calduccio delle appartenenze.
Moravia in una vecchia intervista (“Intervista sullo scrittore scomodo” a cura di Nello Aiello, Laterza, 1978) rivendicava per sé il soddisfacimento artistico delle proprie “metafore ossessive” (il sesso perlopiù) delegando le “prese di posizione” – contro la bomba atomica per esempio – ai campi esterni al proprio ambito artistico, convinto che l’unico impegno dell’artista è quello verso la propria arte. Adesso però, i disancoramenti e i disinnamoramenti (a fine carriera, dopo lo stacco di dividendi e riscossioni di cedole e strizzatine d’occhio), lasciano indifferenti come sempre gli apoti, ma attizzano sospetti e destano malumori nella truppa dei vecchi credenti.  Ma anche costoro hanno i loro torti: quando hanno apprezzato l’artista per il suo schieramento e posizionamento e non per la sua arte, quando hanno giudicato secondo principi esterni all’arte e non l’arte con l’arte (se non l’arte per l’arte), apprezzata o rifiutata sì, ma solo iuxta propria principia. Sarà stato meglio allora il lirismo canoro sorgivo e rionale dei cantanti alla Wess & Dori Ghezzi che non ti hanno voluto spiegare il mondo con un giro di do?  In ogni caso meno pericoli di delusione e disincantamento offre l’autonoma e indipendente  libertà artistica: parlare ed esprimersi solo attraverso di essa e lasciare fottersi tutto il resto…

Infine: il Pd, la sinistra, il centro sinistra, il PCI, il PDS, i DS,  tutto quello che vuoi, caro De Gregori,  hanno le loro sacrosante responsabilità, ma un intero popolo che si fa ammaliare da un miliardario insincero e un po’ lubrico, possibile che sia totalmente innocente?

martedì 30 luglio 2013

Comiche di fine luglio

'Repubblcia' pag 3 di oggi: 'La rassegnazione del Cavaliere: vogliono eliminare me e il premier ma io non farò cadere il governo'; pag. 4: 'E tra i Democratici scatta l'allarme: se Silvio viene condannato noi non reggiamo questa alleanza'. Fatemi capire, il primo dice che non ci saranno conseguenze sul governo se anche fosse condannato in via definitiva dalla Cassazione, il secondo dice che l'alleanza di governo diventerà 'insostenibile'. Dunque, o siamo allo scambio giornaliere delle parti - la politica di questi personaggi non ci stupirà mai abbastanza- o siamo al delirio. Il sig. Epifani potrebbe fare una telefonata alla tessera n. 1 del PD, che è dell'editore di Repubblica, e chiarire le sue stupefacenti dichiarazioni ( a proposito, che ne è della proposta di analizzare il sangue dei parlamentari per vedere se contengono sostanze non ammesse?).  

domenica 28 luglio 2013

Le correnti del Pd e la lotta per le regole

Vedo molta insofferenza verso i contorcimenti del Pd. Si lamenta il fatto che siano spaccati in correnti, che discutano, che si accapiglino. Spesso ci si dimentica che la storia è stata molto più sottile e confusa. Solo per restare nell'ambito della politica (escludendo la storia del cristianesimo dove ci si accapigliava letteralmente per una virgola o per una congiunzione - il "filioque") rammento che scoppiò pure una rivoluzione (quella francese) all'atto in cui si dovette decidere se votare per ordini o pro capite, e che nella successiva Convenzione c'erano tante correnti quanti erano i delegati: i girondini, i brissotiani, gli arrabbiati, i montagnardi, i giacobini, i foglianti, i lafayettiani, i seguaci di Mirabeau, la Palude ecc ecc Quelli che si lamentano vorrebbero un unanimismo imposto dall'alto, uno che decida per tutti. Così fanno attualmente tutti i partiti politici, anche quelli, tutti gli altri, che non si chiamano partito, ma movimento, lega, unione, ecc ecc. La notizia dovrebbe essere pertanto quella: in molte componenti politiche italiane non si discute, perché c'è chi comanda (lo chiamano "carisma"). E' nella natura dell'italiano abbracciare le scorciatoie, e delegare a chi comanda il proprio destino. E' già successo, succederà. (All'interno nostro, di noi "convertiti", giova ricordare che  c'è chi si si dimentica quali erano le regole precedenti, che sono state cambiate per lui, il quale ora pretende tornare alle regole precedenti perché a lui fanno comodo ora e non allora...)

sabato 27 luglio 2013

Lettera a Curzio Maltese per il suo articolo di oggi su "Repubblica"

Curzio Maltese
Premetto la mia totale stima nei confronti di Curzio Maltese. Scrivo proprio per questo: sono rimasto male. 
Sono un iscritto al PD e tale rimarrò anche dopo aver letto il suo articolo dove si "dimentica" una cosa. La norma che prevedeva la sovrapposizione fra segretario e leader è stata sorpassata per richiesta di Renzi. Diceva "lui" un conto è il segretario del Partito, un conto il candidato premier.
Alla scelta del primo possono contribuire iscritti e persone che si dicono "vicine al PD" alla scelta del secondo la platea è più vasta perchè si tratta di scegliere chi governerà l'Italia ( se vinciamo).
Tra l'altro sarebbe irriverente per i futuri alleati decidere ( il PD da solo) chi debba essere il candidato leader. Mi immagino gli articoli contro la nostra prepotenza.....
Comunque per farla breve:
per favore Curzio ( di cui continuerò a leggere gli scritti con immutata stima) mi può indicare un solo posto al mondo dove il segretario, presidente, ecc.ecc di un partito, di una associazione non sono scelti dagli iscritti, ma da chiunque si presenti a votare senza nemmeno chiedere " ma chi sei, chi ti ha mandato, ma sei certa che vuoi me? " ( Dik Dik," mamma mia").
Mi indichi una bocciofila, una associazione di volontariato una cosa leggera ed io sarò li a votare.

Grazie

Roberto Bertolotti

"l'Unità". Fassina spiega il senso del suo intervento

Alle polemiche politiche, Stefano Fassina risponde con il rigore dello studioso: «Se davvero vogliamo sconfiggere l’evasione fiscale, dobbiamo conoscerla e analizzarla in tutte le sue forme, senza nasconderci la verità. E la verità è che l’evasione fiscale ha una pluralità di cause». Il viceministro dell’Economia ribadisce quanto detto ieri nel suo intervento a un convegno di Confcommercio, nonostante le sue parole abbiano scatenato reazioni immediate da parte del Pd e della Cgil.

Dunque conferma? Esiste anche un’evasione di sopravvivenza?«Certo che esiste. C’è una connessione stretta tra pressione fiscale, spesa ed evasione, ed affermarlo non vuol dire strizzare l’occhio a nessuno né ammettere ambiguità nel volerla contrastare. Semmai il contrario. Per contrastare gli evasori, dobbiamo renderci conto che non sono tutti milionari con grandi patrimoni in Svizzera o altri paradisi fiscali».

Secondo il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, lei ha comunque commesso un errore politico. Se corretta da un punto di vista scientifico, ritiene che la sua affermazione fosse anche opportuna?
«Avere responsabilità di governo non significa indossare paraocchi che non permettano di vedere la realtà: l’evasione fiscale non nasce solo dall’egoismo delle classi sociali più agiate o dal ribellismo nei confronti di costi della politica ritenuti ingiustificabili e di opere pubbliche considerate solo sprechi. Nasce anche da un apparato produttivo frammentato, con un numero abnorme di microimprese rispetto ai paesi più avanzati - quasi 4 milioni, il doppio che in Francia e in Germania - primitive in termini di struttura gestionale e finanziaria, per una parte delle quali l’evasione è stata sussidio, pur inefficiente e regressivo, alla produzione e all’occupazione». 

Evasione patologica ed evasione di necessità, dunque.«Non si tratta di novità. Ho spiegato più volte la mia analisi, prima in un articolo uscito nell’agosto del 2008 proprio sull’Unità, e poi nel libro pubblicato nel 2012, Il lavoro prima di tutto». 

Che cosa risponde al capogruppo del Pdl Renato Brunetta, che sul tema l’ha paragonata a Silvio Berlusconi? 
«Sono solo strumentalizzazioni senza senso. Berlusconi, Brunetta e Tremonti facevano i condoni per i grandi evasori e gli scudi per gli ingenti capitali portati all’estero. Noi del Pd vogliamo combattere l’evasione fiscale, ma per farlo dobbiamo studiare una serie di strumenti diversi, perchè solo la repressione ci farebbe andare fuori strada». 

Quali possono essere gli strumenti adeguati a combattere la cosiddetta evasione di necessità? «Sono le riforme. Servono politiche industriali per far crescere la dimensione delle imprese e politiche energetiche per far scendere il costo dell’energia, che in Italia è superiore del 30% rispetto agli altri Paesi europei. Bisogna riallineare il costo dei servizi bancari e assicurativi alla media Ue, semplificare le procedure fiscali e riformare la pubblica amministrazione». 

In questo senso, allora, possono essere strumenti utili anche le iniziative del governo che sono attualmente in discussione su Iva e Imu.
«Certamente docciamo evitare di aggravare ulteriormente il carico fiscale sulle famiglie in difficoltà e sulle imprese più fragili. Per questo credo sia necessario cancellare del tutto l’aumento dell’Iva, al momento solo rinviato al primo ottobre. Diverso, invece, il discorso sull’Imu, che andrebbe considerato insieme ad altre priorità, quali il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali, la condizione dei lavoratori esodati, e le risorse alla scuola pubblica. In questo contesto, non possiamo permetterci di rinunciare ai due miliardi di euro che finirebbero nelle casse dello Stato con l’Imu sulle abitazioni di maggior valore, pari al 15% del totale».

Crede che possa essere questo il punto di caduta del dibattito in corso?
«Il governo Letta è un governo di compromesso tra destra e sinistra. Se la destra sostiene gli interessi delle fasce di popolazione che stanno meglio, noi sosteniamo quelli della maggioranza della classe media e di chi ha redditi da lavoro dipendente. Troveremo un compromesso».

venerdì 26 luglio 2013

Il compagno Fassina e l''evasione di sopravvivenza'

Ieri il viceministro all'Economia, l'eternamente imbronciato Fassina, ne ha sparata una delle sue: mentre Letta alzava grida di condanna verso l'evasione fiscale (poi vedremo i fatti), il nostro lanciava uno strale a favore degli 'evasori di sopravvivenza', cioè di quelli -artigiani, piccoli imprenditori e professionisti- per i quali pagare le tasse equivale a mettere in pericolo la propria attività. Immediate le reazioni di stima e di giubilo da parte della destra. Ma non è questo che ci interessa. Tito Boeri, che è economista universalmente stimato, fa notare oggi su la Repubblica come l'azienda che evade il fisco fa aumentare il livello di tassazione sulle aziende che invece pagano regolarmente, e inducono una distorsione del mercato nel quale si avvantaggiano gli evasori a spese dei contribuenti fedeli. Evasione contributiva e fiscale sono alla base di appalti pubblici a prezzi ridicoli, tanto nessuno poi va a fondo, e le aziende serie, queste sì sono costrette a chiudere i battenti perché non riescono ad essere concorrenziali avendo costi ovviamente superiori. A meno che non si affidino a qualche padrino politico e in cambio dei favori che sappiamo acquisiscano lavori per affidamento diretto o gare pilotate. Ma queste cose il compagno Fassina le sa? E se non le sa perché non se le fa spiegare da chi ne sa più di lui. E non ci vuole molto, a quanto pare.      

lunedì 22 luglio 2013

In morte di Laura Prati




Esprimo profondo cordoglio per la morte di Laura Prati. La sua vicenda, nella sua tragicità, ci ridà il senso della politica vera, vissuta come servizio e responsabilità, lontano dalle luci dei media ma vicina ai problemi dei cittadini.

Come ben sanno i sindaci, gli assessori, i consiglieri comunali di ognuno degli oltre ottomila comuni italiani, il ruolo di amministratori locali ha a che fare con le attese e le esigenze dei cittadini e quindi anche con le loro proteste, con la loro rabbia e, talvolta, con l' assurda follia.
Le parole purtroppo non possono riempire il vuoto che Laura lascia.
Ma il suo esempio ci sia di motivazione per proseguire con coraggio il nostro lavoro.
Condivido in un abbraccio il dolore della famiglia.
Umberto Ambrosoli


... c'è chi dice che la politica costa. Sì è vero: costa la vita talvolta...

domenica 21 luglio 2013

Una disgrazia annunciata

La scorsa settimana una tragedia toccava il nostro territorio, l'investimento a Gorgonzola di una ragazza che tornava a casa in tarda serata  e moriva investita da un automobilista che dopo essersi dato alla fuga si è costituito dopo una settimana. Poco importa che sia straniero e musulmano ....  Inutile dire che è già agli arresti domiciliari! Il padre della vittima dichiara: è come se l'avessero uccisa un'altra volt. Come dargli torto !
Questo è quanto scrive il Neo Sindaco di Gorgonzola Angelo Stucchi su Facebook :

"Scoperto il volto del l'investitore retorica e semplificazioni ci impediscono di guardare a quanto avvenuto con la necessaria autocritica. Non basta dire mussulmano, islamico, straniero per proiettare su di lui le nostre insicurezze, il nostro non aver fatto. Entrambi, noi è lui, abbiamo perso il senso dei valori assoluti, chi ha preferito di fronte al sangue di una persona di cui era responsabile fuggire e chi ha preferito assecondare logiche mercantile anziché la sicurezza dei cittadini. Chi è responsabile di questo sangue ? Non sono io, io non c'entro, saranno altri non certo io... Oggi nessuno si sente responsabile, abbiamo perso il senso della responsabilità, chi ha ucciso, chi non è in grado di assicurare una giusta pena, chi non ha fatto quello che doveva fare. Beatrice ancora una volta di chiedo perdono per non essere di nuovo capace di assumere pienamente le mie responsabilità di uomo, di cittadino e di primo responsabile di questa città .

 E questo è quanto gli ho risposto :

Facendo una considerazione sulla vicenda penso fondamentalmente che si tratti di una disgrazia annunciata. Sono passato anche questa notte dal punto dell'incidente e ammetto di aver rallentato anche se non c'era nessuno. Alcune considerazioni: 
1° in ogni caso ci si ferma e si presta soccorso (colpa o non colpa - velocità - ecc.). Personalmente ho soccorso anche un gatto investito da altri anche se inutilmente .... Non c'è storia su questo e non c'è religione. C'è solo umanità. Forse farei meglio a dire "bestialità" : gli animali soccorrono e vegliano i compagni feriti. 
2° Responsabilità morali ed amministrative. Tu Stucchi non eri forse neppure in amministrazione quando è stata data la concessione per la costruzione dove viveva la povera ragazza. Ebbene, negli oneri di urbanizzazione era lecito pensare di gestire un attraversamento sicuro. In ogni caso grazie per l'assunzione di responsabilità che vorrei vedere in un impegno per migliorare (prima dell'incidente) la sicurezza.

Mi chiedo però: ma perchèal l'investitore, pur reo confesso, tanta indulgenza?

mercoledì 17 luglio 2013

Oggi Matteo Renzi così si è espresso

"Da qualche ora le redazioni dei giornali sono invase da agenzie di stampa di parlamentari del PDL e di qualche statista del PD che continuano a spiegare come la mozione di sfiducia contro Angelino Alfano, presentata da CinqueStelle e Sel in Senato sia una mossa del perfido Renzi per "pugnalare il Governo Letta", secondo la linea autorevolmente indicata stamattina dal quotidiano Il Giornale. 
Sono dichiarazioni fotocopia che potrebbero far ridere se non fossero legate a una vicenda triste. 

I fatti sono questi:
la Repubblica italiana ha consentito che la moglie di un dissidente del Kazakistan, insieme alla figlioletta di sei anni, fosse rimpatriata con un blitz compiuto da forze speciali nella massima segretezza.
La Repubblica italiana ha riconosciuto soltanto dopo qualche settimana di aver compiuto un clamoroso errore, tanto da rimangiarsi l'ordine di espulsione.
Se non ci fossero state indagini giornalistiche questa vicenda sarebbe finita nel dimenticatoio mentre è diritto di tutti i cittadini e dovere delle istituzioni sapere come sono andate le cose, chi è responsabile, chi deve pagare.

In Aula è andato il Ministro dell'Interno e ci andrà il Presidente del Consiglio. A loro spetta la responsabilità di illustrare i fatti. Già qualche settimana fa Letta ha chiesto a un ministro di farsi da parte. Sarà lui, che è il primo ministro, a decidere cosa sia più opportuno fare e se le spiegazioni offerte siano convincenti. Su questa partita aspettiamo di cosa dirà Enrico Letta nella sede suprema, che è quella del Parlamento. Personalmente penso che in questi casi dire la verità sia l'arma più potente per un politico. Raccontare come sono andate le cose, assumersi le responsabilità, parlare con il linguaggio della chiarezza è un investimento di credibilità per l'oggi e per il domani. Sono certo che il nostro Presidente del Consiglio non mancherà di parlare chiaramente, qualunque strada decida di percorrere.

Posso solo sperare che alla fine di questa vicenda non paghino solo le forze dell'ordine. Le forze dell'ordine in questo Paese sono composte da persone perbene. Eppure quando ci sono queste vicende pagano spesso solo i pesci piccoli. Spero che non accada stavolta ciò che è accaduto a Genova, al G8. Guidavo il giornale scout "Camminiamo Insieme" e ricordo le testimonianze allucinanti di ciò che accadde in quelle ore. A distanza di anni devo prendere atto che funzionari che semplicemente firmarono verbali sono stati condannati alla interdizione dai pubblici uffici e si sono dovuto trovare altri lavori, mentre i loro capi no. I ministri e i parlamentari che impartivano disposizioni dalle caserme invece hanno continuato a far politica e per anni ci hanno spiegato in tv come andava il mondo. Io sto con le forze dell'ordine. Perché scaricare su servitori dello stato tutte le responsabilità senza che venga mai fuori un responsabile politico è indegno per la politica. E per l'Italia.

Aggiungo che penso a quella bambina e mi vengono i brividi. Ho una ipersensibilità sulla vicenda dei dissidenti. Nella mia città abbiamo preso una vecchia prigione, le Murate, e ne abbiamo fatto una casa in cui vivono per alcuni mesi blogger e attivisti che vengono espulsi o controllati nei rispettivi Paesi, grazie alla collaborazione con la Robert Kennedy Foundation. è un progetto unico in Italia, di cui sono orgoglioso come sindaco e come cittadino. Mi perdonerete, dunque, se su questi temi sono particolarmente suscettibile. Il diritto alla libertà è il presupposto di ogni battaglia politica. Non c'è destra, non c'è sinistra: c'è la libertà. Che è il valore più grande. Quando questo diritto viene messo in discussione in un Paese civile io avverto il bisogno etico di farmi qualche domanda e di darmi qualche risposta. E invece assisto a una indecorosa strumentalizzazione, anche contro di me.

Da cittadino sono umiliato rispetto all'atteggiamento che larga parte della classe dirigente del PDL e del PD ha avuto, cercando di usare questa vicenda per attaccare me. Dicono che tutta questa vicenda nasca dalla mia ansia di far cadere il Governo. Ma la realtà dei fatti è che io non ho alcun interesse a far saltare il Governo Letta. E il bello è che lo sanno tutti! C'è una ragione ideale, per me: faccio il tifo per il mio Paese, non spero nel disastro. Sempre. Ma se non credete agli ideali, credete alla convenienza, perché c'è una ragione persino utilitaristica, per cui non ho alcun interesse a far cadere il Governo, specie adesso. Lasciate stare quello che vi dicono nell'ipocrisia dei comunicati stampa: nei palazzi romani non c'è proprio nessuno che voglia tornare alle elezioni, nemmeno tra i parlamentari delle minoranze. Insomma se cade Letta, non si vota. E se anche si formasse un nuovo Governo non sarei io candidabile avendo più volte detto che se andrò a Palazzo Chigi un giorno, ci andrò forte del consenso popolare non di manovre di Palazzo. Dunque, di che cosa stiamo parlando?

Nulla. Devono continuare a giocare sulle armi di distrazione di massa. Anziché entrare nel merito della questione, tutta la partita è incentrata sul complottismo: è colpa di Renzi! Neanche fossi il maggiordomo di un romanzo giallo. Lo dicono tutti, ma perché?

Lo dicono quelli del PDL, perché sanno che in caso di elezioni, una candidatura forte li manderebbe a casa, per cinque anni. E loro - miracolati dal capolavoro di Pierluigi Bersani - preferiscono stare al Governo delle larghe intese anziché all'opposizione. Diciamo la verità, quelli del PDL fanno il loro gioco. Nessuno può dire niente. Poi, certo, stupisce vedere Giovanardi che mi insulta con le stesse parole di alcuni miei compagni di partito. Ma è un problema loro, non mio.

Lo dicono alcuni dirigenti del PD, il cui obiettivo è giocare la sfida congressuale. E questo è un po' meno serio. Se molti dirigenti del PD non vogliono che mi candidi, va bene. Se vogliono tenersi il partito, va bene. Se preferiscono perdere le elezioni pur di mantenere una poltrona, va bene. Ma ci facciano la cortesia di non strumentalizzare una vicenda di cui come italiano mi vergogno. Una bambina di sei anni è stata prelevata da quaranta agenti, messa su un aereo e adesso vive con la mamma agli arresti domiciliari in un Paese non libero: questa non è l'Italia che vogliamo costruire. 
Se scelgono questa vicenda per regolare i conti tra le correnti del PD, mi vergogno per il PD. 

La mia ambizione non è cambiare la maggioranza, ma cambiare il Paese. Se Letta lo fa, bene. Se non riesce a farlo, mi dispiace, per lui, per me, per l'Italia. Ma non si cerchino alibi. L'Italia cambierà quando finalmente abitueremo le nuove generazioni ad assumersi le proprie responsabilità."

Non trovo commenti adeguati, ma se qualcuno vuol cimentarsi si accomodi.

domenica 14 luglio 2013

Grandi donne alla Festa Democratica di Melzo !



Una serata particolare ieri alla Festa Democratica di Melzo che si sta avviando alla conclusione. Una serata in cui allo Spazio eventi come ospite abbiamo avuto una donna – e che donna ! – che ha saputo rispondere in maniera concreta pacata (ma determinata) e snocciolando i fatti alle domande dei presenti: Laura Puppato eletta nelle file del PD al Senato, ma conosciuta da tutti per aver sfidato alle primarie i pezzi forti del Pd quali Bersani e Renzi . Insieme a lei sul palco un’altra Parlamentare eletta nella nostra zona, Simona Malpezzi che ha già dimostrato nei lavori parlamentari assiduità, partecipazione attiva, amore e capacità ….  

Inutile dire che alle primarie non ho votato lei -  e scherzosamente salutandola gliel’ho anche detto - anche se mi sono reso contro di aver fatto male. Concretezza dicevo prima, concretezza di una donna che ha fatto per anni il Sindaco, viene  dalla vita dei problemi di tutti i giorni e sa parlare alla gente come parla la gente.
Non si è sottratta alle domande che sono state poste fin da subito. Come mai con il Pdl al governo? Cosa ne pensi di un governo con i 5 stelle?  Chi sono stati nel Pd i 101 che non hanno votato Prodi quale Presidente della Repubblica?  Cosa faremo se Berlusconi viene condannato? Insomma domande che scaturiscono naturali da una base del Pd che non è contenta della situazione che ci vede al Governo con chi abbiamo combattuto  vent’anni.
Mi ha colpito una sua frase: “quando si sta con pregiudicato bisogna stare attenti al portafoglio”.   Si riferiva a Berlusconi ovviamente. Sarebbe importante dire che è ineleggibile. Facile dirlo quando il Governo è attaccato al filo delle sue vicende. Meno facile (per molti) realizzarlo! Si parla anche di grazia in caso di condanna. Assurdo ....
Particolarmente importante il suo attaccamento al territorio ed all'ambiente  Donna che ha anche una grande visione europea. Ha ricordato come i tempi ambientali importanti passeranno alla gestione europea senza che i delegati ( a volte calati dall'alto) abbiamo reale conocenza dei territori. Insomma, serata piacevole in cui mi sono reso conto ancor di più che se affidassimo il nostro futuro alle donne potremmo vivere meglio. Grazie Laura, grazie Simona, 2 grandi donne !!

sabato 13 luglio 2013

Lia Quartapelle. Cosa stiamo facendo in Parlamento


Cari amministratori, 
nonostante la confusione di questi giorni vorrei informarmi su alcune posizioni che come parlamentari milanesi stiamo tenendo relativamente ad emendamenti al decreto FARE. Due in particolare, sui molti emendamenti presentati, credo possano essere meritevoli di attenzione e interessarvi particolarmente:

- il primo emendamento riguarda la linea MM2, linea verde, e la TEM. In sede di Accordo di Programma per la realizzazione della Tangenziale Est Esterna i comuni interessati da questa opera avevano sottoscritto un Accordo a fronte della realizzazioni di alcuni interventi di compensazione. In particolare l’abbattimento delle “Barriere Architettoniche” sulla tratta della metropolitana MM2 dalle stazioni di Gobba a Gessate. Questo per consentire di accedere alle stazioni della MM2 anche a persone con disabilità, anziani e con difficoltà motorie. L'emendamento presentato vincola la realizzazione dell'opera a quella della realizzazione delle opere della MM2
- il secondo riguarda la modifica della disciplina riguardante le spese per gli uffici giudiziari. Oggi infatti i Comuni sono obbligati a concorrere alle spese relative al servizio dei locali e dei mobili degli uffici giudiziari in virtù di un vecchissimo regio decreto. In concreto, accade di frequente che il contributo dello Stato a tali comuni sia pari solo a una parte della spesa effettivamente sostenuta, anche perché, a fronte di oneri crescenti, per il computo del contributo è presa a riferimento la spesa dell'anno precedente: talvolta sono erogati soltanto gli acconti e, con molto ritardo rispetto ai periodi di spesa, i saldi. Occorre inoltre considerare che tali spese, anche se rimborsate, in parte, dallo Stato sono comunque ricomprese nel computo dei saldi sottoposti ai vincoli del patto di stabilità interno per gli enti locali. Questo crea non pochi problemi alle amministrazioni comunali, in particolare per la parte di spese sostenute per gli uffici giudiziari attraverso mezzi propri, perché alle esigenze di reperimento delle necessarie risorse finanziarie si aggiunge la necessità di rispettare gli stringenti vincoli imposti dal patto di stabilità interno.
Ciò premesso, risulta necessario procedere all’abrogazione del citato Regio Decreto e trasferire gli obblighi di manutenzione degli uffici giudiziari, attualmente in capo ai comuni, ad un organo centrale che possa sostenerne il relativo onere. L'emendamento attribuisce tale competenza all’Agenzia del Demanio. Ciò permetterebbe di ricondurre a un unico centro decisionale ogni attività relativa agli interventi manutentivi su tutti gli immobili dello Stato o di proprietà di terzi destinati all’Amministrazione della giustizia e attualmente gestiti dai Comuni.

giovedì 11 luglio 2013

Lettera agli iscritti di Zanda e Speranza e intervista a Epifani su L'Unita'

Care democratiche, cari democratici,

molte bugie e falsità si stanno diffondendo su ciò che è stato deciso ed è accaduto ieri. E' bene dunque chiarirlo. Dopo l'annuncio della Cassazione che ha fissato il giudizio sul processo Mediaset al 30 luglio, ieri Il Pdl ha chiesto tre giorni di sospensione dei lavori parlamentari. Il Pd si è opposto, perchè questa richiesta era inaccettabile. Cosi come si è opposto alle richieste di sospensioni di due giorni o un giorno dei lavori. A questo punto il Pdl ha richiesto di poter riunire i gruppi parlamentari della Camera e del Senato, nel tardo pomeriggio, dopo il question time del presidente Enrico Letta alla Camera. Analoghe richieste, fatte anche dal Pd e dagli altri gruppi parlamentari, sono sempre state accolte. Se ne è discusso nelle presidenze dei gruppi parlamentari del Pd al Senato e alla Camera. E in entrambi i casi, considerati anche i precedenti e la consuetudine, si è acconsentito.

Far passare questa decisione come un piegarsi del Pd alla volontà del Pdl di protestare contro le decisioni della Cassazione è contro la verità. E' una speculazione politica e una provocazione che si lancia in un momento particolarmente difficile della vita del Paese. Lo dimostra anche il fatto incontrovertibile di un Parlamento regolarmente al lavoro.